Fase tre: riattiviamo i neuroni. O almeno impediamo la morte dell’ultimo rimasto!

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Difficile capire se la paura del contagio sia piu’ diffusa tra i nostri amministratori o tra i cittadini. La fuga dalla responsabilità è la prima preoccupazione di ogni bravo burocrate. L’interesse della collettività viene sempre dopo.  

Ci hanno ben spiegato che il virus, in condizioni sperimentali controllate, riesce a sopravvivere per un certo tempo anche in alcune superfici, fino a 48 ore. Già questo basterebbe a far sorridere delle sanificazioni in locali chiusi da due mesi. Ma tant’è!

Gli stessi studi tuttavia, ci dicono che la probabilità di infettarsi toccando superfici, tastiere, maniglie, sedili è infinitamente piccola, risibile nella vita reale.

La logica scientifica è semplice: SARS-CoV-2 è un virus a trasmissione respiratoria e col suo respiro un infetto, anche asintomatico, emette miliardi di particelle, le microgoccioline di vapore. Queste goccioline restano sospese nell’aria per un certo tempo per poi cadere a terra o sulle superfici che circondano l’infetto. Non durano molto (48 ore appunto, ma sopra particolari superfici) ed è certo che alcune di queste goccioline contengono le cellule dove è attiva la replicazione del virus.

Così può accadere di toccare con le mani queste goccioline fresche, prima che si disidratino del tutto provocando la conseguente morte del virus (in estate la disidratazione è quasi immediata). Tuttavia, raccoglierle con le mani ancora non garantisce l’infezione al malcapitato, nemmeno se si mette le mani in bocca: infatti il virus non si trasmette per via cutanea, né per via orale: è necessario inalarlo.

Tuttavia il nostro sfortunato cittadino potrebbe creare inavvertitamente un aerosol sbattendo le mani (o in altro modo sconosciuto) o meglio ancora, potrebbe sfregarsi gli occhi, permettendo l’introduzione nel suo organismo di cellule ancora vive (ma quante?).

Insomma infettarsi raccogliendo il virus da una superficie richiede una sequenza di improbabili eccessive, sfortunatissime, rare combinazioni.

Infatti la sopravvivenza di SARS-CoV-2 in queste condizioni è stata dimostrata in situazioni sperimentali per tracce di RNA virale, ma non per virus intero con la sua capsula essenziale per contagiare: non c’è ancora alcuna prova pubblicata che persone si siano infettate semplicemente toccando superfici o oggetti.

L’Organizzazione mondiale della sanità, nella sua ultima guida riconosce: “Al momento di questa pubblicazione, la trasmissione del virus per COVID-19 non è stata definitivamente collegata a superfici ambientali contaminate negli studi disponibili” [2].

Al contrario, è invece efficace il meccanismo dell’infezione diretta: una nuvola continua di microgoccioline lanciate a una o due metri di distanza da starnuti e colpi di tosse di una persona infetta, per due o tre settimane! Centinaia di ore di effusione di contagio diretto; altro che superfici, maniglie, borse, sedili…

L’uso dei guanti in lattice può addirittura peggiorare la situazione: è consigliato negli ambienti sanitari, non per il pubblico: mille volte meglio lavarsi le mani.

Anche il distanziamento sociale deve essere messo in pratica con un pochino di intelligenza: obbligarlo tra conviventi e familiari nei luoghi pubblici, che senso ha? Sono stato fermato da uno zelante carabiniere perché sul sedile posteriore del mio motorino c’era la mia adorata moglie, con cui convivo da cinquant’anni!

Non abbiamo mai smesso di dimostrare che quello che serve è lavare, la disinfezione è utile solo dopo il lavaggio accurato e dovrebbe essere destinata solo agli ambienti ad alto rischio come gli ospedali.

Finora, tutte le sere e con diligenza, ogni piccolo imprenditore di ufficio, bar, negozio di parrucchiere, ristorante, lavava per terra, i tavoli, le sedie, le scrivanie. L’Oms ci dice che è sufficiente continuare così, lavando ogni giorno tavoli, sedie e scrivanie come si faceva prima [4]; non serve acquistare costosi macchinari di disinfezione o contrattare ditte specializzate con le loro vistose tute bianche.

Bene le mascherine, la distanza, il lavaggio delle mani, ma che ce ne facciamo dei disinfettanti, delle sanificazioni a tutto spiano? Riusciamo a distinguere l’ambiente sanitario, l’ospedale, dalla nostra casa, dal luogo di lavoro, dai parchi giochi dei bambini? Le regole necessarie non sono le stesse.

Eppure potevamo prevedere che tante persone si sarebbero fatte trascinare a “proteggere la propria persona“ andando ben oltre le regole dimostrate scientificamente: invece della responsabilità intelligente si è risvegliata la diffidenza verso il prossimo, l’idea che il vicino è un potenziale untore, l’arroccamento nel proprio ambiente personale, nell’intimità della famiglia, nel proprio spazio definito: l’altro diventa un potenziale nemico. Così prende spazio una politica della paura invece di una politica della responsabilità, le persone trattate come bambini che necessitano del poliziotto con la multa facile, piuttosto che essere informate e coinvolte nel mettere in atto comportamenti responsabili.

Certo “e grida ci sono” (di manzoniana memoria), ma anche le libere interpretazioni, diverse per regione e per comune. Siamo arrivati alle indicazioni estreme: dal parrucchiere la signora deposita la borsa e la giacca in due buste di plastica, che si vede riconsegnare dopo la messa in piega. Sarà poi la cliente a dover smaltire in proprio le buste [5].

Insomma, almeno nella fase tre possiamo provare a rimettere in funzione i neuroni migliori?

Possiamo promuovere l’intelligence degli studi epidemiologici analitici rapidi che rispondano alle sacrosante domande dei cittadini? I dati ci sono, sono stati raccolti centralmente, casomai sarebbe il caso di costruire una sacrosanta struttura di open data, pubblica e accessibile, permettendo il contributo scientifico dai tanti bravi epidemiologi del nostro paese.

Da tempo sappiamo che la nostra sicurezza non dipende dall’odore di alcol o varechina, e nemmeno dalla corsa ad analisi immunologiche o speranze vaccinali, ma dalla pronta risposta dei servizi territoriali, su cui dobbiamo investire per identificare, isolare e tracciare i contatti della persona sospetta infetta. Insomma, la nostra sicurezza dipende dalla dimenticata epidemiologia di campo che pure tanto ha contributo alla nostra migliore qualità di vita.

Liberamente estratto e rielaborato da scienzainrete.it

Bibliografia

[1] Rapporto settimanale ISS monitoraggio fase 2 settimana 4-10 maggio 2020 http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato8140198.pdf

[2] Cleaning and disinfection of environmental surfaces in the context of COVID-19 WHO Interim guidance 15 May 2020

[3] ECDC TECHNICAL REPORT Disinfection of environments in healthcare and nonhealthcare settings potentially contaminated with SARS-CoV-2 March 2020

[4] CDC GUIDANCE FOR CLEANING AND DISINFECTING PUBLIC SPACES, WORKPLACES, BUSINESSES, SCHOOLS, AND HOMES may 7 2020

[5] INAIL ISS: Documento tecnico su ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive del contagio da SARS-CoV-2 nel settore della cura della persona: servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici, Roma maggio 2020.