Ghinelli imita Orban ed emana un’ordinanza contingibile e urgente a tempo indeterminato

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L’ordinanza firmata oggi, se portata davanti a qualsiasi tribunale amministrativo, non vale l’inchiostro con cui è scritta.

Scrive infatti il sindaco:

Ecco le parole magiche: “Sino a nuova ordinanza di revoca” ovvero a tempo indeterminato!

Basta citare una delle tante sentenze dei TAR [la mancanza del termine di scadenza è una delle più ricorrenti motivazioni nelle cause di nullità]: “La possibilità di ricorrere allo strumento dell’ordinanza sindacale contingibile e urgente è legata alla sussistenza di un pericolo concreto ed attuale, che impone di provvedere in via d’urgenza con strumenti extra ordinem, per porre rimedio a situazioni di natura eccezionale ed imprevedibile di pericolo attuale e imminente per l’incolumità pubblica, non fronteggiabili con gli strumenti ordinari apprestati dall’ordinamento. Tra i requisiti di validità delle ordinanze contingibili e urgenti vi è la fissazione di un termine di efficacia del provvedimento (art. 54 D.Lgs. n. 267/2000, T.U. Enti locali)”.

E’ chiarissima la legge e altrettanto chiare le sentenze che la seguono: la determinazione di un termine certo di durata dell’esercizio e dell’efficacia del potere, costituisce un elemento fondamentale dei poteri contingibili e urgenti, che non può mai mancare.

Da un punto di vista giuridico, siamo riusciti a sopportare veramente tutto, l’uso, l’abuso e infine lo stupro dello stato di diritto.

Val la pena ricordare cosa dice la Corte Costituzionale, con la sentenza che ha cassato gran parte dei poteri dei sindaci (sentenza n. 115 del 2011)

L’evoluzione della giurisprudenza costituzionale in merito alla legittimità del potere di ordinanza consente di concludere che lo stesso è stato ritenuto compatibile con l’ordinamento costituzionale laddove sia rinvenibile un fondamento legislativo che ne delimiti il contenuto, i tempi, le modalità di esercizio e tutto ciò che ne giustifica l’utilizzazione, soprattutto avendo riguardo ai diritti, anche di natura fondamentale, che possono risultarne menomati e con i quali è necessario operare un doveroso bilanciamento. Appare evidente che tale valutazione di compatibilità costituzionale va riservata alle fonti di rango legislativo autorizzative del predetto potere – anche attraverso l’interpretazione fornita dal diritto vivente – e quindi va compiuta in astratto e a prescindere dal concreto contenuto del provvedimento urgente adottato.

Quando tutto questo sarà finito, sarà cura del popolo italiano cancellare questi mesi di leggi farlocche, di deroghe alla costituzione senza fondamento giuridico, di stato di diritto mandato a quel paese.

Magari oggi bisognerebbe evitare di tirare troppo la corda: la pazienza non è infinita.

Paolo Casalini

PS. Il segretario comunale, appena ha un po’ di tempo, dovrebbe controllare l’allegato A del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 (penultimo rigo). Chissà, forse qualcuno prima o poi  si accorgerà che il comune è in stato di illegalità da quasi 5 anni!