Sulla pelle degli italiani. Tamponi, mascherine e bandiere.

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Ma ‘sto virus doveva proprio venire in periodo di elezioni in Toscana?
Incomincio dal caso bandiere riferendomi al Comune di Castiglion Fiorentino ove il sindaco Agnelli ha tolto la bandiera della Unione europea sin quando non daranno i soldi per la crisi virus.

Scelta che mi addolora perché tramite quella bandiera si rende omaggio ai tanti morti europei, molti dei quali in paesi con i quali condividiamo valori, cultura, abitudini. Una scelta – quella di Castiglion fiorentino – che aborro. Credo che l’esposizione della bandiera dell’UE sugli edifici pubblici sia obbligo quindi vorrò vedere se e chi andrà a sanzionare il Comune di Castiglion Fiorentino e quindi i suoi cittadini per la manovra (copiata da un deputato di Fdi) elettorale e populista del sindaco, il quale sgomita per ottenere posizione di rilievo alle elezioni per la Regione Toscana.

Chissà se quelli che applaudono a questa iniziativa si sono chiesti cosa fare delle centinaia di migliaia di euro che il Comune di Castiglion Fiorentino ha ricevuto dalla Unione europea negli ultimi anni: glieli renderanno?

Il caso mascherine è ancor più foriero di conseguenze: la 1ª linea di difesa contro il virus è costituita dal mondo sanitario che deve obbligatoriamente essere dotato di dispositivi di protezione individuale adeguati.

I primi dati sono sgradevoli: primo campione di 1.167 operatori sanitari di Careggi, oltre il 95% è risultato negativo. Ossia quasi il 5% è positivo. La colossale dormita che hanno fatto i vertici di tutte le istituzioni nazionali e toscane è indicativa della totale impreparazione di questi signori.

Ad Arezzo il sindaco – dopo aver millantato per giorni l’arrivo di mascherine per i dipendenti comunali e coloro che erano esposti nei servizi di pubblica utilità – si è arreso alla incapacità di dotarne questi dipendenti e si è attaccato a quanto gli è stato donato per risolvere un problema che, come credo, era totalmente del sindaco quale datore di lavoro e rappresentante locale in tema di sanità: se le mascherine erano dispositivi individuali di protezione i dipendenti non potevano essere in servizio in assenza di dotazione. Quindi persone a rischio e qualunque problema – speriamo nessuno – potrà emergere si rifletterà anche sulla comunità che sarà chiamata a pagare.

Se viceversa le mascherine sono genere di conforto poteva averle comprate con i suoi soldi visto che non gli mancano oppure poteva – e nessuno avrebbe storto la bocc a- utilizzare quella montagna di soldi sprecata per stampare il giornalino elettorale da € 80.000. Non essendo in grado di risolvere il problema – non c’aveva pensato per tempo, ma boteca che non gli hanno fatto chiudere le scuole quando lui voleva – egli punta il dito verso le mancanze dei servizi sanitari.

Mancanza che naturalmente coinvolge in prima istanza la Regione, se si ammalano medici e infermieri chi assisterà i malati della comunità? Allora il Rossi si è inventato la mascherina “Toscana”, dicendo che – dalle indagini che lui ha citato – è prodotto adeguato alle circostanze.

Si tende tuttavia a dimenticare che questi prodotti sono in attesa di prove e certificazione, test che possono essere effettuati soltanto in un laboratorio in Italia, prove che richiedono 8-15 giorni di esame. I comunicati stampa della Regione parlano di consegne di 500.000 mascherine in 3 giorni; andate a leggerli superando il titolo: troverete che solo 25.000 di queste sono mascherine con requisiti adatti a chi deve fronteggiare il covid. Le altre 475.000 sono mascherine di modesta -se non nulla- protezione.

Mascherine prodotte in autocertificazione, in attesa delle prove che comunque devono essere eseguite: infatti in più di un luogo le rappresentanze sindacali hanno puntualizzato come i dipendenti non si sentono tutelati da questi prodotti. E hanno ragione. Mascherine buone per fare la fila al supermercato. Perchè in attesa di validazione da parte dell’istituto superiore di sanità come quelle della Protezione civile. Test che richiedono alcuni giorni, ma i risultati non sono sbandierati, forse non sanno come togliersi dall’impiccio.

Con le misere 25.000 ffp2/3 quale copertura abbiamo offerto a chi combatte il virus in prima linea? Una giornata, forse, di dotazione.

Grandi discussioni, liti politiche fra presidente di Provincia e presidente di Regione con promessa di esposti alla magistratura per la mancata effettuazione dei test o tamponi.

Stiamo parlando dei 500.000 test sierologici promessi da Rossi e che l’Istituto superiore di sanità ha ritenuto inutili se non fuorvianti. Precisamente, “ad oggi i test sierologici non hanno raggiunto livelli di affidabilità tali da poter essere utilizzati. Quindi non ne viene raccomandato l’utilizzo”. Infatti i test affidabili in questo momento sono quelli basati sull’identificazione del Rna virale nel materiale ottenuto dal tampone rino-faringeo, che deve essere analizzato con apposita e complessa procedura per cui ad Arezzo in una giornata ideale si possono fare 240 tamponi.

I test sierologici affidabili vengono fatti soltanto colla metodica elaborata dall’Istituto Spallanzani di Roma e che vengono adesso eseguiti in alcuni altri laboratori di qualità. Nessun test sierologico rapido ha l’approvazione dell’ISS poiché non è neanche chiaro quale è l’utilità del test stesso riferendosi alla importanza della rilevazione degli anticorpi nell’ambito dello sviluppo e andamento del virus; vi lascio immaginare quali possono essere le complessità per valutare la validità di test tascabili che possono essere sottoposti a stress meteorologici, errori dell’operatore, qualità delle analisi stessa e chi più ne ha più ne metta.

I tester per il livello d’alcool nei guidatori possono ricordare quale incertezza regna in prodotti da usare “in strada”. Qui parliamo di un contagio mortale! Infatti il comitato tecnico-scientifico del Ministero della Sanità ha già espresso “parere non favorevole, dal momento che il loro risultato non è utile a determinare se un paziente ha una infezione in atto”.“

Un amico nella sanità mi ha detto: eravamo prontissimi per una epidemia di burocrazia. Scarichiamo sui medici di base una casistica che mette in seria difficoltà l’elite scientifica mondiale, li mandiamo in guerra coi fucilini a tappi.
Accidenti alle elezioni.
Siamo in mano al ladro, si dice ad Arezzo.

Le mie riflessioni sono destinate a persone che vanno al di là del titolo delle notizie che gli si presentano dinanzi e che cercano stimoli per approfondimenti per formarsi una propria conoscenza e, nei limiti del possibile, competenza. Quando si parla di mascherine e tamponi questa competenza ha peraltro carattere scientifico, io mi sento impreparato ed inorridisco che se ne parli con tale superficialità: c’è da temere per la propria vita e per il futuro dei nostri cari.