Sì a eutanasia, suicidio, accompagnamento al… Per rispetto di chi soffre.

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Segue dalla prima parte.
Non ho prima citato interlocutori qualificati nell’ambito della religione cattolica perché più o meno tutti noi abbiamo ricevuto insegnamenti cattolici, che ci permettono di giungere a sommarie conclusioni. Tali interlocutori sono facilmente disponibili, ma non se ne trovano nella rappresentanza parlamentare. Sono quindi campioni de noaltri coloro che in parlamento si arrogano il diritto di rappresentare tali istanze, arrivando a negare altrui diritti. Perchè di questo si tratta: gruppi di opinione che ritengono i propri valori morali superiori, e quindi prioritari, rispetto a altri. Penso alla Bindi, alla Binetti, ad altri cosidetti pro-vita o pro-famiglia (cito un tal Carlo Casini del passato, un Fontana ministro leghista e Mario Adinolfi, un divorziato che passa dai microfoni di Radio Maria ai tavoli da poker!), quasi l’altro fronte schierasse fucilatori di embrioni, nuclei familiari o disabili gravissimi. Che generano, o si appoggiano su, bizzarri aspetti normativi che ad esempio creano i cimiteri dei feti perchè la legge prevede strane e macabre norme a seconda delle settimane di gestazione dove questi campioni mettono nomi e cognomi in dispetto della privacy e sopratutto della cause naturali di un aborto.
Che campioni “de noaltri” possano negare a terze persone il diritto a divorzio, aborto o eutanasia in virtù di loro convincimenti (o presunti tali) di origine confessionale è una ferita al diritto dei singoli, nella laicità dell’ordinamento italiano. In certi paesi si giunge a proibire l’aborto anche quando la gravidanza è frutto di violenze sessuali, infischiandosene dei sentimenti di chi deve rivivere la violenza ad ogni sussurro dell’embrione. L’ottenimento di individuali benefici celesti a spese di chi vive o vivrebbe situazioni difficili, non mi sembra tenere in conto l’altrui felicità, ma privilegiare solo il proprio tornaconto più che l’amore. Vietando o ostacolando e non ponendo condizioni economiche o sociali che allievino tali difficoltà. Per esempio, parte significativa dei sussidi (e non parlo di regalie, ma di pensioni o indennità) sfumano ai 65 anni, quasi oltre questa età le cose migliorassero, mentre di solito le patologie peggiorano!
Quindi, io riconosco solo ai diretti interessati l’opportunità di decidere quanto li riguarda direttamente. Se nel campo del divorzio e dell’aborto ho espresso le mie posizioni in precedenza, per quanto riguarda l’eutanasia o forme di assistenza al suicidio credo di poter esporre con pienezza il mio punto di vista. Ho frequentato luoghi dove dolore, sofferenza e morte sono purtroppo assai presenti. Certo esiste anche la speranza che si deve fare strada faticosamente fra sentimenti e situazioni negative, come la rassegnazione al destino infausto. E parlo di persone che hanno la capacità di esprimere nelle forme dovute le proprie volontà, dove ritengo che nessuno possa avere la facoltà di impedire il compiersi di atti che pongano fine a sofferenze o a vite indegne di essere vissute. Sento parlare di atteggiamenti anche legislativi che si pongano come un argine contro la cultura dello “scarto”: scartati da chi? Non possono essere i malati stessi a giudicarsi quali “scarti”? E a chiedere o ad operarsi perchè abbiano fine i tormenti loro e di chi gli sta accanto, perchè vengano portate al termine vite che sentono indegne di esser vissute. Come cittadino desidero che il mio Stato affianchi chi vuol portare a compimento una gravidanza gravata da un handicap e sostenere quella vita a fianco di chi l’ha voluta. Vorrei uno Stato che tutelasse orfani o abbandoni, per davvero e non per sporchi interessi economici (esiste il business degli affidi, inutile meleggiarsi). O che affrontasse la mancanza di assistenza in tutti i casi ove la perdita di familiari stretti fa scivolare una vita nell’oblio. Ma…
Ma c’è anche chi non ce la fa più. Ingiusto che debba rivolgersi a Cappato e amici, persone che si fanno carico di un macigno in emozioni, denaro, rischi e dubbi.
Troppi parlano perchè il buon Dio li ha dotati di una bocca, mentre dovrebbero rappresentare le loro opinioni senza che queste divengano legge dello Stato.
Lascino la scelta a chi si trova in tali situazioni.
Quando non è la morte a fare paura, bensì la vita futura. Vita tua e di chi ti sta veramente vicino. E ti ama profondamente, non come un candidato ama gli elettori che non sperimentano su loro stessi il peso di simili sfide…
Io ho capito che uno/a che è nel dolore, non augura tali sventure al peggior nemico e men che meno a questi … (il nome dateglielo voi). Giusto per far comprendere che differenza di classe c’è fra i due schieramenti.