Gualtieri: “Viviamo in un Paese che ha costruito un modello di sanità universale e gratuito e non ha ceduto di fronte a chi vorrebbe privatizzarlo e smantellarlo”.

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Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia, intervenuto a sostegno del candidato sindaco Luciano Ralli, ha annunciato alcuni degli investimenti da fare attraverso le risorse europee del Recovery Fund.

La ripresa in Italia e l’Europa

“Siamo rimasti in piedi, contenendo il virus e riaprendo l’economia, tra l’altro anche grazie a un patto tra sindacati e Confindustria. E anche grazie all’Europa, che ha cambiato le regole e ha capito di non dover reagire con austerità ma con uno stimolo anticiclico immediato che ha avuto lo spazio di regole e anche sostegno dalla Bce per mobilitare risorse: naturalmente c’è stata una risposta immediata non strutturale ma necessaria, ovvero cassa integrazione per tutti, liquidità, fondo perduto. Sono state mobilitate tantissime risorse tenendo a galla il Paese. Ora siamo alla Fase 2, per noi una sfida e una opportunità. All’inizio in Europa eravamo da soli a chiedere di sospendere regole e vincoli, con la moratoria abbiamo fermato 300 miliardi di mutui e dato 100 miliardi di liquidità, poi non siamo più stati soli e addirittura all’unanimità siamo riusciti a far emettere centinaia di miliardi di Eurobond, cosa mai fatta prima, per sostenere progetti comuni e far ripartire l’economia. L’opportunità che abbiamo è quella di far leva sulle nostre eccellenze, e qui ad Arezzo ce ne sono tante, rafforzarle e sostenerle per raccogliere le sfide del futuro come innovazione, digitalizzazione, internazionalizzazione, coesione, sostenibilità. E abbiamo le risorse per farlo perché siamo riusciti ad ottenere questo risultato.

Il Recovery Fund

Oggi abbiamo approvato le linee guida del Recovery plan, l’occasione non va sprecata. Non abbiamo aspettato il Recovery Fund per fare qualcosa di più strutturale – lo dico qui ad Arezzo che è una zona a vocazione imprenditoriale – e da subito abbiamo messo 1,4 miliardi sul patto per l’export, potenziando il fondo Simest della Legge 394/81 , sostenendo le fiere e l’internazionalizzione, i digital manager, gli export manager. Ma ora inizia la Fase 2 e ci giochiamo tutto. Ma serve sinergia con gli enti locali. Serve una classe dirigente all’altezza di questa sfida in Regione e nei Comuni. E chi ha detto ‘No’ all’Europa o di uscire dall’Euro, ora non è credibile. Vengo da un incontro con il candidato governatore Eugenio Giani a Firenze, abbiamo parlato di progetti, infrastrutture: la Fano-Grosseto è una di queste. Serve una classe dirigente che abbia conoscenza e credibilità. Dei soldi del Recovery Fund non va sprecato un euro: le risorse verranno erogate quando avremo realizzato le tappe degli obiettiivi del progetto. Quando avremo portato la banda larga nelle zone bianche e grige, quando avremo innalzato i livelli di partecipazione agli asili nidi, quando i lotti delle infrastrutture saranno ultimati. La capacità di realizzare questi investimenti è collegata a una grande visione. L’Italia da troppo tempo cresce meno degli altri paesi dell’Unione, gli investimenti privati e pubblici sono sotto la media europea. Dobbiamo colmare questi gap e porci al centro di due grandi frontiere: la prima è quella della digitalizzazione, collegandola alla concretezza della manifattura per collocare il nostro saper fare nel terreno dell’innovazione. L’altra sfida è quella della sostenibilità, ambientale e sociale. Non solo come necessità di salvare il pianeta, ma come opportunità straordinaria per rilanciare l’occupazione, con attenzione a coesione sociale. Questa è la visione generale che si cala nella concretezza: rendere permanente industria 4.0, sostenere l’internazionalizzazione, portare dappertutto banda larga, costruire ovunque asili nido”.

Il MES e l’occasione per rilanciare la sanità pubblica

“Ho partecipato al negoziato per il Mes, le famigerate condizionalità sono state abolite, ce n’è una sola, ma benvenuta: spendere in sanità. Ed è un prestito a tasso zero più o meno come è la componente loans del Recovery Fund. La nostra posizione è: più se ne prendono, di prestiti a tasso agevolato, meglio è. C’era chi diceva: ‘figuriamoci se l’Italia otterrà tutte le risorse che vuole dall’Europa’ e siamo usciti dal negoziato con più soldi di quanti ne chiedevamo inizialmente. E’ lievitata la quota di prestiti del Recovery Fund. Ma questo non significa che non vogliamo altri prestiti. E speriamo che tutte le forze politiche si rendano conto che risparmiare miliardi di interessi ci può permettere di avere più risorse per una delle 6 missioni individuate dal Recovery plan, ovvero la salute. Però il nostro Governo non ha aspettato ad aumentare le risorse per la sanità pubblica: lo ha fatto prima del Covid. Dal 1° settembre ad esempio abbiamo abolito il superticket. La salute sarà uno dei pilastri del Recovery plan. Durante l’emergenza abbiamo messo 8 miliardi per la sanità ma ora abbiamo la possibilità di fare il salto di qualità: innovazione applicata: fascicolo elettronico, ricerca, telemedicina; e poi la territorializzazione. Una sanità di prossimità: ecco quello che sosteniamo. Va decentralizzato il sistema sanitario, noi vogliamo ricostruire una policentricità del Paese. Serve una ricucitura, rispetto agli ultimi anni. Una delle trasformazioni che il coronavirus può portare è proprio questa: se si rinnova, si ricuce e si ricostruisce. Facendo welfare in periferia, anche i territori di provincia possono ritrovare una centralità produttiva e sociale. Il Paese va ripensato”.