Messaggio del sindaco agli aretini

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Cari concittadini,
come in tutti i momenti più importanti della mia vita affido alla parola scritta il mio pensiero. E questo è un momento importante, per me per voi, per l’Italia, purtroppo per il mondo intero. Siamo stretti da un’emergenza sanitaria di proporzioni mondiali. Il virus che sta viaggiando con la velocità della luce tra una persona e l’altra mi impone, ci impone una riflessione. Non voglio annoiarvi con le raccomandazioni igieniche che ormai sapete a memoria. Non voglio opprimervi ricordandovi la gravità e severità di questa emergenza sanitaria. Voglio, vorrei, farvi riflettere su un punto, che in questo momento mi pare essenziale condividere, tutti insieme. Si tratta di questa “attitudine al contagio” che il Covid-19 ha più di ogni altro virus ad oggi conosciuto. Tutte le raccomandazioni che sono state fatte dal Governo, dalla Regione e che io stesso ho fino ad ora trasmesso nei miei messaggi del pomeriggio alle 18.30, hanno avuto lo scopo e la finalità di proteggere noi stessi dal virus, immaginando di essere sani e di stare in mezzo ad un mondo, ad una collettività potenzialmente infetta. Tutto giusto, tutto sacrosanto, tutto ripetibile fino alla nausea. Ma proviamo a ribaltare il concetto: e se fossimo noi, se fossi io contagiato e dovessi vivere in un mondo di persone sane, farei le stesse cose? Certamente si, ma con più attenzione, con più cura e con maggiore senso di responsabilità, senza pensare più a me stesso, ma alla salute degli altri. La mia salute riguarda me soltanto, ma, se fossi contagiato senza saperlo, avrei maggior cura di non trasmettere il virus ad altri, che siano mia moglie, i miei figli o i miei amici … e tutti i miei simili. Anche se non si vuole essere altruisti, facciamolo per ragionamento. Usiamo il cervello, ce l’abbiamo tutti, usiamo il cuore spesso scordiamo di averlo: è questo il momento di ricordarcene. Per questo le immagini della stazione di Milano invasa da una moltitudine di “fuggiaschi” che ho visto stanotte mi hanno sconcertato e mi hanno dato l’ispirazione per scrivervi questo pensiero. Abbiamo tutti quanti perso la testa? Non siamo più in grado di prendere decisioni assennate per noi e per i nostri simili ? Per alcuni sembra di sì. Dunque riflettiamo. A che serve mettersi in salvo rischiando di contagiare altri? Non pensiamo che se il contagio si espande anche al di fuori di noi delle nostre case, delle nostre coscienze il virus avrà vinto? Dobbiamo vincere noi. E possiamo farlo ritornando a praticare quei principi e quelle sensibilità che ci pervengono per via cromosomica: non saremmo qui senza la forza, l’intelligenza, il coraggio l’orgoglio dei nostri padri. Insieme ce la possiamo fare.

Alessandro Ghinelli