Requisita ennesima spedizione di mascherine ordinate questa volta da una ditta aretina. Risultato: gli esportatori stanno escludendo il mercato italiano dalle loro vendite.

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Questa è l’Italia delle follie politiche: mentre si sequestrano in tutta Italia mascherine senza il marchio CE, la Lombardia ammette l’uso dei foulard e delle sciarpe come dispositivi di protezione.

E’ di questa mattina la notizia che l’agenzia delle dogane ha requisito un carico di mascherine ordinate e già pagate in Cina da una ditta aretina, per destinarle alla protezione civile.

Se a due mesi di distanza dall’inizio della emergenza, siamo ancora ridotti a questi mezzucci da repubblica delle banane, da cittadino italiano sono seriamente preoccupato.

L’ammissione che non abbiamo dispositivi di protezione sufficienti ai bisogni reali della popolazione, le ripetute requisizioni di tutto ciò che entra ed esce dalle nostre dogane, unito all’obbligo di procurarsene una, renda la dimensione del totale fallimento sociale, giuridico, economico, sanitario e politico del nostro paese.

La Toscana ha distribuito due mascherine usa e getta (significa che andrebbero gettate dopo 4 o 5 ore di utilizzo se non prima) e contemporaneamente pone il loro uso obbligatorio per uscire di casa, mentre lo stato requisisce per sè, tutte quelle che i cittadini riescono ad acquistare all’estero. Non solo: alle ditte che producono beni essenziali si fa obbligo di rispettare misure di sicurezza stringenti e di fornire dispositivi di protezione al personale, ma da un lato lo stato non è in grado di fornirli manco a se stesso, mentre dall’altro rende impossibile riuscire a procurarsene in modo legale e questo solo perché i nostri super-pagati dirigenti pubblici non sanno fare ordini all’estero, pur sapendo come fare a requisire gli ordini degli altri.

E’ ormai chiarissimo che sono capaci solo di scrivere complessi bandi ma non sono in grado di alzare il telefono, chiamare Shenzen e trattare con aziende straniere, anche per la scarsa dimestichezza con l’inglese. D’altra parte han vinto un concorso in diritto amministrativo o delle carte bollate.
 
Il problema dei bandi è che vengono vinti da intermediari esperti di cavillocrazia ma che non fanno altro che aggiungere costi e ritardi rispetto ad un ordine inviato direttamente ai produttori

E’ di ieri la notizia che una ditta aretina di biocomponenti, non può esportare i suoi prodotti solo perchè la prefettura, a ranghi ridotti per il Covid, non può autenticarne l’uscita (un timbro). Aggiungiamo danni ai danni. Mettiamo in ginocchio del tutto questo disgraziato paese, in nome di una immarcescibile burocrazia! Gli stipendi ai burocrati li pagano i contribuenti. Comincino pure a preoccuparsi.

Chi pensa di governare a colpi di grida mazoniane, dovrà prima o poi fare i conti con la storia e soprattutto con il diritto

Sarò molto curioso di sapere quante sanzioni emesse in questi giorni, riusciranno a superare il vaglio del giudizio di merito. Secondo me nessuna!

Se è pur vero che nulla in Italia è piu’ stabile del provvisorio, spero tuttavia che la decretazione di emergenza abbia finalmente fine e si ritorni ad applicare le leggi dello stato, che non può per troppo tempo fare la parte dello sceriffo di Nottingham, senza perdere credibilità e soprattutto quella autorevolezza che resta sempre alla base del contratto sociale.

P.C.