Elezioni regionali – l’usato insicuro o il salto nel vuoto?

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Il governo regionale ha perso la sua compattezza e le sue certezze da un pezzo, ma tutto sommato la Toscana è ancora ritenuta una delle regioni meglio amministrate d’Italia, tanto che Susanna Ceccardi, candidata leghista delle destre alla presidenza, si è lasciata sfuggire ad Arezzo una frase non casuale come “vogliamo rilanciare il modello toscano…” ricorrendo poi alla tradizione plurisecolare per mitigare la gaffe.

La Ceccardi, che ho ascoltato due volte ad Arezzo (in piazza San Iacopo e in piazza Giotto), è davvero il minimo che possiamo immaginare per amministrare una regione del calibro e della tradizione della Toscana. E non parlo di posizione politica, che qui non mi interessa, ma di preparazione. E’ donna, giovane e carina, ma si esprime per frasi fatte e banalità; se dovesse essere eletta presidente temo che sarebbe un volto teleguidato da Salvini e soci. Ma se questo a qualcuno potrebbe anche piacere, il difetto principale della destra toscana pare quello di non avere una dirigenza di livello accettabile per governare.

Non si può dimenticare che la Lega proprio ad Arezzo ha dovuto cercarsi un assessore come la Nisini, piemontese proveniente da San Gimignano, per palese mancanza di personaggi di un qualche spessore.

Forza Italia, l’unico gruppo che dalle nostre parti ha cresciuto dei dirigenti di livello sufficiente, non appare omogenea al resto della maggioranza che sostiene Ceccardi (e anche Ghinelli ad Arezzo) e ben difficilmente farà eventualmente da traino di una coalizione dove si sente costretta ed emarginata. E poi proprio Forza Italia in Toscana (e non solo) rischia di raccogliere pochissimi consensi; è ormai vista come una forza del passato, un partito tradizionale… qualcosa che non sostiene, soffiando sul fuoco, la rabbia dilagante a destra. Quella rabbia che sola potrebbe portare Ceccardi alla presidenza della Regione.

Le cose non vanno meglio nel centro sinistra, anche se in modo completamente diverso.

La mancanza di un apparentamento tra PD e 5Stelle è certo un punto debole, e la debolezza di Renzi e i suoi di sicuro non aiuta. L’estrema sinistra del quadro politico regionale avverte l’eventuale governo del PD come poco affine, se non di destra.

Ma la debolezza maggiore di Giani, candidato del centrosinistra alla presidenza, sta nello sgretolamento continuo della rete di potere consolidato nel territorio regionale. La botta del Monte dei Paschi non è stata ancora assorbita e forse non è ancora terminato il declino dell’ex grande istituto bancario senese.

Sei comuni capoluogo in mano alle destre pesano come macigni, insieme a molte amministrazioni minori che hanno seguito la stessa strada. Persino grosse partecipate hanno ormai preso la direzione opposta a quella del PD.

D’altronde la rete di potere del dopoguerra ha creato anomalie e cancrene inevitabili, anche per via del troppo tempo passato al governo regionale e locale.

Giani, in questo quadro, rappresenta il vecchio e il renzismo, due cose che non vanno certo per la maggiore…

Per i toscani è quindi dura decidere. Nel dubbio non resta che scegliere le persone migliori.

La foto: un selfie estorto fingendomi fan della Ceccardi