Sul web e nel mondo della cultura e della politica, si moltiplicano le dichiarazioni per la scomparsa di Enzo Gradassi

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Luigi Alberti, giornalista: Ci eravamo sentiti tre settimane fa. Da anni lottava contro un male terribile. Ha affrontato la malattia con grande spirito, a testa alta senza tralasciare l’attenzione per le sue grandi passioni: La Storia e il Calcio. Su fb i suoi post con i risultati della squadra del cuore erano diventati un cult. Con Enzo si poteva parlare di tutto e strano a dirsi, coltivavamo le stesse passioni. Ma sulla Juve non transigeva. L’altro suo momento di grande spessore è stato il culto della Resistenza. Stava concludendo un inedito sulla tragica fine dei fratelli Tani. Una ricerca condotta con assoluto rigore scientifico con Santino Gallorini. I suoi scritti su quel periodo hanno segnato una generazione visto che ha descritto i fatti che hanno caratterizzato la nostra terra con grande documentazione e rigore. Per non parlare del libro sul capitano Magri, l’ufficiale che disse di no ai Repubblichini. Ma il libro che lo ha maggiormente coinvolto è stata la storia sulla vita di Gnicche, il bandito aretino che divenne quasi una leggenda. Quando avevo un dubbio spesso lo interpellavo. Mancherà a tutti. Ciao Enzo, la terra ti sia lieve.

Ivo Brocchi giornalista. Un altro pezzo della nostra storia se ne è andato: Enzo Gradassi. Enzo è stato un collega, un amico, un compagno. Lo conoscevo dall’infanzia perché abitava davanti a casa mia. Poi nei primi anni ‘70 insieme nei movimenti giovanili della sinistra (nella foto, chi in quegli anni c’era, riconoscerà molti ragazzi e ragazze impegnati in politica). Enzo è stato un pilastro dell’ufficio stampa della Amministrazione Provinciale negli anni della chiusura dei manicomi, diventando uno dei più accreditati cronisti di quella incredibile vicenda umana e sociale. Ha collaborato con giornali e riviste. Ha scritto libri ricchi di ricerca storia: odiava non essere preciso. E’ stato antesignano nel voler valorizzare la “civiltà contadina”, progenitrice della attenzione di oggi alle buone pratiche in agricoltura. Poi la sua grande passione per la storia del secolo scorso, dalla lotta di liberazione nella nostra provincia alla infinità di personaggi passati alla storia. Enzo ha sempre avuto il coraggio delle sue idee. Anche quando negli anni sono passate di moda. E’ stato un uomo profondamente ironico. Ha lottato come un leone contro la malattia. Anche lui come tutti aveva dei difetti: ad esempio era juventino. Ma oggi non mi interessa più discutere di questo.

Ciao compagno Enzo.

Alfio Nicotra giornalista e noto politico. Caro Enzo io devo solo ringraziarti. Da non aretino ho imparato la storia popolare, contadina ed operaia dell’Arezzo che fu dai tuoi racconti, veri e propri libri o “acquarelli” che ogni tanto scrivevi su Facebook. Sei stato uno dei principali storici della Resistenza e dell’antifascismo di Arezzo e provincia. Non c’è lapide del territorio sulla quale tu non hai ricostruito la storia. Uomo del PCI hai vissuto dalla fine di quella storia non perdendone mai la memoria e l’insegnamento. Quante risate e scherzi ci siamo fatti fingendo di litigare di calcio, tu cuore juventino, io viola…. Ti piaceva eccedere in campo calcistico, sia perché ti eri innamorato della squadra più forte, sia perché li ti lasciavi andare e parlavi semplicemente, come dicevi tu, da tifoso. Mancherà la tua saggezza, curiosità, capacità di farsi ascoltare anche da pubblico e istituzioni molto lontane da te. Hai anche affrontato la malattia con grande dignità, non rinunciando a gridarla con forza quando, per una assurda ristrutturazione della ASL, i malati oncologici sarebbero stati costretti a farsi curare facendo, a turno, il tour della provincia. Enzo scrittore, storico del popolo e delle sue tradizioni, compagno di lotta e amico di chiacchierate sul mondo e sul calcio. Mi mancherai tanto e mancherai soprattutto alla tua città che hai amato fino alla fine. Ad Ilaria e a tutti i tuoi cari un fortissimo abbraccio. Chi ha compagni non morirà.

Il nostro ricordo di Enzo Gradassi di Luciano Ralli, capogruppo Pd; Francesco Romizi, Capogruppo Arezzo In Comune;  Alessandro Caneschi, Segretario comunale PD e Francesco Ruscelli, Segretario provinciale Pd. E’ difficile lasciare segni. Lo si può fare con l’impegno civile, con la passione umana e politica, con gli scritti e le riflessioni. Enzo Gradassi  lo ha fatto con tutto. E un filo ha legato ogni sua azione: l’essere giornalista. Mestiere difficile che nei decenni ha perduto una parte della sua anima ma questo non è mai accaduto ad Enzo che ha vissuto il suo lavoro come studio, approfondimento, ricostruzione, rispetto della verità acquisibile e quindi possibile. Grazie Enzo per il tuo lavoro e per quanta memoria hai lasciato a tutti, impedendo che la frenesia e la superficialità cancellassero  irrimediabilmente le tracce della nostra storia.

ANPI in lutto per la scomparsa di Enzo Gradassi. “La perdita di Enzo lascia un vuoto incolmabile.” Così Gianni Sarrini, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Arezzo commenta la scomparsa di Enzo Gradassi, giornalista, ricercatore, storico e memoria della Resistenza aretina. Era nel direttivo di sezione dell’Anpi e aveva fatto parte del Comitato provinciale. Gradassi avrebbe compiuto 70 anni la prossima settimana. Di origine contadina, cosa di cui andava orgoglioso, aveva lavorato in Provincia prima come addetto stampa e poi presso l’assessorato alla cultura, si era dedicto alla ricerca storica e aveva pubblicato molti libri ed articoli. Al suo lavoro presso l’amministrazione provinciale dobbiamo fra l’altro la collana editoriale “Provincia di Arezzo: arte cultura storia”, numerose mostre documentarie e il “Museo virtuale dell’antifascismo e della resistenza.“ A breve sarebbe uscita la sua ultima minuziosa ricerca, condotta assieme a Santino Gallorini,  sulla cattura ed il successivo assassinio dei fratelli Tani e di Aroldo Rossi, il 15 giugno 1944, nel carcere di Arezzo. “Enzo non amava la retorica, – prosegue Sarrini – e diventa difficile ricordarne la figura senza rischiare di cadervi.  Aveva conosciuto e intervistato molti dei protagonisti dell’antifascismo sia degli anni ’20 sia della Resistenza. Per noi era una fonte inesauribile di consigli, notizie e, coerentemente con il suo carattere, rimbrotti sempre costruttivi. Aveva spaziato su molti temi, riportando alla luce personaggi sconosciuti ai più. Mi rimane difficile pensare al futuro senza di lui.” “A nome della sezione aretina e del Comitato provinciale dell’Anpi – conclude Sarrini – rivolgo il più stretto abbraccio alla compagna, ai figli e quanti, e sono tanti, che hanno voluto bene al questo geniale, appassionato e competente studioso.” La salma si trova esposta presso le Cappelle della Misericordia di Arezzo. Le esequie si terranno martedì 19 maggio alle 17 presso il roseto del tempio crematorio del cimitero di Arezzo.

La Federazione di Arezzo del Partito della Rifondazione Comunista si unisce al cordoglio per la scomparsa di Enzo Gradassi. Enzo è stato uno dei principali studiosi della storia popolare di Arezzo e delle sue valli, delle lotte contadine ed operaie, della Resistenza e più in generale dell’antifascismo. Con lui scompare un punto di riferimento per la sinistra aretina, non solo per essere stato un militante autorevole del PCI, ma anche per la capacità che aveva di raccogliere intorno alle sue ricerche e alle sue fatiche letterarie l’attenzione verso la storia del movimento operaio, con l’intenzione di non disperdere né la memoria né l’importanza delle sue conquiste. A lui la gratitudine dei comunisti e degli antifascisti aretini, con l’auspicio che l’eredita da lui lasciata nell’impegno per tenere viva la memoria venga raccolta, custodita e diffusa quanto più possibile. Enzo ha affrontato la malattia con grandissima dignità, non facendo mancare la sua denuncia quando si è cercato di smantellare o rendere meno accessibili servizi essenziali, come quello ai malati oncologici, del nostro sistema sanitario pubblico.

A sua figlia Ilaria e a tutti i suoi cari va l’abbraccio fraterno dei comunisti di Arezzo.

 

Arezzo 2020, il tempo di cambiare: Ciao Enzo

Dopo aver combattuto la malattia per tanti anni con la forza dei suoi affetti e dei suoi libri, alla fine Enzo Gradassi ci ha lasciato.

Arguto e meticoloso, pungente e selettivo, nei suoi libri Enzo è stato scrittore essenziale quanto nella vita prodigo e veritiero affabulatore di cronaca e storia. Partigiano nel senso migliore, cioè colui che sa vedere ragione e torto e decide di schierarsi dalla parte giusta, pur senza disconoscere le contraddizioni che vita e storia ci presentano. E partigiano nel voler ricostruire fino al dettaglio vari accadimenti della Resistenza aretina per consegnarli a chi ignora, a chi dimentica, a chi non vuole che si ricordi.

Enzo Gradassi è stato giornalista, ricercatore delle tradizioni popolari e poi scrittore di varie storie della nostra terra, indagate con la passione dello scopritore e lo scrupolo dello storico e poi raccontate con stile asciutto e senza prosopopea. Dalle sue tante storie “minori” sono emerse vicende umane, politiche, sociali che spiegano e imprimono la cifra alla storia “grande”.

Per molti aretini Enzo è stato un amico e un compagno, per altri un impareggiabile narratore di tante nostre radici. Per tutti un uomo verso il quale serbare riconoscenza e affetto.