Il gruppo dirigente del Pd aretino “ha vinto un concorso”?

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“Quando una maggioranza lo sconfigge, il vero democratico non dovrebbe solo dichiararsi sconfitto, ma confessare che non aveva ragione”.

Mi permetto una riflessione sul Pd aretino “col sacro furore polemico che visto all’indomani sa sempre di fatuo”…guardo con stupore la mancanza di autorevolezza e di un insopportabile vuoto programmatico di chi conosce solo l’istante e il presente. Vedo infine la raggelante constatazione di non saperne venire a capo.

L’ho già fatto personalmente e lo voglio ribadire, è da ringraziare e molto Luciano Ralli che con stile e serena determinazione ha condotto una battaglia elettorale tutta in salita.

Il gruppo dirigente aretino del Pd non riesce a comprendere il perché la provincia aretina non è rappresentata in Regione Toscana: si ha la “sensazione (sic!) che siano prevalsi, nella determinazione dell’esecutivo e dell’assetto del Consiglio Regionale, indirizzi che poco hanno a che vedere con la politica e con la rappresentanza dei territori”: una provincia che ha dato la maggioranza quasi assoluta alla Ceccardi doveva essere rappresentata ai “massimi livelli istituzionali” dal PD?.

Ma poi, perché la rappresentanza è prerogativa solo del Pd? La provincia di Arezzo è rappresentata in Consiglio da 4 consiglieri di cui uno vice-presidente della Assemblea.

Io boh!… ma il Pd, mah!

Un gruppo dirigente escludente e che si è impegnato in questi decenni a alimentare sospetti, con comportamenti ed impegni opachi, risentimenti, prigionieri di unilateralità e pregiudizi.

Da anni abbiamo presidenti di società pubbliche inamovibili nonostante risultati non certo esaltanti, che transitano dai rifiuti all’acqua e addirittura qualcuno passa da una presidenza all’altra nello stesso gruppo: loro sì che “hanno vinto un concorso” (cit.).

Viene detto che “In particolare, il Pd aretino paga… ritardi di analisi, errori passati ed una evidente difficoltà a interpretare i cambiamenti sociali ed economici intervenuti in questi anni nella città capoluogo”: parlano a se stessi. Il gruppo dirigente è lo stesso da anni. Siamo su “Scherzi a parte”. Solo fumo per non discutere ed assumere le decisive responsabilità personali sulla sconfitta al Comune di Arezzo.

Ad Arezzo avevamo una candidatura con qualche probabilità di successo, e molti/tutti ne erano consapevoli: perché non è stata seguita questa strada? Era il momento giusto per ricambiare con un “atto di generosità” tutto il sostegno e l’aiuto avuto in questi anni.

Fra cinque anni (o fra due…) non sarà più lo stesso. E’ già una eventualità abortita in partenza: meno 1!

Ad Arezzo ci affidiamo alla Magistratura (vedasi anche Capolona e l’affaire cava) perché incapaci di sconfiggere la destra politicamente.

E ORA?

La “solita” conferenza programmatica, dibattito surreale, contro il destino cinico e baro, campagna di ascolto, scambio dei ruoli fra i soliti, appelli retorici all’unità (parola “magica“) ed al senso di responsabilità… in un vuoto pneumatico cui l’ha condotto proprio il gruppo dirigente attuale.

Cose già viste e vissute.

Alberto Ciolfi