Riconciliare la testa con la pancia, per un nuova visione liberale della destra italiana

3

Le vicende politiche di questi ultimi anni oscillano tra testa e pancia, tra il ragionamento e le pulsioni.

Per spiegare ciò che intendo, ricorro a un aneddoto di Ernst Bloch, riferito da Massimiliano Valerii nel suo saggio recente “La notte di un’epoca”.

Cosa racconta Bloch, il grande filosofo tedesco teorico della “speranza”? Siamo nel 1930 e in una fabbrica, a Berlino, si assiste a un dibattito tra un esponente del partito comunista e un altro del partito nazista. Il primo parla e spiega la situazione politica tedesca, usa categorie marxiste, facendo riferimento anche alla caduta tendenziale del saggio di profitto. Il suo è un ragionamento logico, strutturato, degno di uno studioso della politica. Ma freddo. Inoltre la gente non ci capisce niente. Interviene poi il nazista. Egli parla dell’oppressione del popolo da parte delle potenze straniere, dell’identico sentire dei tedeschi per la comunanza razziale del “sangue”, della necessità di rivendicare uno spazio vitale: uno scroscio di applausi!

Ben lontani, fortunatamente, dall’epoca in questione, che preludeva ai milioni di morti della Seconda Guerra Mondiale, la dialettica tra testa è pancia si è riproposta.

Il presidente americano Trump ha fatto delle pulsioni il suo principale strumento politico, dapprima contro la candidata democratica Clinton, dalle passioni temperate, educate e dai sorrisi di scena; poi contro i suoi avversari interni ed esterni agli Stati Uniti, verso i quali ha adottato atteggiamenti imprevedibili e disorientanti, apparentemente umorali.

Trump ha coagulato gli insoddisfatti d’America, quelli che mal si acconciavano al copione della prevedibile ascesa della moglie di un ex presidente. La cronaca di un successo annunciato. “Razionale”, ma non “ragionevole”. Così gli “ultimi della Terra” (che esistono anche in un paese ricco ed evoluto) hanno sparigliato le carte e proclamato l’irragionevolezza di un disegno elitario. Hanno fatto bene a votare Trump? Considerando la gestione della pandemia, diremmo di no. Ma la lezione che non si vota con la sola testa rimane immutata.

Nella scena politica italiana, la razionalità è patrimonio della sinistra. Alcuni politici di quello schieramento si sentono predestinati al governo. Senza cariche ministeriali sono sprecati. Considerano la politica con superiorità (e forse non hanno torto, se pensiamo ad alcuni ministri attuali, per esempio a quello dell’Istruzione o della Giustizia). Ma sono poco sopportabili nella supponenza. Per questo il Salvini nazional popolare delle sagre e dei selfie ha riscosso successo e le sue percentuali di voto si sono impennate.

Ma oggi gli unti del governo si sono mimetizzati dietro alla bonomia di Zingaretti, onesto lavoratore della politica. La presunzione di una classe dirigente partitica è temporaneamente occultata dietro a una politica di ragionevolezza. Questo indebolisce Salvini. Inoltre egli, che vive di tattica e di campagne elettorali, non elabora un pensiero strategico e il suo sguardo è decisamente corto. Non ha senso, ad esempio, opporsi al governo rilanciando (“Si deve fare di più!”) o negando (“No, così non va!”). Dovrebbe dire cosa vuol fare: la gente è stanca.

In questo contesto, si vanno affermando alcuni uomini nuovi. Il primo è una donna, Giorgia Meloni. Mi scuso per il bisticcio delle idee, ma, in un contesto di politica maschile, la Meloni è un uomo che rappresenta una fortunata eccezione, cioè è una donna. È determinata e tiene testa ai politici maschi, come se fosse una di loro. Ma la sua femminilità è evidente e non solo per la gradevolezza estetica. La Meloni, infatti, ha mollato l’opposizione salviniana “senza testa” e si è riconciliata con la razionalità, senza abbandonare, tuttavia, la pancia. In questo senso, ella introduce una dimensione, forse più femminile, nella politica stessa.

Le sue ultime prese di posizione, relative al successo di Conte in sede europea (sì, di successo si tratta…), illustrano bene cosa intendo. Mentre Salvini ha dimostrato la pulsione partigiana, un po’ tetragona, che lo domina, proclamando che i miliardi in arrivo dall’Europa sono una fregatura, la Meloni ha assunto una posizione critica più intelligente: il problema adesso è cosa fare dei soldi e come far ripartire l’economia, sull’orlo di un possibile ritorno del virus. Contestualmente, si è riconciliata con la pancia degli Italiani: “Se l’Italia vince, sto con gli Italiani”. Un sentimento, quello di appartenenza nazionale, radicato nelle pance (almeno in molte), in un periodo in cui alcuni pregiudizi anti Italiani germogliano in Europa. In questo caso, proprio un sentimento storicamente elaborato dal maschilismo nazionalista, rappresenta il lato femminile della politica. Non a caso il rimando è a un altro termine femminile, come “patria”. Forse, direbbero i sociologi, esso oggi è un sentimento universalistico, potenzialmente condivisibile da tutti gli Italiani.

Diversamente dai tweet di Trump, istintuali e aggressivi, quelli della Meloni sono sentimenti “buoni”. Il che non significa “buonisti”, ma semplicemente “non divisivi”.

Parlando di altre persone, anche Filippo Rossi è un giovane che lavora per una nuova destra, una “buona destra”, non radicata nel Fascismo ma anzi nella Resistenza (quella di destra, dei militari e liberali, tutt’altro che minoritaria).

Questi politici seminano segni di cambiamento, ma è troppo presto per dire se saranno incisivi: certamente, come dicevano anche gli antichi Greci, “una rondine non fa primavera”.

Anche da altre parti, ci si riconcilia con la pancia: mi riferisco a Calenda. È un uomo appassionato, ma sa stare sul punto: non rifugge dal merito delle questioni. “Una forza tranquilla”. La sua matrice liberale è dominante e convive con un’attenzione agli ultimi. Anche qui la pancia si concilia con la testa. Infatti, i virologi litigano e talvolta offrono un pessimo spettacolo, ma nessuno disconosce loro le competenze. Senza le conoscenze esperte e il saper fare dei sanitari, i morti sarebbero stati molti di più.

Anche Calenda ha una competenza politica: l’ha dimostrata da Ministro. Inoltre, sa fare i conti economici. Forse la testa e la pancia si ricompongono anche su questo fronte.

Se avremo modo, ne parleremo.

Alessandro Artini