Liste civiche? Malintesi anche ad Arezzo. Una definizione avventurosa.

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A chissà quante settimane dalle elezioni (se non si sbrigano ci dovrà essere uno spostamento rispetto alla data ventilata del 20-21 settembre), pare che le liste a sostegno dei candidati siano destinate ad essere numero davvero significativo.
A molte di esse i promotori hanno appiccicato la patente di “lista civica”, e i media aretini si adeguano senza nulla chiedersi sulla verosimiglianza di tale definizione.
Il sindaco è sostenuto da una lista civica che ragionevolmente sarà la versione aggiornata della iniziale “OraGhinelli”. Oltre al politico di punta, sono già annunciati partecipanti espressione di aree politiche o partitiche assai nette.
E una lista civica organizzata da due consiglieri comunali in carica con Forza Italia che fanno propaganda politica attiva per la loro parte.
Un’altra lista espressione di una associazione che va a sostenere direttamente questo candidato sindaco con chiaro profilo politico.
Il candidato Donati che si definisce civico sarà sostenuto da (pare) tre liste civiche.
Un vigile, già supporter nel 2015 dell’attuale sindaco, ha annunciato una lista civica che lo candiderà.
Il consigliere di Arezzo in comune ha già messo in strada la sua lista civica “Arezzo 2020”.
Il candidato Ralli avrà un’altra lista civica a suo sostegno e pare intenzionato a proporre la lista del candidato sindaco, immagino ugualmente civica.
Il già consigliere Farsetti è candidato da “patto civico per Arezzo” che incorpora il termine stesso nella denominazione.
Chiaramente partitiche le formazioni a sostegno di Menchetti  con M5S e Facchinetti con il Pc. Senza infingimenti, graziaddio. Come altre che hanno il simbolo d’un partito e confidando che molti elettori approvino la loro lista a prescindere. Spero non aver dimenticato nessuno di quanti si sono espressi, e altri arriveranno. Sinora fra le 11 contate solo una mi pare civica.
Fondamentalmente si intende per lista civica un raggruppamento che raccoglie candidati che non abbiano pregresse e recenti esperienze politiche e che vengano dalla cosiddetta società civile. Delle liste che si presentarono nel 2015 tre avevano i crismi civici, altre si definivano impropriamente civiche. Come nel passato. Poche liste hanno avuto il coraggio di sottolineare -o meglio rivendicare-  l’origine politica di un raggruppamento che magari aveva caratteristiche locali  (tipo una alleanza fra forze senza ulteriori accordi a livello nazionale).
Molti ritengono che gli elettori aborriscano le caratterizzazioni politiche e quindi preferiscono ammantare il loro percorso elettorale con il termine “civico”.
Trovo molto inappropriato l’utilizzo della accezione civica per la lista OraGhinelli che candidò l’attuale sindaco nel 2015 considerato che l’ingegnere era già stato ripetutamente eletto al consiglio comunale nell’ambito di schieramenti partitici.
Soltanto a causa di un colpo di calore si può ritenere che un candidato come Donati non sia lì a causa del suo pregresso (recente e lungo) periodo di appartenenza politica al partito che governava Arezzo (Donati fu assessore) che comandava a Roma (Donati fu eletto parlamentare) e che poi divenne dapprima corrente poi partito al seguito di Matteo Renzi. Molti dei candidati consiglieri a sostegno di questo candidato hanno importanti trascorsi partitici.
Il richiamo ad una precisa area politica è condiviso dalla iniziativa di Arezzo 2020, dove trovate candidati persone dal lungo trascorso partitico.
Stessa minestra per la lista coordinata da quei due consiglieri che hanno girato come palline da ping-pong prima di approdare in Forza Italia.
Perché poi alla fine escludendo tematiche estremamente circoscritte, la politica deve esserci nelle elezioni, nei programmi, nell’amministrazione.
Arrivando ad una contraddizione in termini poiché il termine politica indica l’arte di governare e queste liste civiche intendono governare o supportare un candidato al governo della città.
Fossimo in un periodo di stabilità, con una maggioranza non insidiata, potrebbero essere introdotte tematiche civiche nell’ambito di un progetto politico, di governo insomma. Dove figure provenienti dalla società civile possono portare all’attenzione nuove iniziative o metodi.
Adesso siamo all’alba (almeno spero) di un periodo nuovo pieno di difficoltà dove vanno messe in pratica politiche completamente diverse rispetto alle precedenti perché diverse sono le necessità. Quindi occorre la politica. Non i partiti.
Invece i partiti ci sono stesso, addirittura dissimulati, il sindaco candidato è totalmente espressione delle tre forze politiche che lo sostengono, basta vedere la visita di un segretario politico pochi giorni fa.
Ma pochi vogliono farsi mettere l’etichetta “politico”. Questo il motivo per cui ancora non ho risposto a nessuno di quelli che mi hanno chiesto di sostenerli: perché ci vuole il coraggio di dire che abbiamo bisogno di politica, quella buona, quella che ha gli strumenti teorici e pratici per arrivare a iniziative adeguate dopo l’analisi dei problemi fino ad una loro sintesi. Che si vergogni magari del suo passato.
Quindi no, non ho ancora deciso chi sostenere: ho chiaro il mio percorso, una politica diversa da quella degli ultimi anni per rispondere ai bisogni futuri. Ancora non vedo con chi condividerlo, anche battagliando, che dal confronto il miglioramento. Una amministrazione coraggiosa, che sappia prendersi le proprie responsabilità e coinvolgere il maggior numero di energie disponibili in tutte le azioni da mettere in essere. Dove la trasparenza degli atti sia reale e non venga fuori da registrazioni dei loro colloqui che loro amici hanno fatto. Che sappia razionalizzare gli ambiti attraverso i quali il Comune esercita la propria politica (partecipate e simili, con la dispersione di risorse, col costo della inutile governance). Contrastare atteggiamenti criminali a tutela della cittadinanza fra cui quei cittadini stranieri che sono venuti qui per dare il loro contributo al fine di ottenere migliori possibilità per i loro figli. Ma prendendo a calci in culo quelli che sono qui a creare problemi. Politiche che sappiano rispettare l’origine cristiana dei nostri popoli senza scadere nell’approccio confessionale. Ma senza rinunciare ai cardini della nostra società in nome di un buonismo ipocrita che crea solo tensioni.
Ricordarsi con questa città è una comunità stabile da circa 2.500 anni che ha bisogno di tutti i settori economici per ricostruire il proprio benessere.
Fra pochi giorni sapremo se un candidato fra i più importanti sarà rinviato a giudizio, per implicazioni relative alla sua carica: fattispecie che rischia di essere da sola già dirimente per il futuro di uno schieramento politico, un rischio che Arezzo non può correre in questo momento di difficoltà. Senza tirare la giacchetta la magistratura, una caduta di stile alla quale alcuni partiti ci hanno abituato. Atteggiamenti inappropriati importati in città. Anche basta.