Eroi sì, ma fuori dalle balle. Rigutino ed il gran rifiuto.

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La Usl Toscana sudest aveva individuato l’hotel Planet di Rigutino come luogo per accogliere convalescenti ospedalieri da corona virus, paucisintomatici e persone che in quarantena necessitavano di ambiente isolato.
Il sindaco di Arezzo -di cui Rigutino è frazione- aveva espresso la sua contrarietà a questa scelta senza meglio specificare le motivazioni, quasi rifendosi al buon senso (suo? dei medici? dei rigutinesi? boh…). Questa posizione ha poi trovato la via di uscita quando, in seguito a “apposito” approfondimento di indagini da parte della Usl, si è ritenuto quel complesso immobiliare inadeguato ad ospitare quelle persone poiché il sistema fognario non è efficiente.
Giubilo da parte di alcuni, stupore e contrarietà da altri quando si è compreso che la contrarietà non si basava tanto su presupposti clinici, ma piuttosto sulla non accettazione da parte di alcuni residenti di quella sistemazione. Sì, la motivazione tecnica legata alla adeguatezza del sistema fognario non è insorta ieri, ragionevolmente è un problema che si trascina sin dalla costruzione di quel blocco immobiliare, oltre 20 anni fa: il problema degli scarichi fognari era stato evidenziato da cittadini da molti anni e non aveva mai trovato orecchie disposte ad ascoltare, cito l’amico Santino.
È infatti bizzarro che sia la Usl a sfruttare questa carenza per fare marcia indietro, s’aggrappa a una mancanza del partner istituzionale. Sarebbe stato ragionevole fosse il Comune anni fa a contestare questo problema e risolverlo. Pare invece che non vi sia alcun contenzioso, le proteste dei cittadini per lo scarico a cielo aperto di quella struttura sono sempre state ignorate.
Mi sono trovato in scontro dialettico su Facebook con un sostenitore della azione del sindaco che di fatto rimarca come la motivazione tecnica sia soltanto escamotage per poter fare marcia indietro rispetto alla levata di scudi che ha visto protagonisti Ghinelli ed alcuni dei suoi supporter.
Una posizione che puzza (appunto) perché non è stata contestata la valutazione del rischio conseguente alla presenza di queste persone, si cercava sic et simpliciter un modo per impedire che lì andassero a trascorrere la convalescenza persone che sono nella fase conclusiva della infezione o altre persone che avevano difficoltà a trascorrere il periodo di isolamento indicato dal servizio di igiene. Chiunque ha diritto di essere sicuro che scelte di questo tipo rispettino parametri di cautela nei confronti di terzi, che nello specifico si sarebbero trovati a andare nella farmacia lì accanto o simili.
Anche a me pareva ce ne fossero di alberghi meglio sistemati, anche in pieno centro città. Voglio dire, ce ne sono di alberghi più vicini nel raggio che separa il San Donato da Rigutino, forse nessuno si era dichiarato disponibile, indirettamente lo ha detto un sindaco così vicino al mondo degli albergatori tant’è che si stanno valutando le offerte provenienti dalla diocesi.
La scappatoia individuata fa venire invece il dubbio che il sindaco abbia spinto per far cambiare idea al servizio di igiene e li abbia incentivati: incredibile che la Usl si sia messa a studiare progetti e esecutivi di un complesso il cui procedimento amministrativo sarà stato archiviato ai tempi della lira e che a occhio doveva rispettare le previsioni di legge. La Usl ha copia della intera documentazione di tutti gli immobili nei suoi uffici? Glieli ha passati il Comune? E che si contesti un immobile che il Comune lascia utilizzare? Delle due una, comunque toppa peggio dello strappo.
Ma probabilmente nessuna garanzia sarebbe stata sufficiente per alcuni abitanti di Rigutino che rifiutavano l’idea stessa della presenza (pur chiusi e ristretti) di persone contagiate: una dinamica comprensibile che richiama l’acronimo “nimby” ossia not in my backyard ossia non nel giardino di casa mia. Atteggiamento ricorrente per esempio nel caso della energia atomica da centrali dove il rifiuto non è per l’energia atomica, ma per il posizionamento delle centrali. Specifico timore potrebbe essere la presenza della squadra olimpica di sputo da finestra che -esperti conoscitori dell’aiuto fornito da refoli e sapientemente disposti- poteva inondare i passanti colle temute goccioline, coi droplets. Oppure la quantità di merda prodotta dai contagiati, oggetto di futuro studio del Sacco di Milano.
Certamente molto sgradevole è che questa diatriba coinvolge anche gli operatori della sanità che possano aver contratto il corona virus.
Da un lato sono eroi, dall’altro stiano fuori dalle balle pur se avessero preso il corona virus combattendolo in 1ª linea e assistendo coloro che ne sono affetti.
Nuovamente approccio nimby, che purtroppo fa capolino qua e là: esplicito rifiuto ad affittare case a medici e infermieri, cartelli appesi al portone di casa invitando anche in malo modo operatori che abitano in quel condominio a levarsi di culo, sanitari che descrivono come la gente che li ha applauditi contemporaneamente li scansa come appestati.
Le parole del mio interlocutore Fb mi hanno particolarmente rattristato proprio per il trattamento che sarebbe riservato agli eroi feriti (ricordo gli oltre 80 medici morti, chissà quanti gli altri operatori sanitari), per lui dovrebbero essere “internati” lontano, in luoghi scarsamente abitati. A me casomai delude il livello di sistemazione offerta in Rigutino (certo non cinque stelle o resort): persone come quelle -anche se direbbero di aver fatto né più né meno il loro dovere- avrebbero diritto ad una sistemazione più “lussuosa”. Idem per una cassiera o un postino.
In generale ritengo anche sia piuttosto sbagliato relegarle in culo al mondo perché se ne ostacolerebbe qualsiasi trattamento medico d’urgenza che potesse richiedersi.
Temo che quanto accaduto intorno al caso di Rigutino abbia colpito molto negativamente le famiglie dei sanitari che al San Donato continuano ad operare: ad esse va la mia solidarietà e la totale presa di distanza dalle parole di sostenitori di Ghinelli.
Diversi si vergognino d’essere aretini ed italiani.