LA GIUNTA DELLE “SCHIFEZZE”

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Della melmosa vicenda che ha investito la politica aretina la cosa che dovrebbe interessare di meno sono gli aspetti giudiziari.

Sul piano etico e politico nulla cambierebbe se gli odierni indagati venissero portati a giudizio e condannati o se venissero liberati dalle accuse. Si è comunque evidenziato un verminaio dove un gruppo che appare titolare di interessi nefasti per la comunità è ripiegato, attento a nomine, spartizioni, equilibri di pseudo poteri.

Dove tutto si registra in segreto per tutelarsi da ricatti, sgambetti, prepotenze vere o presunte. Dove divengono centrali colloqui incommentabili fra deputati in pectore, consiglieri regionali in carica, dirigenti di partito, amministratori e sindaci per far fronte alle pretese difficoltà finanziarie di un consigliere. Sempre che sotto non ci sia ben altro. Ci sono punti di degrado profondo come quello che si raggiunge nel conferire cariche sensibili non per meriti e competenze e al limite seguendo anche una sorta di manuale Cencelli, ma al solo scopo, di ‘ togliersi dai c….i” personaggi alleati, abili politicamente ma rompiscatole.

Mille ragioni ha quell’assessore che osserva che in quella maggioranza per avere posti importanti, non bisogna fare il proprio dovere ma ‘rompere i coglioni’. Il fatto politico più significativo e più prossimo è la separazione fra gli anatemi di sindaco e vice.

Se un sindaco non ha più fiducia nel suo sostituto ha un dovere solo rimuoverlo. Non lo ha fatto, ma ha detto che il suo vice ed assessore ha fatto “male”, cioè non ha esercitato come avrebbe dovuto il ruolo e le deleghe. Specifica che costui avrebbe fallito nel settore chiave dei lavori pubblici, fronte esposto ed in vista.

Un sindaco che comunica questa circostanza non inchioda l’assessore, ma lui stesso e la giunta. Egli è il primo responsabile delle politiche comunali, il governo cittadino è collegiale e il sindaco (non per esempio il primo ministro) ha potere di revoca e nomina degli assessori.

Insomma il primo e vero responsabile del fallimento quinquennale delle politiche dei lavori pubblici non è l’assessore criticato a fine mandato, ma chi ce l’ha messo chi ce l’ha tenuto chi aveva il dovere di determinarne le politiche, in una parola il colpevole è l’accusatore. Come un allenatore che scaricasse le sue responsabilità sul suo secondo. Nel calcio lo manderebbero tutti a quel paese. In politica no. Cosi ‘manderemmo a rifare il sindaco uno che tiene in carica chi non può più esserci, che si è dimostrato incapace confessoria mente in uno dei settori chiave dell’amministrazione, ma che è attivissimo in altre discutibili circostanze.

Tutto questo, pur grave, è molto meno rispetto a quanto dichiara l’assessore vicesindaco presunto incapace. Costui spiattella che l’ex amico, diventato sindaco in virtu’ di una lista dallo stesso dichiarante fondata e animata, è rimasto sordo ai suoi consigli e così sono successe tutte le SCHIFEZZE (testuale) che stanno venendo fuori.

Qui c’è un’altra confessione di natura politica e conclusiva. Che non necessita di sentenze, ma solo del buon gusto di prenderne atto. In giunta, nella maggioranza, per responsabilità’ di chi non ascolta, è successo il peggio del peggio, o meglio SCHIFEZZE, che è peggio del peggio del peggio. Termine inequivoco sul quale non sono ammissibili dubbi, distinguo, giustificazioni improbabili.

Ad Arezzo abbiamo per confessione espressa un Sindaco e una Giunta delle SCHIFEZZE. Ce ne sarebbe per mettere una pietra tombale su questo pozzo maleodorante e voltare pagina. Bisogna vedere se nel libro c’ è una pagina sola e se la gente ormai rassegnata a tutto, sia disposta a sfogliarlo.