Affrontare una crisi annunciata, cercando di non farsi prendere troppo impreparati

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Una riflessione di Paolo Brandi – che va ben al di là delle posizioni di ciascuna singola amministrazione comunale – sul tema del lavoro e della ripresa da una crisi, che in verità è per il momento solo annunciata, ma che tutti temiamo si abbatterà sulla nostra economia come uno tsunami.

Vi sembrerà strano, ma mi sento di sottoscrivere buona parte delle dichiarazioni che il sindaco Agnelli ha rilasciato al Corriere di Arezzo sul tema dei lavoratori stagionali in agricoltura.

Raramente intervengo su questioni locali, altri, in questo momento, sono più titolati di me a prendere posizione. Tuttavia, questa volta, le parole di Agnelli mi hanno pungolato per più motivi: il primo è che parla di un settore fondamentale della nostra economia, il secondo è che tratta del problema del lavoro, il terzo è che affronta un tema attuale e, in ultimo, esamina il ruolo di un’amministrazione comunale per garantire lavoro e occupazione.

Il suo appello agli imprenditori del territorio è semplice: “assumete manodopera italiana per i lavori agricoli”. Concordo, mai come in questo momento è necessario garantire il lavoro della nostra gente. C’è però un argomento che sfugge ad Agnelli ed è quello che il lavoro nei campi non è solo fatto di “buone braccia” ma anche di specializzazione ed esperienza. In certi casi gli stagionali sono manodopera qualificata, che sa utilizzare determinati macchinari o ha il patentino per i trattamenti. Nondimeno le cifre sono tali da poter realmente individuare in questo settore ampie possibilità d’impiego. In Toscana, secondo le stime delle associazioni di settore, mancheranno almeno 22mila operai agricoli per la raccolta di ortaggi e frutta in primavera ed estate, lo spazio dunque esiste.

Un’altra cosa che Agnelli non rileva è che il lavoro non è solo un diritto ma anche un dovere. In particolare per chi percepisce, a vario titolo, aiuti e sussidi da parte dello Stato. Detto in altre parole il reddito di cittadinanza, deve essere collegato al lavoro. Non basta appellarsi alla buona volontà degli imprenditori agricoli, ci vuole un supporto da parte delle istituzioni con soluzioni che favoriscano un lavoro più flessibile, alleggerendo la burocrazia e ripristinando, proprio per favorire la manodopera locale, il meccanismo di voucher in agricoltura.

C’è un punto che però mi trova distante dal ragionamento di Agnelli. Quando afferma che un sindaco non può fare molto per creare lavoro. Non è così. Un’amministrazione locale può fare molto. In che modo? Creando le condizioni affinché un territorio sia appetibile per le imprese, ne abbiamo esempi in comuni vicini. E non è un caso che Castiglioni abbia perso il primato di polo produttivo della Valdichiana. Un comune può utilizzare la leva del fisco per stimolare il commercio, l’artigianato e il turismo. Può trasformare la cultura in occupazione e non in mero divertimento.

Oggi ci rendiamo conto di quanto le aziende siano importanti per un territorio, perché creano ricchezza diffusa e sviluppo. E per un territorio come il nostro sono ancor più importanti quelle imprese che mettono in sinergia agricoltura e industria.

A Castiglioni non si è mai riflettuto abbastanza su quello che ha significato la perdita dello zuccherificio in termini di occupazione, fissa e stagionale, di reddito agricolo, d’indotto. Forse è da questo che dobbiamo ripartire, oltre che dai posti degli stagionali in agricoltura”.

PAOLO BRANDI