La signora che abita all’ultimo piano del palazzo di fronte…

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La signora che abita all’ultimo piano del palazzo di fronte, verso le quattro di pomeriggio, inizia la sua corsa sul tetto. Tutti i giorni. E’ un tetto moderno, un lastrico solare si dice, lei fa jogging,  girando, non so quante volte, intorno ad uno dei vecchi locali per le  elettricità o il deposito dell’acqua.

Credo, che senta anche la musica, mi sembra di intravedere un auricolare e comunque ha una perfetta attrezzatura ginnica.

Encomiabile.

Io, che sono poco sportiva, ho passato queste settimana di quarantena: leggendo, con un grande piacere, quello che in altri momenti non riesco a leggere, non vedendo un sacco di gente, senza dovermi inventare scuse, che non avevo alcuna voglia di vedere, lavorando con calma e prendendo una tregua da cose da cui avevo un gran bisogno e voglia di prendere tregua. Infine, guardando la cyclette in camera mia, utile come sempre per appenderci un sacco di roba. Come finisce la pandemia la butto, se non ci sono salita sopra, neppure una volta.

Oggi dicono, alle tv e su internet, che rimarremo sospesi in questo limbo ancora, fino al 13 aprile, qualcuno, il 1 maggio, altri, e poi c’ è chi ipotizza il 15 maggio. Se è necessario, non si può non sottomettersi.

Be’ ho ancora molte libri interessanti, però un po’ di voglia di tornare in pista mi sarebbe venuta.

Così, faccio finta, per un momento, che non sia successo niente e apro un sito internet di prenotazione dei voli, scopro che  esistono ancora, come prima, c’è solo una scritta che mi sembra buffissima: Covid 19, potrebbe avere un impatto sui tuoi programmi di viaggio.

Ah ecco , non ci avevo pensato.

Devono essere rimasti solo quelli del mio sito internet e la signora che ha chiesto, in banca alla mia amica cassiera, “perchè non mi posso avvicinare?”, ad avere dei dubbi sul meteorite che ci è caduto addosso.

Il possibile impatto sul mio viaggio è, che potrei non riuscire neppure ad arrivare all’aereoporto, visti i recenti decreti governativi. Ma credo che se clicco sulla casella “conferma”, il volo e l’hotel me lo vendono. Già questo mi provocherebbe una vertigine di libertà.

Sinceramente, i primi giorni di clausura forzata, avevo mantenuto uno spirito critico, mi interrogavo su le possibili implicazioni sociologiche e psicologiche della reclusione di massa: soprattutto me la ridevo, lo ammetto, di quelli a cui tutto questo casino, scombinava soprattutto una cosa: non potevano andare a fare jogging o in palestra.

Bisogna ammettere che sono stati duri a deporre le armi, ora sono tutti narcotizzati, anche loro, quando esco in macchina per ragioni di lavoro, imprescindibili, non li vedo più lungo la strada, sono scomparsi oppure sono sui tetti?

Dicono, alla TV, che il mondo cambierà totalmente, una volta fuori dalla pandemia. Non so se ci devo credere e, forse, non ci credo. Molto dipende da quanto durerà questa situazione e da quali saranno gli strascichi. Certo, se in Cina a due giorni o tre dalle grandi fanfare per la riapertura, sono subito apparsi nuovi casi di contagio, il futuro non  appare per niente roseo.

 Il mio sito internet, mi comunica che, devo considerare qualche possibile impiccio,  direi che l’impiccio più grosso è che la scienza mondiale barcolla nel buio: sia vaccino che le cure sono molto lontane da venire, almeno su vasta scala.

Mia sorella che è uno dei così detti cervelli in fuga, dal suo laboratorio di una importante Università americana, ogni giorno, mi fornisce notizie di prima mano su tutte le difficoltà del caso coronavirus. Non capisco, quasi, nulla.

Però mi ha raccontato una cosa carina: un suo collega cinese, con cui avevano continui meeting di laboratorio,  fanno i farmacologi, è sparito da prima del propagarsi dell’epidemia. Si è chiuso in casa e non lo vede più nessuno da mesi,. Dice che ha paura.

Quando Renzo esce dal lazzaretto di Milano, dopo che padre Cristoforo ha liberato Lucia dal suo voto di castità, corre felice verso il suo paesello sotto la pioggia, pensando al suo futuro. La peste l’aveva avuta e a Lucia, guarita anche lei, bastavano solo qualche giorno di quarantena. Avevano delle certezze.

Mi sembra, oggi, che il punto è proprio questo: loro non avevano paura. Non c’erano tanti scienziati, pensavano che le cure non esistessero e gli impicci, gli impedimenti, quanto e’ bella questa parola, chi l’avrò pensata?, fanno parte del gioco della vita. Noi abbiamo grandi aspettative, e siamo annichiliti che un virus ci abbia fatto questo scherzo. Cambieremo perché il maligno a mille zampe ci ha fatto sapere che siamo umani? Io, credo che ce ne dimenticheremo appena potremo farlo e il mondo non cambierà affatto,.

Magari se salutiamo la Comunità Europea, con i suoi burocrati cinici, e faremo lo sforzo di ricordare, senza ipocrisie, i meriti di gente capace di incredibile generosità e capacità, nelle peggiori condizioni, allora sarà già abbastanza.

Elisabetta Galeffi