La scelta di Marco Donati

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Qualcuno potrebbe sostenere che Marco Donati non abbia scelto lasciando liberi i propri elettori di votare chi vogliono o astenersi dal voto.

Ma non è così. Donati ha una storia, personale e familiare, che non gli permette di schierarsi con Ghinelli e la destra; allo stesso momento ha sofferto troppo la scelta del PD di non candidarlo per il centrosinistra al posto di Ralli, così non se l’è sentita di schierarsi con chi lo ha anche insultato (alcuni dei capetti del Partito Democratico oggi privo di un comandante) per essersi candidato in proprio senza speranze.

Alla fine la candidatura di Donati è forse stato l’elemento decisivo per portare Ghinelli al ballottaggio, visto che qualche deluso dal sindaco attuale avrà certamente dato la propria preferenza all’ex renziano di ferro (oggi più di gomma).

Non essendo possibile un vero apparentamento con Ghinelli, c’era quindi da aspettarsi che al secondo turno Donati si apparentasse con Luciano Ralli nelle forme possibili. Così non è stato e questa è una vera scelta. Una scelta che condanna definitivamente Donati all’oblìo nel suo campo storico. Una scelta che se vorrà proseguire con l’impegno politico ad Arezzo lo costringerà al 10% (ma ora anche meno, visto che i suoi elettori sono in gran parte di centrosinistra) da terzo incomodo marginale.

Renzi in città ha fatto due vittime eccellenti, bruciando due puledri rampanti nel giro di due elezioni.

Eh sì, perché Matteo Bracciali e Marco Donati a Rignano erano considerati due cavalli di razza… un tempo.