2044: lettera dal futuro

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Caro Paolo,

sono passati quasi due anni dall’ultima volta che ci siamo visti. Come te anche io -come tutti- pensavo che il contagio da coronavirus sarebbe passato come uno scherzo, un contrattempo, ma non è andata così.

Nella sua prima manifestazione di simil-influenza abbiamo assistito alla straordinaria reazione di tutta la nazione: un paese tradizionalmente anarchico e individualista si è rivelato straordinariamente coeso e disciplinato; ti ricordi le file di svizzeri e francesi alle frontiere dopo che il loro sistema sanitario era andato a carte quarantotto? Ti ricordi gli americani che imploravano l’invio di specialisti dopo che i loro erano morti quasi tutti? Ah, bei tempi…E il primo ministro inglese paziente zero in Gran Bretagna?

Siamo rimasti tutti sorpresi dalla disciplina teutonica degli italiani di fronte alla prima ondata, l’istituzione della zona rossa, la chiusura delle scuole, mentre in giro per il mondo ballavano la macarena e ci sfottevano tutti per l’esagerazione. Bah.

Quello che nessuno aveva previsto era la mutazione del virus, dopo l’apparente guarigione. Si, c’era stato qualche morto, ma appunto come si diceva, in circostanze già precarie, in seguito a complicazioni multiple, ma nessuno si aspettava quello che poi è successo.

L’avvento del virus mutato ci ha colti tutti di sorpresa: all’inizio i casi di comportamento bizzarro erano isolati e tutti noi ci dicevamo che era una “sindrome da scampato pericolo” e che presto sarebbe tornato tutto alla normalità.

Ti ricordi come sfottevamo Brizzolari quando parlava dell’istituzione dei soviet di quartiere, di classe, di fabbrica?

Pensavamo tutti che l’ondata collettivista, avrebbe fatto solo che bene ad una società disgregata come la nostra, che finalmente i valori del bene comune erano al centro della scena e il futuro sarebbe stato radioso.

Ti dirò che dopo un pò di tempo, mi sono abituato al ritmo di vita del gulag: sveglia presto la mattina, doccia gelida tonificante, razioni dietetiche di cibo, lavoro manuale…per certi versi non rimpiango il passato.

Mio figlio Lorenzo è diventato segretario del soviet cittadino e ogni tanto viene a vedere come procede la mia rieducazione: sostiene che ancora sono legato a valori borghesi ed ho una mentalità arcaica, ma appoggia il mio impegno.

Lo studio dell’opera omnia di Diego Fusaro ti dirò che procede piuttosto a rilento: non riesco a capire ancora una beata minchia di quello che dice, ma le sessioni di elettroshock secondo i medici, stanno migliorando le mie capacità di attenzione.

Chi si sarebbe immaginato che il virus vero e proprio creato dai cinesi in laboratorio era in realtà quello pensato per farci diventare tutti comunisti? Il COVID-19 era stato progettato per indebolirci e al tempo stesso farci riscoprire i valori dell’unità e della compattezza, ma la vera bomba era il COVID-20!

Sorprendentemente alcuni di noi si sono rivelati immuni, da qui il bisogno della rieducazione, ma la maggior parte nel giro di pochissimo tempo si è trasformata in comunisti così radicali che Pol Pot al confronto era un dilettante. Quando mia moglie mi ha lasciato per aderire a Ženotdel ho pensato alla classica crisi di mezz’età che si sarebbe risolta dopo poco: chi l’avrebbe detto che un giorno mi avrebbe affrontato, citando Lenin “I piccoli lavori domestici schiaffeggiano, strangolano, sgonfiano e degradano [la donna], le catene della cucina e del vivaio la sprecano in una barbarie improduttiva, con pettegolezzi, nervosismo e schiacciamento sociale“.

Io comunque non me la passo male: la sera al termine del turno, sono così stanco che mi butto subito sul pagliericcio, dove trovo le pulci e gli scarafaggi con cui ho fatto amicizia, che mi fanno compagnia ( ogni tanto esagerano col far festa ).

E tu come te la cavi?