Sono perplesso, anzi scioccato. Una vita vale 10 anni.

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Apprendere che l’assassino della povera brasiliana, da lungo tempo residente in Arezzo, massacrata alcuni mesi fa in zona Santa Maria è stato condannato a 10 anni -che poi diventeranno 6 e mezzo per buona condotta-mi stupisce.
Naturalmente non sono un tecnico della giurisprudenza e dei tribunali, sono solo un cittadino che si è informato attraverso la stampa locale e che è davvero scioccato realizzando che la vita di una persona assassinata deliberatamente valga una condanna con una permanenza in carcere irrisoria.
Una condanna di questo tipo potrebbe spingere qualcuno a farsi giustizia da solo in un episodio simile nel futuro.
Parole forti, forse, ma non capisco e non trovo linearità con altre sentenze per atti simili negli ultimi anni nel nostro territorio.
Rudy Guede è stato condannato a 30 anni per l’assassinio della povera Meredith Kercher: mi parve una condanna frettolosa, la ricerca di un capro espiatorio che fra l’altro veniva indicato come autore del crimine in concorso. Comunque condannato a 30 anni in primo grado, quando vennero condannati anche altri due individui lungamente indagati; condanna ridotta a 16 anni nei gradi successivi quando quegli altri due sono stati assolti. Mah..
Piter Polverini fu condannato in primo grado sempre con rito abbreviato a 16 anni per l’assassinio della povera Katia Dell’omarino in quel di Sansepolcro che nella mia mente ha delle fortissime similitudini con il fatto di Arezzo. Sempre una storia di relazioni sessuali a pagamento, la presunta minaccia di “sputtanamento”, ma in quest’episodio non vedevo una premeditazione. Anche lui non si era costituito, ma anche lui ha confessato dopo l’arresto e da allora in carcere si comporta bene.
Per come fu raccontata questa brutta storia di Santa Maria, l’autore -che intratteneva relazioni sessuali con la brasiliana- percorse 40 km per piazzarsi sotto casa della vittima, aspettare il momento giusto per salire da lei con una sbarra -per rompere la porta fosse stata chiusa, quindi non una scatola di cioccolatini-, percuotere la vittima sino ad ucciderla adducendo il timore di essere sputtanato, dissimulare la morte come risultato di altro reato, compreso un simil strangolamento, e stare nascosto per due settimane. Solo quando lo hanno arrestato ha confessato. Una confessione che chiaramente non può essere confrontata con quella della sua vittima.
Una donna mingherlina che non poteva opporre resistenza ad un uomo con una sbarra in mano.
Ho anche letto la lettera di scuse che mi sembrava più indirizzata alla famiglia dell’assassino che non ai familiari della vittima. Gli hanno dato le attenuanti generiche, credo compresa la provocazione per minacce di sputtanamento.
La giustizia della Repubblica italiana, nonché il funzionamento degli organi inquirenti suscitano dubbi da che ho memoria.
Difficile capire come si possa consentire risse fra spacciatori senza mascherine in un momento in cui la popolazione è a casa, quindi vede e  denuncia, mentre le strade sono sgombre e permettono un rapido afflusso. Ma poi qualcuno se la spassa con il drone inseguendo i runner solitari.
Sgradevole leggere di incomprensibili sanzioni elevate a causa degli incomprensibili Dpcm. Tipo la multa al barista che ha portato il caffè a tre poliziotti, leggere per stupirsi.
Questi due mesi di distanziamento di sicurezza stanno sicuramente elevando il livello di rissosità, me lo dicono coloro che assistono a episodi di nervosismo con elevata frequenza. Al supermarket o dinanzi alle banche.
Forse questo il motivo per cui il sindaco di Arezzo pretende la puntuale comunicazione dei dati anagrafici dei cittadini di Arezzo che, sottoposti al tampone coronavirus, siano risultati negativi. Ma questa è storia da fori de’ capo.