E’ iniziata la caccia alle streghe nella movida che non c’è

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Facendo un breve giro per la città, non ho visto assembramenti. Ho visto poca gente al tavolo, tutta a distanza di legge. Senza mascherina è ovvio, perché è impossibile sorseggiare una birra indossandola.

Dopo i cinesi, dopo i runner, la corona di untore passa oggi alla movida: sia bandita dal vocabolario dei cittadini dabbene!

Prima si impongono regole ferree alla gente che potrà così ricominciare a vivere. Si stabiliscono le norme igieniche, la distanza tra le persone, i dispositivi obbligatori, poi si va a caccia del titolo “acchiappaclik”, inseguendo i trasgressori.

Foto pubblicata sulla Nazione, presa di lato con un teleobiettivo

Se possibile si scattano foto da lontano, utilizzando un teleobbiettivo che dimezza la percezione delle distanze; ed infatti tutte le foto della cosiddetta movida, sono prese di lato e mai frontalmente altrimenti la funzione dell’ottica sarebbe inutile alla bisogna.

Sembra quasi un servizio preparato a misura dei sindaci sceriffi, per poter minacciare proclami o peggio, ordinanze restrittive, offrendo su un piatto d’argento il sostegno dell’opinione pubblica, preventivamente stimolata.  E le foto utilizzate, sono il miglior mezzo di manipolazione delle coscienze da poter offrire: in quella pubblicata nella prima pagina della Nazione di oggi, si vedono alcuni avventori in pieno giorno, consumare uno spuntino seduti all’aperto. Titolo: “Movida senza paura”!

Nella foto sotto, gli stessi avventori a distanza reale!

Ecco le distanze reali…

In realtà si fa fatica a prendere le misure con la fase 2: prima si era prigionieri dentro casa, ora ci si trova a poter uscire fuori. E questo corrisponde sia a una situazione di carattere sia fisico che psicologico: sembra di rivedere la luce della libertà.

Emergono problemi di disorientamento e di difficoltà a “prendere le misure” alle nuove situazioni. E’ come essere rimasti sempre al buio e ad un certo punto si torna bruscamente alla luce: si avranno dei giovamenti dal passaggio dal buio alla luce, ma la prima reazione sarà quella di spaesamento, confusione, difficoltà a recuperare il senso e i limiti delle cose.

La confusione è legata al cambio repentino degli schemi di riferimento, riaffacciandosi ad una vita da cui ci si era disabituati.  La confusione si declina in tante maniere diverse. Può consistere anzitutto nel non avere ben chiaro in quale misura si torna a come si stava prima: questo vuol dire che dobbiamo recuperare le vecchie abitudini, se non proprio crearne di nuove, e rimetterci in campo. Non sappiamo ancora in cosa sperare e a cosa ci si deve adattare, senza ancora sapere se sarà possibile tornare alle vecchie regole o costruirne di nuove.

Il virus ha introdotto molti elementi paranoici che ci portano a diffidare degli altri perché potenziali untori: dobbiamo stargli lontani, scansarli se tendono ad avvicinarsi. L’uomo è invece per sua natura un animale sociale, cioè è portato naturalmente ad andare verso gli altri. Questo è certamente un elemento che genera lacerazioni interiori e che alla lunga potrà lasciare profonde ferite nel sistema sociale. E nascono le domande. Verso dove stiamo andando? Un giorno torneremo come prima? E insieme alle domande, cerchiamo di capire come comportarci; siamo abituati a salutarci stringendoci la mano, abbracciandoci e baciandoci: torneremo a farlo o ce ne dobbiamo scordare e la nuova abitudine sarà quella di salutarsi col gomito?

La vita sociale comincia a mancarci pesantemente e dispiace che “Giuseppi” abbia bollato tutto questo con il termine movida, con cui si è volutamente cassato il bisogno di socialità appesantendolo con il disprezzo e lo stigma sociale. Difficile non associarlo al celebre discorso di Jorge, il vecchio bibliotecario del Nome della Rosa: “Il riso è pericoloso perché mette in discussione ogni valore e ordine esistente. Le eresie si possono combattere ed estirpare, non il riso, che induce a ridere dell’autorità”. 

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus 

Paolo Casalini