Autoritarismo e carenza dello stato diritto nella totale assenza della giustizia, possono diventare una miscela esplosiva.

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Solo ieri il sindaco ha annunciato tre multe per uso scorretto della mascherina, accompagnate, così ci ha spiegato lui stesso, da due denunce per resistenza a pubblico ufficiale.

Tre verbali per cattivo uso di mascherine, ma a queste si sono sommate due denunce per resistenza a pubblico ufficiale per altrettante persone che si sono rivoltate contro gli agenti quando la polizia municipale ha proceduto al controllo delle stesse mascherine.

E’ un bruttissimo segnale quando cresce l’insofferenza tra i cittadini verso l’autorità, che nell’occasione si è travestita da autoritarismo, forse perché carente di autorevolezza.

Solo ieri il New York Times si era dilungato nel cercare di spiegare i motivi di una civilissima rivolta dei giovani francesi, che si sono dati appuntamento con l’aperitivo in mano portato da casa, nel lungo Senna di Parigi e di altre grandi città. Una rivolta contro l’autoritarismo paternalista degli stati.

Ma mentre il giornale americano cercava di indagare i connotati sociologici del Covid, un poliziotto rude e inadatto di Minneapolis, uccideva soffocandolo, un uomo di colore. E così la rivolta dell’aperitivo francese, diventava negli stati del Sud fino a Los Angeles, un’insurrezione generale.

Alle fiamme la stazione di polizia di Minneapolis, mentre nascevano spontanei blocchi autostradali con folle minacciose che circondavano le pattuglie della polizia.

I nervi sono tesi. Sono tesi in America come sono tesi altrove. Il Covid ha esacerbato gli animi ed è facilissimo far scattare la rivolta. Se resta disorganizzata si risolve con una piazzata, ma se trova la scintilla giusta si trasforma in un incendio.

La mancanza di fatto di uno dei poteri dello stato, ha sbilanciato pesantemente il sistema, togliendo uno dei suoi tre pilastri alla democrazia e lasciando l’esecutivo attore unico della scena.

Situazione pericolosissima, non tanto per la tenuta democratica che credo almeno in questa fase non corra alcun pericolo, ma per la mancanza di quel senso di equilibrio tra i poteri, che fa sentire al cittadino che accada ciò che accada, ci sarà pur sempre un giudice a Berlino. In questo vuoto, il rapporto governi e governati è intermediato dalle sole forze di polizia. Se volete una miscela esplosiva, eccola qua!

La ripartenza della fase2, complice l’assoluta inattività del Ministero preposto, si è dimenticata della amministrazione della Giustizia, la cui funzione sociale appare indifettibile in uno Stato di Diritto.

Ogni iniziativa appare frustrata dal dettato normativo vigente, che impone agli Uffici Giudiziari di privilegiare per i propri dipendenti il lavoro agile, che non funziona nell’amministrazione della giustizia e che da remoto non esiste: ciò significa la totale paralisi giudiziaria.

Lo stato di diritto appare ancora sospeso, congelato, immobile, silente, mentre i palazzi di giustizia sono vuoti, con udienze rinviate anche di un anno, mentre fuori dai palazzi aumentano le code, le polemiche e i disservizi. A denunciarlo, in questo caso, è l’Organismo congressuale forense, ma la protesta accomuna tutti.

Gli avvocati oggi in protesta, lamentano la mancata ripartenza della Giustizia, un’eccezione rispetto agli altri settori della società, compromettendo, così, «la tutela dei diritti». Il tutto mentre il personale amministrativo giudiziario risulta «paralizzato e inchiodato da circolari e direttive ministeriali che impongono formule di lavoro agile, incoerenti e ipocrite, che in realtà non consentono l’espletamento di alcuna attività utile».

Gli avvocati chiedono «un intervento legislativo organico che dia impulso al processo telematico», ma anche una riforma «del codice di procedura civile nel senso di una semplificazione dei riti e razionalizzazione dei tempi del processo» e del codice di procedura penale, «nel senso di velocizzare i tempi del processo». Insomma, una revisione del “sistema giustizia” italiano «che consenta l’apertura di una nuova stagione caratterizzata da efficienza e modernità e dove la qualità delle decisioni sia un “faro” rispetto alle statistiche e a presunti standard di efficienza».

Invece, per adesso… «Restano calpestati i diritti costituzionali dei cittadini alla difesa e al giusto processo. Gli avvocati non vogliono essere complici di questo scempio»

Paolo Casalini