Lettera: le patate al tempo del coronavirus

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Ogni tanto guardo la tv. L’ altra sera appena accendo mi trovo di fronte il Presidente del Consiglio. Giuro, nulla sapevo che era previsto un suo nuovo discorso urbi et orbi. Una mia vecchia amica mi ha detto: pianta le patate mio padre diceva che in tempi di magra sono utili, chi ha un campo se la cava sempre. E così mi sono data a coltivare l’ orto.

Fatto sta che la sera il contadino è  stanco e si butta sulla poltrona e vede quello che gli passano perché non ce la fa ad alzarsi per un bel po’.  Cosi ho ascoltato il Presidente del Consiglio italiano impossibilitata a muovermi.

Ora, è vero che si trova di fronte a sfide pesanti, che è  uno che faceva il professore di scuola, lo è  anche l’ Università, ma quel tono da chiacchierata con gli alunni, rivolgendosi agli italiani, potrei dire anche il tono del capetto boy scout, è  stucchevole. Lui vuole sedere sulla poltrona che gli hanno dato, non è  fuggito in un momento così tremendo, deve comportarsi da uomo di Stato. E già  nel suo tono da maestro si capisce che non è.  Non ci deve spiegare la lezione, “si fa così perché  così, perché hanno consigliato cosi ” deve dire chiaramente la sua decisione e prendersi ogni responsabilità  sulla sedia/poltrona c’è  lui non noi. Poi i discorsi sono chiari se brevi. E lui che è  un avvocato, dovrebbe saperlo. Invece ci spiega i commi del decreto: i parrucchieri aprono il 1 giugno. I parrucchieri lo leggeranno da soli,  o lo dirà il Ministro in tv, il Presidente del Consiglio dovrebbe dirci perché  ha deciso così,  senza tirar fuori 100 commissioni ad hoc. Il che vuol dire che si piglia la colpa, se il 4 maggio i contagi salgono di nuovo. Ed è  evidente che non lo vuol fare.

Secondo punto, ancora non riuscivo ad alzarmi dalla poltrona, Alessandro Sallusti, attuale direttore del IL GIORNALE, commenta ad una trasmissione subito dopo: ci saranno le sommosse in piazza, il governo non ha pagato ancora la cassaintegrazione e le partite iva come promesso, le banche sono lente sui prestiti bancari a garanzia statale…etc le imprese erano già  in crisi non ce la faranno.

Io alle Sommosse in Piazza in Italia non ci credo mai! Noi non siamo gente da sommosse perché  dallo Stato non ci aspettiamoci niente solo la solita presa di c..come è  andata anche questa volta e sono sicura che come non stupiscono, ma solo annoiano le parole di un Re travicello come Conte, così  vale per molti miei connazionali. La storia patria ci insegna che è  meglio cavarsela da soli, come siamo e l’ attuale governo come i precedenti ci fanno affidamento al genio “del fai da te” italiano. Per farvela breve, ci saranno parrucchieri e barbieriche vanno a tagliare capelli per le case per no  chiudere il negozio, ditte che lavoreranno, e già  lo fanno,  nell’ombra. Se no come le pagano le tasse a giugno? Il governo non  ha pensato a rinviare almeno di un anno la tassazione e le altre gabelle, le cartelle Equitalia ad esempio, neppure in un simile casino. Se no tutti questi gran dobloni 450 miliardi di euro una volta, 200 miliardi di euro un’altra dove li piglia? Chiudo. Il re del lusso in Francia, si è  tagliato stipendio e dividendi per supportare il suo impero commerciale e i suoi dipendenti alla fine. Gli rimarranno certo i soldi per fare la spesa, non dubito, ma meno ricchi però in condizioni buonine, perché  non viene in mente lo stesso ai nostri giudici costituzionali,ai nostri manager statali super pagati, a molti giornalisti o speakers della rai, il presidente del Consiglio? Una goccia nel mare? Si, ma un segno che lo Stato esiste.

Elisabetta Galeffi