La ramanzina al sindaco Ghinelli la faccio io. Proprio da lui viene una crescente disattenzione sul coronavirus.

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Basta vedere la pagina del sito del Comune di Arezzo dedicata alla situazione Covid 19: gli ultimi dati sono del 17 maggio (circa cinque giorni fa), i grafici sono aggiornati alla data del 26 aprile (circa 26 giorni fa). Allego screenshots, magari aggiornano subito dopo l’uscita di questo “promemoria”.

Avevo sentito il sindaco di Arezzo pronunciare la frase “oggi non vi farò ramanzine” nel corso della oramai consueta trasmissione a beatificazione dell’ingegnere.
Credo fosse quella di lunedì, martedì ero andato a cercare la pagina Facebook che è riconducibile direttamente a Ghinelli ma è anche pagina istituzionale del Comune. Per legare direttamente i visitatori a Egli, non al sindaco: molto strumento propaganda elettorale.

Oramai si configura una commistione o sovrapposizione fra il ruolo istituzionale, quale rappresentante super partes della comunità ogni volta che indossa la fascia o rilascia dichiarazioni perché sindaco della città, ed il ruolo personale (che è un livello diverso, quando è a casa sua piuttosto che giocare al pallone con gli amici): “oggi non vi farò ramanzine” è frase che può pronunciare nei confronti dei bambini che giocano a pallone sotto le sue finestre, non lo dica a me, da lui accetto soltanto ruolo politico o istituzionale. Lo può dire ai suoi figli, forse anche chi lo ha votato ama questo suo piglio paternalistico, ma durante una “comunicazione” istituzionale questo approccio è scorretto: mi fornisca informazioni utili su quest’emergenza, mi avvisi e informi su ordinanze ancor più se di sua competenza, ma i pistolotti con annessa ramanzina li faccia ai suoi supporter durante un comizio, non all’interno di uno spazio istituzionale.

Perché poi la ramanzina gliela faccio io, e gliela posso fare perché è il mio sindaco anche se non lo votato.

Non si può avere informazioni vecchie anzi vecchissime sulla pagina specifica del sito “la retina”. Salvo intravedere in questo disinteresse la volontà di trascurare il permanere del rischio covid e focalizzare sulla ripresa delle attività. Il contagio è purtroppo ancora tra noi, certo i numeri sono incoraggianti a livello nazionale nel loro trend di discesa, ma non ne siamo assolutamente fuori anche se comprendiamo che la necessità di una ripresa delle attività economiche dovesse avvenire prima della scomparsa dei nuovi casi o prima della fornitura di un’efficace vaccino.

Più che le paternali occorre una capacità di coinvolgere la popolazione nel mantenimento di ogni forma possibile di precauzione: non è una caratteristica della amministrazione e della comunicazione del Ghinelli, Egli ha affrontato questa cosa con cipiglio poliziesco, puntando sulla minaccia della sanzione e non sulla coinvolgimento positivo e proattivo della comunità. Un podestà avrebbe supportato con ricino e bastone questa linea di condotta, meglio oggi che quei tempi son  stati travolti dall’Italia della repubblica.

Il nostro invece è l’uomo dei pistolotti o l’uomo dei grafici, pareva che giocassero a chi c’aveva la linea migliore (salvo che poi le loro previsioni erano drammaticamente sbagliate), degli inseguimenti drone contro passeggiatore, l’uomo che con soddisfazione diceva che erano state rilevate cinque sanzioni, che sputava cattiveria su un ignaro gelataio: ora vorrebbe appuntarsi al petto la particolarmente modesta diffusione del contagio nella nostra città, ma questo è un merito degli aretini, non suo.

A me rimarrà impresso la richiesta di tutti i dati di coloro che si fossero sottoposti ad un tampone con esito negativo, con la intemerata contro il direttore della Usl Toscana sudest. Chissà com’è andata a finire?