Intervista a Ghinelli: nuovo e vecchio candidato delle destre a Sindaco di Arezzo

8

Alessandro Ghinelli mi riceve nella splendida sala della giunta, di fronte al caminetto e a una scultura già di Icastica donata dall’artista iperrealista americana Carole Feuerman al comune di Arezzo.

L’atmosfera è rilassata e il sindaco di buon umore. Comincio subito con le domande:

-E’ stato difficile convincere Lega e Forza Italia a confermare il loro appoggio alla tua seconda candidatura?

-Non ho convinto nessuno.

-Nel senso che sono arrivati da soli perché non avevano alternativa?

-No, non posso dire che non avessero alcuna alternativa… ma sono sincero: se dobbiamo correre i cento metri piani i colori di Arezzo li porta chi fa il miglior tempo. Non mi hanno presentato qualcuno in grado di correre sui miei tempi, quindi a quella corsa partecipo io per la destra aretina.

-Tutto qui?

-C’è stata una lunga discussione che ha riguardato principalmente due argomenti: che peso potrebbero avere le indagini in corso sulla campagna elettorale e se vorrò dare, nell’eventuale secondo mandato, più visibilità della Lega e ai suoi esponenti.

Per il primo ho detto che ho molta fiducia nella magistratura e non credo proprio che questa voglia sganciare una bomba nel corso della campagna elettorale, tra l’altro visto che il “portavoce ufficiale” (ndr: che si riferisca a Salvatore Mannino, che tra l’altro si occupa di giudiziaria per La Nazione locale?) ce lo ha già anticipato; per il secondo ho risposto che sono certamente disponibile, anche se il poco risalto riservato alla Lega durante il primo mandato era dipeso molto anche dai leghisti stessi, che all’inizio si dissero non interessati a ricoprire incarichi di rilievo oltre quello della senatrice – assessore Nisini.

-la Lega non aveva alternative aretine…

-L’hai detto tu…

-Forza Italia dopo l’indicazione del tuo nome del giugno scorso è rimasta a lungo sul chi va là per via delle indagini in corso…

-Evidentemente anche secondo loro la mia figura è quella che rappresenta in maniera più efficace, vincente, l’area del centrodestra.

-Se qualche magistrato arrivasse a determinazioni negative nei tuoi confronti poco dopo le elezioni magari vinte, cosa accadrebbe?

-Mi fido.

-Abbiamo saputo dell’interrogatorio in procura dell’assessore Merelli a cose fatte: ne conosci il contenuto?

-Mi ha raccontato qualcosa lui, ma per sommi capi. Ha detto che l’interrogatorio è stato lungo, impegnativo ed è andato bene; che la magistratura ha mostrato il massimo rispetto per il suo ruolo pubblico. I dettagli non li conosco e non glieli ho chiesti.

-A proposito dell’affare COINGAS e di quanto emerso dalle intercettazioni, la frase con la quale ti rivolgi indirettamente ad un sindaco revisore della società dicendo che avrebbe dovuto “credere agli asini che volano” è parsa poco istituzionale e un po’ pesante, soprattutto perché rivolta a chi in teoria ricopriva un ruolo super partes.

-Voi interpretate male quella frase. Mi stupisce che tu mi ponga questa domanda. Quello che io dissi a Merelli in quella telefonata era che la mia meraviglia, il mio stupore, e da un certo punto in poi anche la mia arrabbiatura, riguardavano il fatto che codesto signore non dava corso a ciò cui era obbligatorio dar corso. La relazione sul bilancio dei revisori doveva giungere a una conclusione, positiva o negativa che fosse. Il sindaco revisore in questione, insieme ai suoi colleghi, aveva il dovere di approvare il bilancio come veridico oppure no. Veridico significa che ogni posta di bilancio deve corrispondere a un vero movimento contabile in ingresso e in uscita e che quindi c’è una congruenza interna del bilancio. Se poi una di queste voci si è formata all’interno di un quadro penalmente rilevante è un problema che non riguarda il bilancio, ma la magistratura. Quindi bene ha fatto ad andare a dire in quella sede che secondo lui c’erano dei soldi spesi male, o troppi, non so cosa ha detto.

Ma il bilancio questo signore doveva certificarlo, o positivamente o, se non ne era convinto, negativamente. Non ha fatto né l’una né l’altra cosa. In fin dei conti non ha esercitato il suo mandato in maniera consona al suo ruolo.

Questo è il motivo per cui parlavo degli asini che volano, perché in un ambiente come quello, con la paranoia di questo signore che non portava a compimento il suo mandato, si verificava un intralcio rispetto all’approvazione di un bilancio che riguardava il comune di Arezzo per quasi un milione e in misura minore gli altri comuni soci.

Non ci scordiamo che questo soggetto è stato nominato grazie all’intervento di un sindaco di area…

-Mario Agnelli, di Castiglion Fiorentino.

-Certo, in perfetta trasparenza mi ha fatto questo nome e io l’ho nominato. Non è che io possa interferire nel suo operato, ci mancherebbe altro, sono stato professionista anch’io e so cosa significa. Ma non poteva permettersi di non consentire l’approvazione di uno strumento come il bilancio tradendo il suo obbligo professionale. E mi fermo qui perché c’è la magistratura che indaga.

-Tutto questo può essere condivisibile, ma la frase sugli asini che volano ci si incastra malino…

-Be’, se vuoi farmi un interrogatorio su questa questione ti dico di no, perché non ne ho parlato con la magistratura, la quale si potrebbe risentire…

-No, nessun interrogatorio. Piuttosto ti chiedo se hai pensato di andare a parlarne in quella sede…

-Se mi chiamano ci vado tranquillamente. Ho già dato la massima disponibilità.

-Ti senti forte come candidato?

-Bella domanda… Mi sento forte perché so quello che ho fatto e so di poterlo dimostrare. Quando mi sono proposto in questa città come candidato sindaco e ho vinto le elezioni, ho lanciato il messaggio che si poteva cambiare e penso di aver operato quel cambiamento.

-Una delle perplessità che certa destra aretina manifesta è che la tua amministrazione è stata poco produttiva…

-Alla faccia… torniamo al Fanfani bis.

-Fanfani può vantare di aver rifatto piazza Grande, Piazza Guido Monaco, Piazza Sant’Agostino; di aver fatto riaprire il teatro Petrarca, lo storico Caffè dei Costanti…

Ma voglio citare una cosa per quel che ti riguarda: la rotonda all’ex Campo Scuola di Via Fiorentina è stata annunciata, assegnata; sono stati inaugurati i lavori in pompa magna, ma poi è rimasta lettera morta…

-Non è rimasta lettera morta; è ancora da fare.

-Perché il comune ha voluto cambiare e semplificare il progetto a cose fatte…

-In realtà il comune ha cambiato perché quello originale non teneva conto del fatto che non si può chiudere il traffico in quel luogo nemmeno per poco tempo, pena un disastro completo. Ci sono stati dei ricorsi… Il problema è anche il fatto che abbiamo un solo possibile contraente. Se mandiamo a casa quello non possiamo assegnare il lavoro al secondo…

-Per quel che concerne le attività culturali cittadine, forse Arezzo potrebbe meglio valorizzare le figure di Guido Monaco, Piero della Francesca, Giorgio Vasari…

-Vasari è la mia croce e delizia. Mi sento suo collega, perché lui era architetto e io sono ingegnere. Lui aveva una vena, un’anima da artista. Io non ce l’ho, ma so apprezzare l’arte, quindi me lo sento molto vicino. Tra l’altro entrambi abbiamo sviluppato le nostre carriere a Firenze. A parte questo…

-Era anche molto pieno di sé…

-Anch’io (ride). Su Vasari occorre fare squadra con Firenze. Arezzo e Firenze potrebbero rilanciare insieme una figura così importante. Ne parlai tempo fa con Nardella, ma poi non abbiamo ripreso la cosa e ora siamo ormai in campagna elettorale. In un’occasione in cui partecipavo ad un’assemblea nel Salone dei Cinquecento, in Palazzo Vecchio, ebbi modo di ricordare, a chi magnificava la location, che lì aveva lavorato un insigne aretino…

-Be’, Vasari ha fatto alcune cose importanti anche ad Arezzo. Ma si riuscirà a rendere più facile l’accesso agli affreschi di Piero della Francesca?

-Altro grande tema. Speriamo! La concessione scade fra un mese e noi vorremmo che sia San Francesco che Casa Vasari e i musei statali potessero essere gestiti, per quanto concerne le biglietterie, dal comune (come avviene a Ferrara). Lo abbiamo detto al ministero, ma pare che il ministro ci senta poco…

-Grazie per l’intervista, alla prossima.

-Alla prossima.