Mascherine: evitiamo la psicosi di massa. Sfatiamo miti, leggende e fantasmi

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Evitiamo la psicosi di massa

Avendo contribuito alla progettazione e produzione delle prime mascherine realizzate nei laboratori della nostra provincia, ho maturato quella conoscenza che è frutto di un minimo studio, necessario ad affrontare il problema. Ho messo insieme questo breve vademecum, a partire dagli studi realizzati prima di tutto dalle grandi aziende produttrici e poi leggendo ed ascoltando i pareri dei nostri epidemiologi.

Alcune precisazioni: la mascherina non serve quando si cammina all’aperto e si è da soli. In questo caso non ha alcun senso portarla. Stessa cosa dicasi quando siamo in auto da soli o in un ambiente chiuso vuoto.

Mediamente una mascherina è difficile da sopportare a lungo, ma pensare di avere una protezione uscendo la mattina e mantenendo la stessa mascherina fino alla sera non è neppure immaginabile. Meglio toglierla quando non serve. Se il livello di umidità trattenuta è troppo alto, la sua capacità filtrante diminuirà proporzionalmente.

Lo stesso si può dire in tutti i casi in cui la distanza tra le persone è tale da garantire una ragionevole sicurezza. Questo perché il virus non sta “sospeso” nell’aria: la principale via di trasmissione sono le goccioline di saliva infette che entrano direttamente in contatto con le nostre vie respiratorie.

In altre situazioni di vita quotidiana, dove ci possono essere molte persone malate (magari inconsapevolmente) e non si riesce a mantenere la giusta distanza, una mascherina, se indossata correttamente, può essere utile, come lo è nel contesto sanitario o casalingo se ci si prende cura di un malato.

Se siamo al supermercato a fare la spesa in mezzo a molte altre persone e non riusciamo a mantenere la distanza di un metro, se saliamo su un autobus un po’ troppo affollato, allora può avere senso indossarne una. Situazioni, però, che dovrebbero essere evitate a prescindere.

Attenzione: è bene ricordare che un buon livello di protezione si ha solo quando si adottano l’insieme delle misure, uscendo solo se indispensabile, mantenendo la distanza di almeno un metro tra le persone e mantenendo una buona e costante igiene delle mani.

Il virus non attraversa la pelle, ma può restare nelle nostre mani: quante volte magari inconsapevolmente, ci tocchiamo la bocca, gli occhi o il naso? Meravigliosa fu la speaker americana, quando leggendo la raccomandazione di non portare le mani alla bocca, si inumidì il dito per sfogliare la pagina!

Se osservate le persone, vedrete quanto questo gesto sia comune: per contare i soldi, per aprire le maledette buste della frutta del supermercato, per leggere un giornale. In certi casi la mascherina ha la stessa funzione dell’imbuto che mettiamo ai nostri amici a quattro zampe durante una cura: ci impedisce di sbagliare!

Il virus si trasmette attraverso la saliva e con il respiro ravvicinato e può entrare nell’organismo attraverso gli occhi e le vie respiratorie. Quindi è fondamentale lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche, evitare alimenti che potrebbero essere a rischio come frutta o verdura non lavate e bevande non imbottigliate. Fondamentale è anche evitare il contatto ravvicinato, quando possibile, con chiunque mostri sintomi di malattie respiratorie come tosse secca e starnuti.

Sfatiamo miti, leggende e fantasmi della galleria degli orrori

Le mascherine di tipo chirurgico, sono dispositivi di protezione individuale pensate proprio per ridurre i rischi di infezione tra i sanitari. Sono utili perché proteggono da schizzi e secrezioni grossolane e possono accorciare lo spazio di propagazione dall’aerosol infetto di una persona contagiata. Devono essere sostituite dopo qualche ora perché inumidendosi diventano meno efficaci.

Quella che sto indossando nella foto in testa all’articolo, è realizzata con due strati di cotone all’esterno (che mantiene un certo isolamento del filtro dall’umidità del nostro respiro) e tre strati di TNT all’interno, da 70g/mq. E’ di produzione artigianale, ma conosco i materiali e la manifattura e so bene quanto sia efficace.

Il valore delle mascherine è infatti nei 3 strati di Tessuto Non Tessuto (TNT) di polipropilene. Spesso oltre la triplicazione, la vestibilità è migliorata realizzando delle semplici “rovescie” in fase di cucitura.

Schema di mascherina realizzato dalla sanità regionale

E’ sufficiente un peso specifico di 30g per mq per singolo strato (quasi il minimo), ma se ne trovano anche di peso doppio: in questo caso la difesa aumenta, ma aumentano anche le difficoltà nel portarle. Si tratta di un materiale che ha un punto di fusione di 150gradi, è quindi lavabile se non ne abbiamo la scorta, anche se il lavaggio tende ad allentare le fibre e a diminuire la capacità filtrante. Sono invece sanificabili varie volte, utilizzando gli stessi prodotti che si usano per la sterilizzazione ambientale e/o personale.

Scheda tecnica del polipropilene

Il TNT polipropilene, è un materiale di larghissimo consumo nell’abbigliamento per le capacità termiche e idrorepellenti. E’ ottenuto compattando e incollando le fibre, ed è pertanto privo di trama e ordito. E’ di facile reperibilità e di costi modestissimi. Non è un prodotto che richiede particolare cura nella lavorazione. La capacità filtrante di questo tipo di mascherine, è insita nello stesso materiale usato. Non occorrono lavorazioni speciali: qualunque tipo di mascherina prodotta in tre strati di polipropilene, ha le caratteristiche indicate allo scopo per cui sono prodotte.

In una fase emergenziale quale quella che stiamo vivendo, bene ha fatto la Toscana ha permettere la produzione anche senza timbri: è sufficiente l’utilizzo del materiale specificato per garantirne la funzionalità.

Ovviamente non le userei mai dentro una sala operatoria, dove è necessaria una difesa batterica e non solo virale, ma sono invece sufficienti nell’uso quotidiano, come difesa minimale dal covid-19.

Il grande vantaggio di questo tipo di mascherine, è che pur filtrando meno di quelle dotate di valvola, lo fanno in entrambe le direzioni, sia in forma attiva che passiva. Di certo non fermano tutti i virus, ma di sicuro accorciano e di molto, lo spazio di propagazione in cui l’aeresol virale può diffondersi attorno alle persone positive.

Infine, ci sono poi delle maschere dotate di filtri, chiamate respiratori con filtranti facciali, e sono l’unico dispositivo in grado di dare una certa protezione anche dai virus. L’efficacia filtrante viene indicata con sigle FF da P1 a P3. Le FFP2 e P3, che hanno un’efficacia filtrante rispettivamente del 92% e del 98%, sono le più indicate per la protezione da virus. L’inconveniente è che dopo qualche ora (max 4 o 5) il filtro si esaurisce e se non sostituito, può diventare un crogiuolo infettivo.

Attenzione: gran parte dei filtri delle mascherine FF (e maggiori) reperibili in commercio, è realizzato per chiudersi durante la fase di inspirazione e aprirsi durante l’espirazione. Se questo tipo di mascherina viene indossata da persona positiva al virus, il filtro aperto in espirazione agirà esattamente come un tubo di gomma per l’acqua, a cui metto davanti il classico dito: un disastro!

Credo non servano altre spiegazioni. Inutile avere timbri, marchi, certificazioni e sigle, se poi ne facciamo un uso sbagliato! Non sono le certificazioni che ci proteggeranno.

Infine una precisazione: proteggersi con la sciarpa o con mascherine fai da te di altro materiale (come la carta forno, ad esempio) non garantisce adeguata protezione (dal meglio che niente, al poco) ma può dare un falso senso di sicurezza che può farci allentare la guardia, per esempio, sulla distanza da mantenere, che alla fine è ciò che conta realmente.

Il virus non viaggia nell’aere. Ricordiamocelo!