Il filo che ci lega ai nostri morti. Riflessioni.

0

Qualche giorno fa un politico locale ha dedicato il suo mandato al padre defunto, un gesto significativo.

E toccante. Parole che sottolineano, se servisse, il legame fra noi e i nostri morti.

Fra i commenti ne ho trovato uno che univa queste parole alla religiosità dei soggetti coinvolti, ma non sono convinto che tale modo di sentire sia appannaggio esclusivo di chi si dichiara religioso; in un mio personalissimo -e inaffidabile- sondaggio infatti ho rilevato come anche persone che si dichiarano non religiose mantengono un rapporto con i loro morti.

Prendetemi con le molle, mi pare che nella tradizione cattolica il rispetto per i morti o le celebrazioni per i defunti valgano come reciproca intercessione; in altri gruppi che si rifanno alle principali religioni del nostro spicchio di globo, i defunti restano giacciono in attesa del giorno del giudizio, senza particolari ritualità o richiami. Credo che per le religioni orientali la dinamica sia un po’ diversa, ma non ne ho una conoscenza abbastanza approfondita.

Anch’io, che non mi posso certo dichiarare religioso nel senso compiuto della parola, mi dispiaccio che la mia situazione ne renda complesso il mio omaggio fisico. Non cerco il loro consiglio, preferisco che gli errori siano tutti miei, peraltro credo che la differenza nei tempi e nelle situazioni sia così profonda che non potrei applicare il loro vissuto alla mia attualità.

A conferma che la religiosità -o ritualità in altri frangenti- si esprime in maniere diverse e soggettive, e che probabilmente trova origine nei tempi più antichi dacché, rimanendo in zona, dagli etruschi in poi l’omaggio e il rispetto per i defunti si esprimeva con le attenzioni possibili.

Questo comunque mi porta a riflettere su quelli che sono i pilastri delle religiosità principali che si rifanno alla dottrina cristiana e fra questi la solidarietà: nella mia incompletezza religiosa per esempio si trovano sicuramente in contrasto un anelito alla solidarietà e un istinto forcaiolo che arriva sino alla erogazione della pena di morte. Anche in contrasto con le tendenze della giurisprudenza odierna che punta più sulla rieducazione che sulla retribuzione del crimine commesso.

Quando parla di solidarietà mi riferisco anche alla attenzione alle molte vittime specie anziane causate dal virus, e alla importanza di far quanto possibile -e anche di più- per tutelare i giovani, particolarmente poco sintonizzati sull’importanza della prevenzione come cautela per sé e per i loro cari.

Ma quello della solidarietà è un tema su cui ritornerò nel futuro,

Sul filo coi nostri morti, mi potrei insomma definire orgogliosamente contraddittorio e per questo pieno di dubbi che vorrei confrontare coi lettori.