Quella strana idea di partecipare al voto. Sono i ragazzi di AREZZO CI STA!

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Sono un gruppo di ragazzi, piu’ o meno tutti sotto i trenta (beati loro) che hanno deciso di voler partecipare alle prossime elezioni comunali di Arezzo.

Non sono sardine, ci tengono a dichiararlo, né si rifanno direttamente ad alcuna forza politica ufficiale. Sono solo ragazzi che stanno provando a rompere il guscio e a mettere fuori la testa, nel complicato mondo della politica.

Benvenuti dunque.

Questa è la prima volta che questa testata si occupa di loro, ma ovviamente non sarà l’ultima. Con benevolenza, simpatia e un po’ di invidia, ma senza sconti. Le loro posizioni saranno valutate e criticate come si conviene a chi accetta di scendere nell’arena della gestione delle cose comuni.  

Con aria forse un po’ troppo seriosa, ci mandano il comunicato n.2. Chi come me ha vissuto gli anni bui della nostra storia, la numerazione dei comunicati risveglia brutti ricordi. Loro non sanno neppure a cosa posso riferirmi e tutto sommato è bene così.

Ecco il testo.

La coincidenza ha voluto che all’uscire della nostra lettera al Sindaco, riguardo l’ingiusta impossibilità per i cittadini di parlare di Politica nei CAS, l’Assessore Tanti abbia diramato proprio alle segreterie dei CAS una e-mail con la quale si ricordavano con tono schietto un po’ di cose:

«a) le iniziative a cura di soggetti terzi devono essere previamente comunicate; b) è fatto divieto di utilizzare spazi di tutti a Partiti e Associazioni politiche; c) è permesso a tutti i Gruppi Consiliari di utilizzare gli spazi dell’Amministrazione ma non per poi cedere tali spazi ai Partiti né tanto meno per avviare campagne elettorali»

Continuava poi: «Gli spazi dell’Amministrazione sono aperti solo agli organi dell’Amministrazione quali i Gruppi consiliari di maggioranza e opposizione che non possono “cedere” le proprie prerogative a nessun Partito né Associazione politica né tanto meno agire “in nome e per conto” […]

Ogni iniziativa non in linea con il Regolamento anche se chiesta secondo la norma ma poi pubblicizzata come “organizzata” da qualsiasi Partito Politico o Associazione politica è ritenuta non conforme e pertanto si chiede di sospenderla».

Ci chiediamo anzitutto da chi siano composti i “Gruppi consiliari”? Non sono forse loro stessi dei partiti? Un controsenso che dovrebbe auto-escludere ogni gruppo consiliare espressione di un partito, salvo fatti paradossalmente i soli gruppi provenienti da liste civiche?

È normale che i soli “Gruppi consiliari” poi si riservino l’utilizzo dei CAS? Guardate che questa ingiustizia colpisce tutti, liberi gruppi di cittadini e partiti stessi che, per mancanza di rappresentanza, non siedono nell’Aula di Palazzo Cavallo! È un deficit democratico, punto.

È normale il solo fatto che un Assessore sia costretto a ricordare di non aggirare una legge? Se accade (per evidente deficit democratico), piuttosto che rammentare il divieto, perché non ammettere l’ingiustizia del regolamento stesso? Dura lex, sed lex? No, non si può tacere l’ingiusto, come non si deve essere messi nella condizione, pur di esprimere la propria idea, di cadere nell’infrazione d’una regola.

L’Amministrazione, suo malgrado, incita il cittadino, in nome della libertà di parola garantitagli dalla Costituzione, a trasgredire una legge dell’Amministrazione stessa. Delirio!

Perché i cittadini non possono fare politica nei CAS? Perché i cittadini non possono aggregarsi nei CAS per trattare di bene comune (perché questo significa fare Politica, nella sua più alta forma)? Perché ci sono negati per quella proprio i soli luoghi pubblici rimasti in città ed espressamente nati per i bisogni dei cittadini? Perché un qualsivoglia gruppo è piuttosto costretto ad utilizzare spazi di privati (vedi Feltrinelli) per ragionare di bene comune? Perché un qualsivoglia gruppo è piuttosto costretto a sborsare denaro (vedi Casa delle energie) se vuol fare certi tipi di riunione? Chi può permetterselo?

L’Articolo 3 della Costituzione impegna la Repubblica a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscano ai cittadini l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica: l’attuale regolamento dei CAS lo è.

L’Articolo 17 della Costituzione afferma: «I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica».

Dov’è la paura dell’Amministrazione, che riserva spazi pubblici a soli pochi, che nega a tutti gli altri di ritrovarsi per determinate questioni, che impone la sospensione di attività? L’attuale regolamento dei CAS è un impedimento alla libertà d’espressione della cittadinanza e i divieti segnalati dalla circolare dell’Assessore Tanti ci appaiono costituzionalmente ingiustificati.

Noi non ci stiamo a queste parole, soprattutto quando poi di questi tempi in troppi gridano all’antipolitica che serpeggia tra i cittadini!

Arezzo CI STA!