Nel deserto dei Tartari in attesa del nemico, inizio una riflessione. Pare manchino 8-10 giorni all’ondata di contagi.

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70 camion militari impegnati ogni giorno a Bergamo per il trasporto dei morti

Occorre portare la popolazione ad astenersi da comportamenti a rischio considerato che il pericolo sembra sfumare. Ma così non è. Restiamo a casa.
Ce la faremo, ma l’ottimismo (anzi la certezza dell’assunto) va separato dalla preparazione al post. Che roseo non si presenta. Prima dovranno essere affrontati problemi etici e sociali mai visti (basta chiedersi cosa fare se un focolaio si sviluppasse in un carcere), si naviga a vista su tutto non trasparendo una previsione di durata anche perchè esistono tuttora assembramenti come fabbriche, magazzini dove il virus poteva espandersi (la maggioranza delle aziende -se non lo ha già fatto- chiude questa settimana, dipendenti in libertà -ossia ferie forzate- in attesa di quanto annunciato circa cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali di cui però non è chiaro il provvedimento) e altri che debbono restare in attività. Tanti ostacoli a  breve che potrebbe apparire inutile guardare oltre, ma i decision-makers devono avere teorie da valutare per poi agire (sperando sia quanto prima). Teorie che qualcuno deve sviluppare. Ed il tempo non mi manca. Non un presuntuoso nè un economista (sono un aziendalista), ma di economia ho studiato; preferisco comprendere quali strade  verranno scelte, ritengo un dovere oltre che un diritto essere un cittadino consapevole nell’appoggiare o contrastare il futuro che lascio ai posteri. Ed il tempo mi ha permesso di approfondire alcuni aspetti su cui invito altri a riflettere, ma prevviso che ci vuole stomaco forte. Perché alcune iniziative andranno sicuramente a scontrarsi con i sentimenti di una parte della popolazione italiana: basta pensare a quelli che definiamo genericamente extra comunitari, migranti, quelli dei barconi. Una delle situazioni più conflittuali che il nostro popolo abbia vissuto (e deve ancora arrivare al suo climax). Qualunque scelta deluderà un pò di Italiani.
Ci saranno certo così tanti problemi da risolvere nel durante di questa crisi da quasi far impallidire il dopo. Continuità di fornitura, carenze finanziarie, insufficienze sanitarie, burn-out del personale necessario ai servizi primari così esposti al contagio, qualche esempio per sollevarci lo spirito. Ma queste saranno emergenze/ urgenze, non permettono alcun tipo di riflessione teorica. Stato d’emergenza, coprifuoco, requisizioni, tutto un campionario di brutture al quale sarà bene abbiano (i nostri leader) già pensato. Con le Regioni principali in grave difficoltà ed attesa espansione delle criticità ai paesi confinanti ed al nostro sud. Fischia…
Per il domani invece possiamo preoccuparci con calma (splendido ossimoro).
Ho sentito alla televisione un esponente politico dire che l’Europa ci deve aiutare e che le forniture destinate all’Italia devono non soltanto essere garantite, ma devono ricevere impulso dalle nazioni dell’Europa. Se non fosse che è cosa seria avrei potuto fregarmene, ma questo rappresenta il modo con cui una parte non minoritaria della politica italiana propone di uscire dalla difficoltà che stiamo vivendo e che ancora di più ci troveremo a vivere nel prossimo futuro. Gente che ha sputato sul sistema della Unione europea (magari sono anche stati parlamentari europei) non riesce ad immaginare niente di più banale ed elettoralmente utile alla sua parte politica. Se qualcuno pensa che questo sia il modo di affrontare il nostro futuro non legga quest’articolo ed i futuri, qui non si “ragiona” per slogan. Meglio se ognuno sta per conto suo, inutile mettere alla prova la rispettiva pazienza.
Dire che l’Unione europea ci deve aiutare è populismo di bassa lega, condito di ignoranza, sprovvisto di memoria. Tutte caratteristiche che non si pongono l’obiettivo di una proposta seria per il nostro paese (e per gli altri). E che ignorano una delle caratteristiche fondamentali dell’umanità, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso. Chi ragiona così (e ho già avuto occasione di parlare con alcuni di questi campioni) dice che lo Stato deve requisire le fabbriche, deve impedire l’esportazione di certi merci (la notizia dei test venduti da Brescia agli Usa li ha però ammutoliti), deve ottenere la consegna di taluni prodotti al nostro sistema: cioè farebbe esattamente quello che non vorrebbe gli altri paesi facessero al nostro. Così non si va lontano. Si provoca quello che in lingua inglese si definisce retaliation, il termine italiano più adatto è rappresaglia. Di carattere economico, politico e finanziario.
Perché anche gli altri paesi si troveranno a vivere situazioni simili -un po’ meglio, un po’ peggio- di quella italiana; la solidarietà te la meriti o conquisti, potresti ottenere qualcosa che gli somiglia acquistandola, un paragone potrebbe essere il piano Marshall del dopoguerra. Certo non la ottieni pronunciando quelle parole. Insomma, da questa situazione o ne esci da solo con le conseguenze che si porranno in futuro o segui un percorso di solidarietà fra nazioni -più vicino alla tradizione cristiana- con altre conseguenze.
Comunque il via lo dobbiamo dare noi come nazione, con le nostre gambe.
Proseguirò col mio ragionamento nel prossimo contributo.