Riflessione sulle scelte della destra alle elezioni di Arezzo. Quello che non capisco.

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(Candidato con Ralli)

Potevano indirizzare Ghinelli verso un posto sicuro da consigliere regionale e puntare le carte su alternative aretine in continuità con la politica degli ultimi anni, evitando di esporre la città di Arezzo alla probabile ignominia di avere il sindaco sotto processo. Rischiano un effetto domino sino a colpire ed affondare la propria corazzata, la Potëmkin Salvini, quella che sventola il rosario più che la bandiera italiana: purtroppo il tricolore che essi usano ha una strisciata marrone nel mezzo [ipse dixit], segno dell’uso cui quelli la destinano.
Tutti i maggiorenti sotto scacco giudiziario sono riconducibili a Ghinelli. Da lui nominati a partecipate o suoi assessori o consiglieri che ne peroravano l’intervento quale garante; avvocati sospettati di perizie non neutrali o avvocati della sua parte partitica, consulenti amici: se ne casca uno vengon tutti coinvolti dagli schizzi e il tricolore non basta a pulirsi. Anche per quel capitano che profferì parole molto inappropriate, anzi quasi minacciose verso la magistratura aretina.
Potevano offrire all’ingegnere una baia dove lasciar accadere quello che sarà, senza conseguenze per la nostra città. No, la protervia non si cura degli aretini. E non è una questione di lana caprina, è noto che una eventuale condanna per questi reati porta alla decadenza di un sindaco.
Dicono che vogliono bene ad Arezzo. Il rinvio a giudizio impegnerebbe Ghinelli in tribunale. La città ne risentirebbe comunque, unico pro un possibile claim turistico che leghi la destra ad una ricorrente presenza nelle aule giudiziarie. Mancherebbero solo Buzzi e Carminati come guide turistiche.
Basta questo a non votarlo e scegliere Ralli.