Anche io sarei incazzato. Il Ghinelli: quando ha ragione, ha ragione.

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Sì, dover annunciare 10 contagi in un territorio che sinora pareva riuscito a contenere i casi di contagio non può far piacere; ancora meno quando 6 di questi contagi riguardano residenze per anziani e soprattutto quando i tamponi sono vecchi di 8 giorni.
Fu molto lo stupore quando alla Usl dovettero confermare che c’erano problemi con l’esecuzione delle analisi dei tamponi a causa della mancanza di reagente. Che si sarebbero messi in pari per Pasqua. Che vi erano aspettative che i risultati sarebbero ricaduti quella fascia “tranquillizzante” che da giorni accompagnava il bollettino dei nuovi contagiati cittadini.
Ghinelli ha detto che le sue parole avevano anche sapore di polemica, credo volesse dire che era incazzato. Caso mai lo dico io per lui, di polemiche me ne intendo. Questo non è il caso, chiaramente il sindaco ha sottolineato come alcune persone possono aver inconsciamente contribuito alla diffusione del contagio vanificando l’attenzione che un intero territorio pone nel rispetto -anche attraverso le imposizioni discutibili sanzioni- delle buone pratiche.
Ci sono segnali di contagi anche in altre residenze per anziani in Val di Chiana, tamponi recenti e disseminazione di positività fanno paura, di questo virus conosciamo poco, soprattutto -direi- la sua capacità di nascondersi e pur rimanere vitale. Mia moglie mi ha detto che andando in farmacia in centro ieri ha trovato “il mondo”, come temevo la paura di andare a fare due passi da soli ai giardini spinge molti andare a fare gli stessi due passi dove ci sono i negozi al fine di giustificare la presenza all’esterno: pensare di gestire con la politica sanzionatoria quella che è situazione di kafkiana assurdità; norme, prescrizioni, suggerimenti, ordini impartiti da giornalisti che finiscono per far optare per le attività che comportano proprio il maggior rischio di diffusione del contagio.
Sono evidenti le troppe interpretazioni dei Dpcm, nell’ambito della stessa città: sabato tutori dell’ordine volevano sanzionare (forse meglio fucilare alla schiena) una aretina che aveva comprato una pianta da fiore al mercato Giotto. Vi lascio immaginare lo stupore di chi aveva visto altri tutori dell’ordine passare davanti a quel banco del mercato senza rilevare alcun problema. Al cittadino deve essere ormai conferita la patente di beatitudine, destreggiarsi fra letture discordanti dello stesso provvedimento è oramai divenuto quotidiano.Per inciso, ho sentito anche il segretario camerale, Giuseppe Salvini, e credo che abbia fatto una riflessione corretta circa l’utilizzo dei codici ateco per l’apertura delle attività: conta più la capacità di operare nel rispetto delle precauzioni che non il rientrare in un cluster statistico che difficilmente rispetta l’interezza aziendale.
Circa la lentezza dei tamponi è evidente che nessuno poteva immaginare che ad oltre 1 mese da diffondersi dell’epidemia potesse mancare il componente fondamentale per le analisi; ma è altrettanto evidente la lentezza con cui sono stati forniti i dispositivi di protezione agli operatori. Pare che l’organizzazione prosegua con criteri burocratici che non si sono adeguati alle caratteristiche del problema: basta pensare alle ore consecutive che un operatore deve passare dentro lo scafandro di plastica, ora che si va verso il caldo, la vita sotto i tendoni dei triage imbustati da capo a piedi non può seguire ritmi pensati per altre attività. È evidente che qualcuno ha toppato e la colpa ricade obbligatoriamente sul vertice della struttura, ma debbo tenere distinte le responsabilità e confidare che quanto accaduto serva per non ripetere gli stessi errori, ma anzi migliorarsi. Il corona virus non ci lascerà presto, la ripartenza delle attività porterà fasi di infezioni che devono essere combattute con indagini accurate e rapide.
Nel frattempo spero che molti di quei risultati siano falsati, falsi positivi. E auguri di rapida guarigione a tutti.