“Lo sport, l’illustre sconosciuto dei 5 anni di centrodestra”

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Parlare di sport adesso fa venire in mente la squadra di calcio cittadina. La cui vicenda non mi lascia affatto tranquillo, con lo spettro di una possibile, ennesima, ripartenza dell’Arezzo dalle categorie dilettantistiche. Ma il fenomeno in città non si esaurisce con il calcio, circa 15.000 persone, nel Comune, praticano a livello giovanile o amatoriale una disciplina.

La delega allo sport in questi cinque anni è stata figlia di un dio, anzi di un assessorato, minore. Due le titolari che lo hanno ricoperto, la prima ‘promossa’ presto al sociale, la seconda eletta addirittura in Senato e quindi perennemente distante, salvo fugaci apparizioni che ovviamente non hanno dato al lavoro quella continuità e marcia in più.

Lo sport ad Arezzo nel quinquennio ghinelliano ha conosciuto un evento, il Giro d’Italia, che a questo punto si erge come la classica cattedrale nel deserto. Una manifestazione di rilievo nazionale e attorno il nulla: per le piccole associazioni, le società giovanili, le singole persone che vogliono semplicemente divertirsi e curare il proprio benessere. Il nulla per gli impianti, salvo il palazzetto di San Lorentino, guarda caso una struttura spendibile a livello mediatico a discapito della sistemazione degli impianti più piccoli e diffusi, dove le persone coltivano la piacevolezza ludica e sociale dello stare insieme.

Noto tutto questo anche perché ho ricoperto quella carica in giunta, conosco il valore dello sport come realtà diffusa, immagino la direzione da intraprendere per rimetterlo al centro, come diritto di tutti, e cioè partire dalla base, rovesciando esattamente l’impostazione attuale. Un impegno a cui il centrosinistra non si farà trovare impreparato.