Il gelataio e la colonna infame

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Egregio Direttore,
affranti per la mazzata che ci è capitata tra capo e collo a seguito della nostra universale proclamazione ad “untori” da parte delle autorità cittadine con conseguenti titoli, titoloni e titoletti della stampa locale, ci rivolgiamo a Lei che sembra l’unico miracolosamente fuori dal coro nel parlare della vicenda. Ci riferiamo al suo articolo “Isolamento sociale. Non schizofrenia di massa…” dove è l’unico che riporta esattamente i fatti.
Siamo una coppia, con una bambina, che lo scorso anno ha investito i loro scarsi averi nella produzione artigianale di gelati  per la loro vendita itinerante (che non è regolata come il commercio ambulante). Attività non esercitata in autunno/inverno e che alla ripresa primaverile si è trovata  alle prese col Coronavirus. Naturalmente capire quel che si poteva e non poteva fare non è stato facile, ed abbiamo chiesto lumi sia alla Prefettura che a Confesercenti. Abbiamo una clientela acquisita lo scorso anno che ci conosce e consegniamo a domicilio vaschette di gelato. Con il nostro furgone attrezzato anche per fare coni e coppette, che ora non possiamo vendere, ma che è l’unico mezzo che abbiamo per effettuare consegne a domicilio nel rispetto della normativa sanitaria, non potendo effettuarle con una semplice auto ma occorrendo un’apparecchiatura refrigerante nel trasporto. Pur non essendo indicata nella stampa la denominazione della nostra azienda familiare ( si chiama “Al posto giusto”), siamo gli unici , per quel che ci risulta, a svolgere questa attività itinerante nel territorio comunale, e quindi ogni persona che ha letto la stampa e ci vede in giro non può che fare l’elementare associazione che gli “untori” siamo noi. Ce ne siamo già accorti dalle disdette, dal modo con cui qualcuno ci guarda. E ci pensate a cosa faranno molti che vedranno in giro gli untori? Sarà l’ “accorruomo!” a tutte le forze dell’ordine.
Ci domandiamo come il Sindaco, il vice comandante della PM, la stampa e persino il presidente dei gelatieri, che ha fatto un comunicato di dissociazione su Arezzo Notizie, si siano lasciati andare alle più superficiali affermazioni condannando una famiglia alla fame, perché questa è la pura verità,  il risultato  del bisogno di creare il caso clamoroso, di dimostrare che le autorità vigilano.
La Nazione, riferendosi a dichiarazioni del sindaco, titola che “In via Valle del Vingone un gelataio vendeva coni alla gente di passaggio” . Il Corriere d’Arezzo, con intervista al grande fotografato vice comandante dei vigile, tutto pensosamente preso dalla gravità del momento, riporta “Non solo. Giovedì nella Valle del Vingone, si è toccato l’apice, quando è stato fermato dalla Municipale un ambulante che vendeva gelati all’aperto.” Quel che è scritto a caratteri cubitali nella civetta del Corriere d’Arezzo poi non ce lo ricordiamo neanche più, tanto è il trauma.
Il presidente dell’associazione gelatai Piervenzanzi, anche lui grande fotografato su Arezzo Notizie, neanche si pone il dubbio e prende le distanze, avvertendo che i gelatai non lavorano più anche da prima che il governo li facesse chiudere (anche su questo ci permettiamo di dubitare).
La vendita al passante di coni, coppette, o affini è naturalmente parto della fantasia malata di qualcuno. E’ successo che mentre effettuavamo consegne e prendevamo ordinazioni in Via Valle del Vingone una signora, evidentemente in tensione per la diffusione del coronavirus, ha avuto a che ridire. Pensiamo che possa aver telefonato alla Polizia Municipale, non lo sappiamo, quel che sappiamo è che noi la Polizia Municipale non l’abbiamo proprio vista, ma il Sindaco e il vice comandante della PM lasciano intendere il contrario. Abbiamo anche tentato telefonicamente di parlarci ma provateci voi a parlare con gente così intenta a vigilare.
Comprendiamo che qualcuno possa ritenere preferibile una chiusura più stringente delle attività. Ma se le autorità optassero in tal senso non potremmo che adeguarci. Per ora fare consegne a domicilio non è vietato, e avvengono per i ristoranti, le pizzerie, le rivendite di  surgelati e, nel nostro caso, per il gelato artigianale, con vaschette pre confezionate, con guanti e mascherine e tanto di cartelli attaccati al furgone che avvertono dei decreti ministeriali e invitano a mantenere le distanze. Se fame dovrà essere sarà, ma essere condannati alla fame perché a qualcuno gli è preso il ticchio di trattarci come carne ad macello è ancor più difficilmente accettabile.
La ringraziamo per non essersi associato al linciaggio, per essersi posto qualche domanda; non era facile.
Sofia Tonarelli Mario Ragalmuto Mammino Sauro