Banca Intesa/UBI/Bper – ora cosa succede ad Arezzo?

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AREZZO BANCA ETRURIA SEDE STORICA
A seguire questo breve cappello, una riflessione di Fabio Faltoni, sindacalista della FABI. Leggendo la storia che è seguita agli eventi che videro la fine di Banca Etruria, comincia a mostrarsi un quadro piu’ chiaro dei motivi che portarono alla fine dell’istituto aretino. Sembra infatti delinearsi una cornice che poteva era stata da tempo predisposta, che vede nella popolare emiliana la vera regista di una operazione che solo oggi sta per concludersi. Riavvolgendo il film della storia al maggio del 2009, alla defenestrazione di Faralli, al misterioso bonifico che rimettendo in sella un socio, permise il cambio di controllo, e poi al 2015, in cui le stesse banche che oggi stanno per definire la piu’ grande operazione di risiko bancario di questo secolo, ebbero accesso alla stanza dei bottoni, si comprende che in quel periodo la finanza italiana si stava indubbiamente muovendo e Bankitalia pareva non intenzionata proprio a mettergli i bastoni fra le ruote.  Una battaglia sotterranea che ha coinvolto l’Italia, la Commissione europea, il mondo bancario e nel mezzo migliaia di piccoli investitori massacrati. Ricordo ancora benissimo le lunghe chiacchierate con un caro amico molto addentro queste vicende e la domanda che ci facevamo spesso: cui prodest? (a chi giova) che ci dava quasi sempre la stessa risposta. Cinque anni dopo, la stessa domanda ottiene ancora la stessa risposta. Sarà un caso?  
Una storia ancora tutta da scrivere, in cui la politica è stata (tutta) l’utile idiota che serviva alla bisogna. (Paolo Casalini)
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Banca Intesa si è assicurata la maggioranza del capitale di UBI Banca, che nella nostra provincia e in gran parte della Toscana vuol dire la ex BancaEtruria e a Firenze la ex Banca Federico del Vecchio. Ha infatti avuto successo, con l’acquisizione di più dei due terzi del capitale UBI, l’Ops – Offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa nel febbraio scorso; un’iniziativa, questa, che coinvolge anche BPER-Banca Popolare dell’Emilia Romagna, dato che ad essa Intesa venderà 532 filiali di UBI, in gran parte nel nord Italia e nelle Marche, ma anche da noi.
Dopo tutti i passaggi normativi e tecnici ancora necessari, forse già entro fine anno nascerà un colosso da più di centomila dipendenti, la nuova Banca Intesa, e una nuova BPER, con quasi 1.800 filiali, più grande di UBI oggi, che prenderà appunto il posto di questa, come 3^/4^ banca italiana.
Così, come primo sindacato in Italia tra i dipendenti di banca, lasciamo ora da parte tutte le altre considerazioni per concentrarci sulle ricadute che questa grande operazione avrà sui dipendenti che lavorano nella nostra città e provincia e in Toscana, e  sui clienti e nei nostri territori.
Innanzitutto, facciamo il quadro della situazione. In Toscana, Intesa ha circa 280 filiali, UBI 90 e BPER poco più di 30; nella provincia di Arezzo, su un totale di 180 agenzie, UBI ne ha 36 (ex Etruria + una IWBank), Intesa 34, BPER solo due (in città e a S. Giovanni Valdarno). Però, per quanto riguarda il Gruppo bancario UBI (UBI Banca e la società UBISS – Sistemi e Servizi), ad Arezzo ci sono anche gli uffici di via Calamandrei e di Corso Italia. In totale, il Gruppo UBI ha nella nostra provincia circa 600/650 dipendenti (la gran parte nel Comune); se a questi aggiungiamo i dipendenti di Intesa e anche di BPER, possiamo ben dire che questa operazione bancaria avrà un impatto – diretto e indiretto – su un migliaio di lavoratori della nostra provincia, cioè sulla metà circa del totale dei bancari presenti.
Per questo, per la preoccupazione e l’incertezza che aleggia fra i lavoratori, che dopo nemmeno tre anni dall’entrata in UBI si ritrovano in mezzo ad una nuova fusione, per questo, è lecito chiedere alle due banche coinvolte di scoprire le carte prima possibile, ad esempio: quante e quali filiali passeranno da UBI all’una o all’altra banca; se sono previste chiusure di sportelli; come BPER vorrà strutturarsi nel territorio aretino, se solo con filiali o anche con uffici e  direzioni territoriali; cosa si dice del centro direzionale di via Calamandrei, della società UBISS (più di cento lavoratori ad Arezzo), dei vari uffici in città e di IwBank; che garanzie sulla mobilità dei lavoratori.
Insomma, è il momento per le banche di mettere le carte sul tavolo; i dipendenti, i clienti, i territori, Arezzo e la provincia meritano grande attenzione.
La FABI-Federazione Autonoma Bancari Italiani, il primo sindacato in Italia fra i dipendenti di banca, è pronta ad affrontare fin da subito tutte le questioni e le nuove sfide, per la tutela di tutte le lavoratrici e i lavoratori, però che nessuno pensi di fare il furbo.