Le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. O anche: vorrei, ma non posso.

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Oggetto di questa riflessione sono le informazioni sulle misure per combattere la diffusione del corona virus. La buona intenzione è assolutamente condivisibile, la volontà di ridurre le possibilità di contagio.
Sì, stiamo a casa, ognuno faccia il possibile per aiutare se stesso e gli altri.
Le vie dell’inferno sono secondo me identificabili nel terrorismo psicologico che il fiorire di informazioni sbagliate, fornite dalle istituzioni e da chi di informazioni si occupa, alimenta (piovono denunce, dicono; spero ai pusher e non ad onesti aretini).
Ma se qualcuno se non esce di casa, va fori de capo.
Discussione con un amico: io punto sulle raccomandazioni; la mia controparte ritiene occorra far paura per avere giusta risposta. Per me gli aretini hanno già capito.
Credo il nostro universo sia largamente composto da persone mediocri, il secondo cluster è quello delle persone “di merda”, il 3º -più ridotto- fatto da persone eccellenti. Fra cui quelle che il contagio lo affrontano nella sanità ed in taluni servizi essenziali. Grazie.
In troppi hanno improvvisamente compreso che un chirurgo/ anestesista/ rianimatore sono medici che coprono esigenze vitali e come tali andrebbero trattati: non puoi dar loro lo stesso stipendio di altri ambulatoriali, questi arrivano nel cuore della notte per entrare in sala operatoria e salvarti la vita (affrontando persino i rischi di un procedimento per danni, ma chi glielo fa fare!).
Perché in verità non possiamo escludere di dover arrivare a vivere il coprifuoco: che tuttavia metterebbe le ali a quello che è un problema che mi pare avvicinarsi a grandi passi, l’esplodere di fobie, tensioni, atti estremi.
Temo che l’approccio terroristico che coinvolge molti italiani porti a confrontarci con liti familiari, autolesionismo, violenza contro terzi. Considerata la composizione della nostra società, per come l’ho sopra esposta, si presenta un problema comune: si fa ‘na capa tanto a chi si comporta civilmente ossia nel rispetto di se stessi e degli altri mentre si pongono le basi per incendiare la grande massa.
Vivo nella realtà aretina, porzione della civile e mediamente acculturata Toscana: cosa accade in quella grande parte della mia nazione dove civiltà e cultura latitano?
Cosa accadrà quando i numeri delle infezioni saliranno e quelle popolazioni si scontreranno con sistemi sanitari regionali fallimentari? Io dovrei credere agli asini che volano, punto di vista espresso anche da vertici istituzionali della mia città, ma non credo che nel meridione la popolazione aderisca compatta all’invito del governo. Vedi le carceri. Questo metodo mi offende e mi fa temere sulla capacità di gestire il futuro, basta vedere qualche video sulla odierna movida di Napoli. E’ lì che le istituzioni si devono impegnare. Città dove i pronto soccorsi sono stati devastati dalle famiglie di delinquenti vivranno con spirito olimpico la ineluttabile esplosione delle infezioni e la conseguente necessità di terapie salvavita? Faccio fatica a crederlo, ma nel frattempo apprendo di persone che a Roma vengono minacciate di denuncia perché sono uscite a portare fuori il cane. Una persona cui questo è accaduto è giornalista, ha presentato il caso al commissario della Protezione civile Borrelli: costui -riconoscendo che portare il cane fuori è una necessità- pur di non dire che le forze dell’ordine avevano toppato, si è infilato in un paragone personale arrivando a dire che a casa sua rispetta la previsione di 1 m di distanza dai suoi cari. Ma mi faccia il piacere, chi può farlo?!
Oppure possiamo citare quei prefetti che hanno detto ai cittadini che devono scaricare il modulo per l’autocertificazione, necessario per qualunque controllo da parte delle forze dell’ordine: sanno i prefetti che esistono tante, tante persone che non hanno la stampante a casa? E se non ti viene in mente di dire che questi moduli sono ovviamente disponibili da parte di chi effettua il controllo vuoi creare uno stato di apprensione e di tensione nervosa per forzare la popolazione a non uscire di casa. Ma contemporaneamente mandi gente a lavorare negli alimentari (o altri prima necessità, grazie anche a loro) limitandoti al generico invito al rispetto delle norme di prevenzione. O in fabbrica, esempio Ferrari che ha “tranquillizzato” i suoi clienti, la sua catena di montaggio fuoriserie è in piena efficienza. Mi dispiace dire che la meta è giusta, il percorso sbagliato.
Sono quindi piuttosto spaventato all’idea, già ventilata nel Nord Italia, di inasprire ulteriormente le misure di contrasto al contagio, il prossimo step è il coprifuoco.
Verso il quale siamo completamente impreparati, non ho sentito dire per esempio che abbiano fatto rientrare i militari italiani all’estero quindi abbiamo migliaia di soldati a portare aiuti agli afghani e simili mentre in Italia stiamo annegando.
Questa è la gente con cui abbiamo a che fare, quelli a cui abbiamo dato il compito e gli strumenti per fronteggiare questa o simili situazioni.
A cui aggiungere un pittoresco mondo dell’informazione che è arrivato a dire che che è fuori legge andare a fare la spesa in 4 o che nella autovettura sono consentite al massimo 2 persone. Mi trovassero la legge che lo impone. Nuovamente lo scopo è corretto, ma i mezzi sono totalmente sbagliati. Perché mancano ancora 12 giorni a sapere se queste misure riescono a frenare il numero dei contagi, se continuano a caricare psicologicamente la massa ne otterremmo un tremendo rinculo.
Prego che il virus si annulli da solo, le prospettive non sono rosee.
Vogliamo tutto vada bene, restiamo a casa. Con onestà.

Onde evitare che qualcuno se ne esca con bestialità, ricordo che da anni sperimento una sorta di quarantena e so cosa vuol dire passare da una vita normale ad una limitata; temo per la incapacità di pianificare il prossimo probabile step, ad esempio ho già dovuto rinunciare a trattamenti sanitari, chirurgici, farmacologici -conseguenza della preparazione del sistema sanitario locale all’incremento dei casi o a mancata fornitura di prodotti farmacologici- e mi immagino come potrebbero reagire persone che se ne fregano di altri italiani in rianimazione.