Il dono del sindaco Alessandro. A me sembra pubblicità.

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Non sarò il primo a chiedermi se il cosiddetto “bilancio sociale” presentato in pompa magna dal sindaco rientra nella comunicazione istituzionale prevista a norma di legge o se piuttosto è volgare pubblicità in preparazione per le elezioni.
Perché è il sindaco Alessandro (si firma così) stesso a scrivere  di “donare alla Città un dettaglio” sull’operato della sua giunta racchiuso in oltre 210 pagine che si aprono con il simbolo del Comune di Arezzo. Perché a casa mia donare vuol dire regalare, quindi non è fatto con i miei soldi e quelli degli altri cittadini di Arezzo. Ma se è dono realizzato con denari di terzi non può avere il carattere istituzionale che gli conferisce il simbolo del Comune di Arezzo.
Ponendo invece il caso che l’ingegnere abbia una sua propria visione del significato di regalo (anche se l’abbiamo pagato noi), questo libretto non può rappresentare la documentazione prevista a sensi di legge quale relazione di fine mandato: mancano infatti i requisiti per l’efficace assolvimento delle funzioni proprie fattispecie che l’autorità garante per le comunicazioni ha già rilevato in pubblicazioni simili. Pochi mesi fa il Comune di Castelfranco Piandisco era stato costretto dichiarare pubblicamente che il libretto presentato da quella giunta poco prima delle elezioni non aveva il requisito della impersonalità in quanto riportava il logo del Comune e le foto di sindaco e assessori; inoltre non aveva il requisito della indispensabilità. Tutto questo era stato contestato dalle opposizioni che avevano richiesto l’intervento delle autorità perché la spesa non può competere alla cittadinanza. Si parlava di danno erariale in capo al sindaco per la pubblicità svolta prima delle elezioni comunali contenute in opuscolo informativo evidenziando la possibilità che sussista la responsabilità amministrativa del sindaco uscente qualora l’attività di comunicazione non sia stata realizzata in qualità di privato cittadino partecipante a competizione elettorale, ma in qualità di sindaco in quanto relazione di fine mandato ponendo i relativi costi a carico delle casse comunali. Questo prendendo spunto da sentenza simile della Corte dei conti della Sardegna del settembre 2019.
Queste raccolte di informazione destinate ad una comunità devono rispettare alcune caratteristiche tra cui comprensibilmente la terzietà, perché il Comune quale istituzione non è di una parte politica o del suo sindaco pro tempore: il Comune rappresenta tutti.
Il poderoso opuscolo presentato da Ghinelli non ha questa caratteristica, anzi tende a sminuire l’opera della amministrazione precedente lodando in maniera persino fastidiosa le opere portate avanti da questa giunta. Anche la scelta delle foto che arricchiscono questa imponente opera editoriale sembra più provenire dall’archivio privato del signor Ghinelli che non dalla rassegna stampa del sindaco della nostra città.
Io quindi auspico che qualcun altro che anche dal punto di vista politico ne ha maggior interesse faccia i passi opportuni per chiarire che fare con questa cosa e di chi sono i soldi: perché è naturale che Ghinelli predisponga pubblicità elettorale, ma non può farmela pagare e non può metterci il simbolo del Comune.
Nei prossimi giorni approfondirò le perplessità che, una volta di più, emergono dalla visione di parte dei “successi” di questa amministrazione.