Operazione internazionale contro il traffico di stupefacenti condotta dai CC di Arezzo

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Eseguite 13 misure cautelari nelle province di Arezzo e Parma ed in Albania

Smantellata un’articolata organizzazione di trafficanti di cocaina e marijuana

Si è conclusa alle prime luci dell’alba di oggi, con l’esecuzione congiunta delle operazioni denominate “Rockerduck” e Familja”, che hanno portato nel tempo complessivamente all’esecuzione di 21 (di cui 8 in flagranza) misure restrittive nelle province di Arezzo e Parma ed in territorio albanese.
Centoventi Carabinieri del Comando Provinciale CC di Arezzo, con l’ausilio di unità cinofile, con la collaborazione dei colleghi del Comando Provinciale di Parma, di personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Ministero dell’Interno  e delle forze di polizia albanesi, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo, hanno tratto in arresto, in esecuzione di 13 Ordinanze di Custodia Cautelare, di cui 8 in carcere e 5 agli arresti domiciliari, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Arezzo, 13 persone gravemente indiziate, a vario titolo, per i reati di concorso continuato e aggravato in detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo “cocaina” e “marijuana”. Altre 8 persone erano già state tratte in arresto nel corso delle indagini ed a riscontro delle stesse nel corso del 2018.

Le investigazioni, condotte dai militari della Compagnia Carabinieri di Arezzo e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Arezzo, sono scaturite da un attento controllo del territorio, in particolare dell’area urbana del capoluogo ed hanno preso spunto, nel mese di marzo del 2018, dall’individuazione di alcuni soggetti albanesi dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti nei pressi del centro cittadino.
Le successive investigazioni, volte a stroncare le attività illecite ed individuare e perseguire i responsabili, si sviluppavano utilizzando tecniche investigative classiche, unitamente all’ausilio di sofisticati mezzi tecnologici, permettendo così di avere il costante monitoraggio di tutti i movimenti e di documentare il compimento di specifici reati. Ciò ha consentito ai militari di ricostruire la rete di soggetti, prevalentemente albanesi, che avevano attivato in città “piazze di spaccio” nel cuore del centro storico, così come nelle zone periferiche ed anche in alcuni centri commerciali, destinandole allo smercio al dettaglio delle sostanze stupefacenti e documentando plurime cessioni nell’ordine di alcune migliaia, per un valore economico complessivo stimato in circa 200.000 Euro.

Durante le indagini gli operanti hanno ricostruito le particolari modalità di occultamento della sostanza stupefacente, sotterrata anche in terreni di zone periferiche e di campagna e di cessione della stessa, molte volte mediante lo scambio di trolley in parcheggi pubblici o di centri commerciali. É stato, così, possibile ricostruire provate responsabilità secondo le quali i soggetti, alcuni dei quali aventi rapporti di parentela tra di loro, in un’area geografica ben definita, erano dediti con ruoli e compiti diversi al traffico di sostanze stupefacenti. Le operazioni, che hanno visto nel corso del loro sviluppo diversi punti di convergenza, prendono il nome “familja” proprio dal termine albanese che significa “famiglia”, e sta ad indicare il rapporto di parentela che hanno alcuni indagati, tra i quali figurano due coppie di fratelli, collegati tra loro in quanto cognati; “rockerduck”, poiché i sodali si vantavano di riuscire a fare soldi facili con i loro illeciti traffici. In particolare sono stati individuati e distinti 4 gruppi di albanesi che con l’ausilio di italiani (aretini tra i 40 e i 50 anni), erano dediti sia all’attività di spaccio al dettaglio o come fornitori per il successivo spaccio da parte di terze persone.

Uno dei soggetti destinatari di misura cautelare è risultato il fornitore della coppia proprietaria del bar ubicato nel Villaggio Dante di Arezzo, a loro volta arrestati quest’anno anche dal Nucleo Investigativo, in pieno periodo Covid, per spaccio di cocaina che avveniva proprio all’interno della loro attività commerciale.

 Nel corso dell’attività di indagine ed a riscontro della stessa, conclusasi nel dicembre del 2018, si è già proceduto:

–         all’arresto in flagranza di reato di 8 persone;

–         al deferimento in s.l. di ulteriori 21 persone;

–         al rinvenimento e sequestro di 250 grammi di “cocaina”;

–         a documentare oltre 3.200 cessioni di sostanze stupefacenti per quantitativi che ammontano complessivamente a 5 kg di cocaina e 1 kg di marijuana;

–         alla segnalazione di 300 soggetti alla competente Autorità amministrativa, quali assuntori di sostanze stupefacenti.

Il gruppo più importante era composto da due fratelli (uno dei quali arrestato in flagranza di reato il 21 marzo 2019 con 70 grammi di cocaina), dalla moglie di uno dei due, due cognati  e da un “galoppino” che curava le consegne di stupefacenti ai vari acquirenti. A loro carico è stato possibile ricostruire nel dettaglio cessioni per 50 – 100 grammi, ed anche mezzo chilogrammo di cocaina, ogni volta in favore di soggetti provenienti anche dal Valdarno e dalla Valdichiana, a prezzi all’ingrosso di circa 37 – 39 euro al grammo, mentre al dettaglio la sostanza stupefacente veniva venduta ad un prezzo compreso tra i 50 e gli 80 euro a dose. Il gruppo, oltre alla cocaina, trattava anche la marijuana in grosse quantità (da 1 kg in su).