L’ora delle decisioni irrevocabili.

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O meglio della impreparazione della nostra nazione, salvo gli angeli.

Molto si è discusso sui provvedimenti del presidente del consiglio: annunciati, ma non seguiti (o preceduti) dai decreti stessi se non dopo ore o giornate.

Discussioni sul contenuto. Polemiche spesso meramente politiche e strumentali o indicative della complessità della materia e della evidente impreparazione delle istituzioni alla gestione di un’emergenza come quella del corona virus.

A occhio in 75 anni repubblicani nessuno si era neanche baloccato a provarci. Poi al bisogno eccoci all’ora del dilettante, ma con divisa e fischietto. Conflitti di competenze, impreparazione, ineguatezza, ignoranza. Maremma diavola, l’intero repertorio!

Persino la la scelta dei termini nel Dpcm, mi riferisco a strategico-vitale-rilevante, indicava la volontà di applicare criteri stringenti sulla scelta delle attività da fermare che tuttavia si scontrava con la ampiezza delle categorie e con l’intreccio che porta attività ad essere inserite in più filiere di produzione. Senza legge marziale. E con tante pressioni.

In Cina le cose credo non vadano come in Italia, si proponeva un paragone inutile e sciocco. Quelli fucilano alle spalle, ma noi italiani cosa vogliamo fare da grandi?

Un provvedimento è stato seguito da una lista di codici ateco -attività economiche- che ha suscitato il disappunto (eufemismo) degli imprenditori le cui aziende entravano nella categoria delle imprese da fermare. Dall’altra parte le organizzazioni sindacali invece lamentavano come le esenzioni -le attività da mantenere operative- fossero troppo estese; portando molti lavoratori a dover essere presenti in fabbrica con tutte le problematiche già note di spostamento e di promiscuità nel momento in cui queste vengono fortemente sconsigliate. Imprenditori in lite con i sindacati, ma convinti di aver fatto giuste modifiche ai metodi di lavoro: tema difficile. Ma indice della attenzione verso le persone che da noi contano più delle cose, graziaddio: non siamo tedeschi.

Anche a livello aretino si è contestata la “confusione” di indicazioni che consentivano la richiesta da parte delle imprese di essere escluse dalla chiusura per motivi vari (produzioni in corso, spegnimento macchinari, produzione di beni che rientravano in una filiera di beni essenziali, etc etc); sono arrivate tante richieste di continuare l’attività: insomma il provvedimento è stato fortemente contestato e tirato per la giacca. Contestato anche da figure istituzionali che avevano nei loro territori imposto ordinanze con restrizioni la cui “trasgressione” faceva incorrere in reati e gogna.

Insomma una scenetta all’italiana: ordino il rispetto delle mie decisioni, contesto l’applicazione di quelle provenienti dalla autorità superiore.

Se ognuno di noi avesse agito nello stesso modo, le ordinanze aretine -annunciata persino l’applicazione di un regio decreto- sarebbero finite nel cestino. Come il baffetto sabaudo del Ghinelli, che ha dovuto rinculare dinanzi a sanzioni e mezzi inappropriati.

La catena di comando modello “come mi pare”, neanche si giocasse a bollini.

Così non si fa.

Per rispetto istituzionale in primis, inoltre poiché si dà il via ad una proluvio di contestazioni che svilisce la motivazione dei provvedimenti. Ne parlino in privato, se ne discuterà tutti domani. Ma vuoi mettere poter dire sotto elezioni: io l’avevo detto!

A me Conte non piace, ma in questo momento ne accetto il ruolo e le decisioni.

Peraltro potrei anche pensare che il ritardo intercorso fra l’annuncio e la presentazione del disposto servisse proprio per permettere alle imprese di predisporsi alla chiusura. Invece non è servito confidare nel buon senso, vedi conseguente atteggiamento di molti ove ognuno si è sentito autorizzato a scegliere il commissario tecnico della Nazionale e la formazione della squadra, perfetto stile italico, ma purtroppo ha visto troppi individui cavalcare -per motivi politico elettorali o profitto- una situazione che doveva avere una solo punto di riferimento: la salute pubblica.

Ci si sono messi persino i distributori di carburante a minacciare la serrata, lamentando come la riduzione dei consumi diminuisse pesantemente il reddito dei benzinai. Vero, ma vale per tanti altri che sono anche più esposti. Se le pompe scioperano, chiedo ne sia pubblicato l’elenco. Da opporre a cassiere supermarket, farmacisti, tabaccai e tanti altri che dobbiamo ringraziare.

Io credo (fortemente spero) che saremo la prima nazione europea ad uscire da questo tornado, allora le nostre industrie potranno farsi valere. Gli imprenditori che ho contattato non hanno evidenziato il “senso di responsabilità” con interviste ed articoli, avevano semplicemente ed umanamente permesso ai loro dipendenti di andarsene.

Quando la nostra gente sarà in sicurezza faremo i conti coi falchi europei. Ci vorrebbe ancora un pò di calma, ma certo molte famiglie sono già in riserva coi soldi. Dallo Stato aiuti risibili mentre la criminalità strizza l’occhiolino ai più poveri.

Troppi esempi della impreparazione a fronteggiare eventi di questo tipo e casi di inadeguatezza di rappresentanti istituzionali che si sono messi a discettare neanche fossimo al bar. Cavalcare la tigre, senza rispetto (o conoscenza) dell’ordinamento.

Altro aspetto su cui riflettere è la normativa privacy che non permette di conoscere i nominativi delle persone contagiate, ma non mette freno a liste con nominativi errati, alle malelingue; avremmo evitato che persone potenzialmente contagiate attendessero ore prima di ricevere il provvedimento di quarantena, implementando misure di ordine pubblico fortemente punitive per chi si fosse presentato al pronto soccorso senza accordo: meglio un elenco ufficiale, credo.

Chissà poi quali sono le dinamiche per cui si conoscono i nomi di 3 aretini contagiati e non degli altri 36. Qualcuno santificato, altri ignorati. Boh, auguri a tutti, noti ed ignoti..

Discussioni su tracciabilità spostamenti. Infrange la privacy? Gli pigliasse il coronavirus, al telefonino. Il chip sottopelle ci vuole in taluni casi, per liberare risorse da impegnare meglio a favore della comunità.

Capisco che è un tema spinoso, ma forse il provvedimento di emergenza nazionale che il governo ha promulgato il 31 gennaio (mantenendolo nascosto) doveva prevedere per taluni casi processo immediato ed eventuali sanzioni durissime. E non lasciare spazio a libere interpretazioni di “inderogabile”, ora fanno solo la multa, ma esistono un 60.000 verbali per processi che non si faranno mai, anche per evitare brutte figure. Il caso dell’anestesista, sanzionato grazie alla ottusità di tutori dell’ordine, non è caso unico. Anche nel nostro territorio episodi imbarazzanti. A parte il gelataio infamato (pare senza colpa) dinanzi a migliaia di aretini. Sono riusciti a far perdere tempo a gente che andava in ospedale a lavorare, invece che ringraziarli.

Taluni “progressisti” si sono scagliati contro app che permettevano segnalazioni di assembramenti a Roma: faccio fatica a comprendere come pensino di savaguardare la salute pubblica. E magari guardano beati i filmati dei droni, si sono chiesti se chi li usa ha i requisiti di legge? Sono agenti di PG quelli che guidano i droni? Sottoposti al segreto istruttorio etc etc…; strano finiscano in tv. Quello va bene? La legge chez moi.

E lamentele per lo stop imposto dal capo della polizia: usi impropri a cadere, sicurezza, privacy in primis. Certo i droni aiutano, ma per esempio ad Arezzo che fine hanno fatto le telecamere che sono state una promessa elettorale? Mai menzionate. Funzionano?

Tante situazioni da dirimere, siamo uno stato di diritto o una repubblica delle banane? Ossia, o l’uno o l’altra. Forse approfitteremo di questa catastrofe per fare chiarezza su molti aspetti, in primis quando la salute pubblica o la risposta ad una calamità possono infrangere i nostri diritti e norme. Quali sono i limiti? Sempre ci debbano essere quando è in pericolo il bene comune, io ritengo la salute sia al primo posto senza tentennamenti. Se domani non si può comprare il macchinone tedesco va bene uguale, la storia dimostra che la generazione successiva può viaggiare in elicottero.

Forse sarà il momento di penalizzare la ricchezza che non distribuisce ricchezza, ma ricompensa solo il possessore: non è comunismo, parlerei di equità sociale.

Intanto io resto a casa e ringrazio chi è in prima linea.