Niente panico! Cani e gatti sono risultati positivi al COVID-19 ma è l’uomo ad infettarli (e non viceversa)

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La notizia di due gatti e due cani contagiati da coronavirus in Belgio e a Hong Kong ha creato un po’ di scompiglio. Ne hanno parlato ieri sera tutti i tg e tutti i principali media italiani. Ma facciamo chiarezza, prima che qualcuno possa fare del male agli animali!

Finora l’Istituto Superiore della Sanità aveva sempre sostenuto che gli animali domestici non potevano essere contagiati e non c’erano evidenze scientifiche che potessero trasmettere il virus all’uomo. Proprio per fare chiarezza ed evitare allarmismi o ancor peggio che si verifichino episodi di abbandono dei propri animali a quattro zampe, lo stesso ISS interviene con un comunicato stampa ufficiale.

“Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione di SARS-CoV-2 che riconosce, invece, nel contagio interumano la via principale di trasmissione. Tuttavia, poiché la sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che gli animali domestici siano, occasionalmente, suscettibili a SARS-CoV-2, è importante proteggere gli animali di pazienti affetti da COVID-19, limitando la loro esposizione”, spiega Umberto Agrimi direttore del Dipartimento sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria.

Quindi, in poche parole rimane fermo un punto fondamentale: non sono gli animali domestici a trasmettere il virus, ma anzi al contrario sono gli esseri umani che possono contagiarli. Ed è importante saperlo perché mentre prima eravamo tranquilli, adesso sappiamo che anche loro purtroppo possono ammalarsi.

“L’elevata circolazione del virus tra gli esseri umani sembra però non risparmiare, in alcune occasioni, gli animali che condividono con l’uomo ambiente domestico, quotidianità e affetto. Al 2 aprile 2020, a fronte di 800 mila casi confermati nel mondo di COVID-19 nell’uomo, sono solamente 4 i casi documentati di positività da SARS-CoV-2 negli animali da compagnia: due cani e un gatto ad Hong Kong e un gatto in Belgio. In tutti i casi, all’origine dell’infezione negli animali vi sarebbe la malattia dei loro proprietari, tutti affetti da COVID-19”, spiega ancora Agrimi. Ma la notizia era già stata diffusa anche dalla virologa Ilaria Capua che in un suo intervento sul Corriere aveva spiegato, ancor prima dei due casi:

“Non mi sorprenderebbe di certo se il virus fra qualche tempo si mostrasse in grado di infettare animali domestici o selvatici, casi che andranno gestiti. La cosa che ci conforta è che praticamente tutte le specie animali suscettibili a coronavirus respiratori sono colpite da forme lievi, spesso delle vie aeree superiori”.

Nei due cani e nel gatto osservati ad Hong Kong, l’infezione si è evoluta in forma asintomatica, si legge ancora nella nota ufficiale dell’ISS.

Il gatto descritto in Belgio ha, invece, sviluppato una sintomatologia respiratoria e gastroenterica a distanza di una settimana dal rientro della proprietaria dall’Italia. L’animale ha mostrato anoressia, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie e tosse ma è andato incontro a un miglioramento spontaneo a partire dal nono giorno dall’esordio della malattia.

“Il rapporto realizzato dal Comitato scientifico istituito presso l’Agenzia federale Belga per la Sicurezza alimentare segnala che nel vomito e nelle feci dell’animale era presente un’elevata carica virale. Questo rilievo unitamente ai sintomi clinici, fa ipotizzare che l’animale, dopo essere stato esposto al contagio da parte della sua proprietaria, sia andato incontro a una infezione virale produttiva, ovvero accompagnata da una attiva replicazione del virus. È opportuno sottolineare che, in tutti e 4 i casi descritti, gli accertamenti diagnostici sono stati condotti mediante tecniche molecolari e, al momento, non sono disponibili dati di isolamento virale, utili a definire con maggiore certezza lo stato di infezione. Tuttavia, in uno dei due cani di Hong Kong la positività degli accertamenti sierologici supporta l’ipotesi che il cane fosse infetto da SARS-CoV-2”.

Vivendo in ambienti a forte circolazione virale a causa della malattia dei loro proprietari, non è inatteso che anche gli animali possano, occasionalmente, contrarre l’infezione. Ma, nei casi osservati, gli animali sono stati incolpevoli “vittime”.

Le raccomandazioni dell’Istituto Superiore della Sanità

“La raccomandazione generale è quella di adottare comportamenti utili a ridurre quanto più possibile l’esposizione degli animali al contagio, evitando, ad esempio, i contatti ravvicinati con il paziente, così come si richiede agli altri membri del nucleo familiare. Gli organismi internazionali che si sono occupati dell’argomento raccomandano di evitare effusioni e di mantenere le misure igieniche di base che andrebbero sempre tenute come il lavaggio delle mani prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo”, spiega ancora Agrumi ricordando che gli animali domestici contribuiscono alla nostra gioia e al nostro benessere, soprattutto in periodi di stress come quelli che stiamo vivendo.
“In assenza di sintomi riferibili a COVID-19 e se non si è in isolamento domiciliare, passare del tempo con il proprio animale domestico e accompagnare il proprio cane nell’uscita quotidiana (nel rispetto della normativa) contribuisce a mantenere in salute noi stessi e i nostri amici animali”.

Ripetiamo quindi, se ce ne fosse bisogno ancora, che non sono gli animali domestici a trasmettere il virus, ma è l’uomo che purtroppo può contagiarli.

Articolo tratto da qui