I sindacati autonomi dei vigili, vincono la causa in tribunale contro l’amministrazione Ghinelli (Anci e confederali)

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Tutta la partita si è giocato attorno ad un piatto ricco: quello della previdenza integrativa, che un accordo quadro nazionale, aveva limitato ad una sola gestione possibile, quella del fondo Perseo Sirio, voluto e controllato dai sindacati confederali a cui si è aggiunta l’ ANCI.
Due forze sociali di grande rilievo a cui si sono opposti in forza del diritto i dipendenti, che desideravano liberamente poter scegliere dove versare i contributi volontari e quelli aggiuntivi ex art.208 come da contratto di lavoro.
Quasi venti anni fa, prima che fosse imposta la gestione confederale al fondo di previdenza, il Comune di Arezzo si era adeguato alla legge: sulla base di una valutazione comparativa tra quattro fondi pensione, aveva individuato due fondi previdenza, Arca Previdenza e Previd System, a cui gli agenti di polizia municipale già assunti potevano aderire con decorrenza anno 2002, scegliendo tra l’uno e l’altro. Su questi fondi sarebbero confluiti sia denari a decurtazione degli stipendi, sia quelle derivanti dall’art.208. Anche chi fosse stato poi assunto successivamente, avrebbe potuto esercitare il diritto di scegliere.
L’accordo prevedeva tra l’altro che, al momento dell’adesione, ciascun dipendente dovesse specificare su quale linea di investimento intendesse impiegare le contribuzioni versate (art. 2, 4 comma), così da definire il proprio profilo di rischio.

Nello stesso periodo nasce anche il fondo Perseo Sirio.

E’ voluto e controllato dai sindacati confederali a cui presto si aggiunge l’ ANCI (le controparti al tavolo delle trattative sul CCNL).
Il Fondo però non incontra il favore dei dipendenti e non decolla e ancora nel 2012, decide di prorogare di 1 anno la scadenza in origine fissata il 22 maggio 2013, per raggiungere il traguardo dei 30.000 iscritti, numero necessario per la sua sopravvivenza (Sole 24 ore del 3 giugno 2013).

Quando piace vincere facile

Ed ecco il colpo di genio: il nuovo CCNL funzioni locali 2016/2018, interviene con decisione prevedendo all’art. 56 quater l’obbligo” che siano destinati a “contributi datoriali al Fondo di previdenza complementare Perseo-Sirio”.
Tralascio considerazioni sull’eticità del fatto che organizzazioni sindacali si avventurino in operazioni finanziarie, pur se a salvaguardia dei lavoratori.
Nell’Italia della caccia alla poltrona, è giusto solo ricordare che parte dell’importo versato nel Fondo (0,32% di spese annue con un rendimento su media quinquennale dell’1.2%) serve anche per le spese di mantenimento dei componenti del Consiglio di Amministrazione (da 18 a 20 membri): un bel poltronificio!

Scattano le proteste, gli scioperi e le censure dei sindacati

Scatta la protesta sfociata in un aula di tribunale: la geniale norma contenuta nel contratto nazionale di lavoro, pone gravi dubbi di legittimità, dal momento che prevede la destinazione delle somme di una moltitudine di dipendenti solo a favore di uno specifico soggetto commerciale privato, in regime di monopolio gestionale assoluto.  Alla faccia della libertà di scelta senza tener conto dei dubbi sulla legittimità, anche rispetto alle norme sulla concorrenza e sul mercato, sia nazionali che europee, sia in ambito costituzionale (quanto mi sarebbe piaciuto sapere cosa ne avrebbe pensato la dura commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager se interpellata)
Ad attenuare la norma, viene tuttavia inserita la clausola di salvezza delle adesioni già date in favore di altri fondi. Chi ha già cominciato parrebbe che potesse continuare. Una clausola che sembrerebbe attenuare parzialmente l’effetto lesivo.

Arrivano invece le interpretazioni restrittive

Il nostro Comune, che certo non brilla per coraggio, ma che dovrebbe intuire la portata di certe scelte, rispondeva richiamando  un parere di ARAN, nel quale si pretende che “dopo il nuovo CCNL non sarà possibile destinare le risorse di cui si tratta a fondi diversi da Perseo Sirio” e un parere di ANCI, che afferma che “la locuzione – conservare comunque l’adesione eventualmente già intervenuta – deve intendersi che quanto eventualmente già maturato al 21 maggio 2018, presso forme pensionistiche individuali e la correlata adesione alle stesse, possono essere mantenute anche in assenza di ulteriori contribuzioni a carico dell’ente.”
Entrambi i pareri sono espressione di parti direttamente interessate al successo del fondo. Un lievissimo conflitto di interessi? Di qui il rifiuto di provvedere al versamento delle somme dovute a fondi diversi da quello dei sindacati confederali/ANCI Perseo Sirio.
In sintesi: per i sindacati autonomi, conservare l’adesione, secondo l’espressione contenuta nel CCNL, significava riconoscere la costante validità del contratto intervenuto dagli agenti di polizia municipale e i fondi precedentemente scelti.
Secondo l’interpretazione dell’amministrazione, dell’ANCI, dei confederali, di ARAN, con tutti i cannoni posizionati ad alzo zero, non c’era più possibilità di scelta dove investire i denari, che devono confluire “obbligatoriamente” del fondo Perseo, gestito da sindacati ed Anci.

Il tribunale ribalta le interpretazioni dell’ANCI

Questa mattina la sentenza: i sindacati autonomi (CSA) difesi dall’avv. Roberto Alboni, hanno ottenuto dal tribunale sez. lavoro, presieduto dal giudice Rispoli, totale soddisfazione.
Quell’obbligo ad utilizzare solo il fondo Sirio Perseo viola le libertà fondamentali dei lavoratori e tutte le norme europee sulla concorrenza.
Scrive il giudice:  “A tacer della legittimità di siffatta disposizione, in quanto non è parte dell’odierno thema decidendum”, (meglio soprassedere perchè saranno altri a giudicare) ed infatti aggiunge oltre: “Una volta che le parti hanno deciso (ancorché volontariamente attraverso la contrattazione) di porre in essere la destinazione delle predette somme alla previdenza complementare, non può poi l’Ente datoriale disporne per così dire ad libitum, a proprio piacimento”. “Questo perché il CCNL non può disconoscere un diritto quesito, e non ha alcuna ragionevolezza una interpretazione che, in presenza di alternative ermeneutiche ben più solide e fondate, produca un simile effetto pregiudizievole per la sfera giuridica dei lavoratori”. “Parimenti nessuna rilevanza al contrario può acquisire – ai fini del decidere – l’interpretazione propugnata nei due pareri resi rispettivamente dall’ARAN e dall’ANCI”. “Siffatte analisi ricostruttive – seppur utili sotto il profilo ricognitivo – si risolvono in mere asserzioni di parte, essendo le figure soggettive che le hanno rese enti esponenziali della parte datoriale”.

Col “senno di poi” ma soprattutto alla luce della sentenza, possiamo dire che anche la firma, rapidamente posta sotto all’accordo locale, tra amministrazione e sindacati confederali, lascia qualche perplessità.
Forse anche piu’ di una?

Paolo Casalini

IL COMUNICATO DEL CSA

Aveva, dunque, ragione il CSA ad indire, fra la primavera 2019 e il mese di gennaio 2020, una serie di stati di agitazione e di scioperi a tutela dei diritti dei lavoratori della Polizia Municipale del Comune di Arezzo, di cui è il Sindacato maggiormente rappresentativo.
Il Tribunale di Arezzo, con una sentenza del 3 giugno ’20, a firma del giudice del lavoro Dr Giorgio Rispoli, ha totalmente accolto il ricorso che 36 agenti della Polizia Municipale avevano presentato nel mese di marzo 2019 contro il Comune di Arezzo su uno degli argomenti che aveva provocato la contrapposizione con la giunta Ghinelli.
L’amministrazione comunale pretendeva di destinare un contributo previdenziale spettante agli agenti di Polizia Municipale in modo esclusivo, obbligatorio e autoritario al Fondo Perseo-Sirio, con abbandono dei Fondi bancari liberamente prescelti dai dipendenti in anni antecedenti.
Di tale tesi non era convinto il Comandante Cecchini, il quale aveva a suo tempo emesso un provvedimento coerente con la decisione del giudice.
Di diverso avviso, invece, il parere della Giunta e di altri funzionari comunali – oggi smentiti dalla decisione del Tribunale – i quali non avevano dato seguito al provvedimento del Comandante Cecchini.
Il giudice ha condannato il Comune di Arezzo, con decisione immediatamente esecutiva, a provvedere al “versamento – in favore dei ricorrenti – delle somme loro dovute a norma dell’art. 208 d. lgs. n. 285/1992 presso i fondi previdenziali da questi scelti, così come indicato in ricorso”.
Il Comune è stato condannato al rimborso delle spese di lite in favore degli agenti, rappresentati dall’Avv. Roberto Alboni.
Arezzo, il 5 giugno ’20
Il Coordinamento provinciale CSA RAL