Arezzo ai tempi del corona virus

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Vi spiego perché siamo messi male.

Alle prime notizie sulla diffusione del virus in Cina ho commesso un peccato di sottovalutazione. Credevo che il nostro paese preparasse tutti gli strumenti atti a fronteggiare situazioni critiche derivanti dall’epidemia. Invece le notizie su quanto sta accadendo in Lombardia, Veneto e Piemonte mi hanno reso chiaro quanto quella fosse una pia illusione. E purtroppo non mi fa specie che Salvini cavalchi per motivi di propaganda elettorale quanto accade puntando il dito contro il governo centrale quando il problema risulta poco sotto controllo in 2 regioni a guida leghista. Perché è chiaro che egli conosce il Vangelo, vede molto meglio la pagliuzza nell’occhio degli altri che la trave nel proprio.

Uno dei sistemi è andato più in crisi, è quello dell’informazione: appare totalmente inadeguato a gestire in maniera trasparente quanto accade, seguono le veline che arrivano dal ministero o dalle direzioni generali. Perché può capitare di sentire tutto e il suo contrario, ma certo occorre avere il coraggio di dire “no”. Perché non si può sentir dire che le mascherine non servono quando le stesse sono obbligatorie per tutta una ampia categoria di persone: capisco che non ce ne sono al giro, potrebbero tuttavia indicare quali strumenti le possono sostituire.

Nei servizi colgo una sensazione di fondo, bisogna preparare il largo pubblico alla esplosione di casi di infezione, andando a dire che la mortalità è bassa. Bassa questa cippa, esiste un largo gruppo sociale esposto a ratei di mortalità elevati: non si pensi che siano poche le persone con pregressi problemi clinici che riguardano le vie respiratorie, è la larghissima maggioranza dei nostri anziani.

Quanto è stupido allarmare con la conta dei potenziali casi che non sono altro che comuni influenze mentre non si prepara il pubblico al problema delle loro comunità.

Altra cosa che mi fa impazzire sono le indicazioni di non andare al pronto soccorso per problemi simil-influenzali: i pronto soccorsi sono normalmente invasi da etnie che non parlano bene l’italiano, gente che certo non presta molta attenzione a quanto dicono i telegiornali (non lo capiscono e non gli interessa). Quindi questa gente continuerà ad andare al pronto soccorso, ingolfandolo, mettendo a rischio se stessi e gli altri.

D’altra parte l’indicazione di chiamare il 112 (numero finora usato per le emergenze non sanitarie) si scontra con la capacità di risposta di un sistema sanitario che dovrà mandare qualcuno a valutare se queste persone stanno covando il corona virus.

Quante ambulanze e quanto personale adeguato può essere impegnato in questi servizi? E quanto è stupido non invitare la gente a intraprendere tutte le misure che in autonomia potrebbero mettere in pratica, come la riduzione della probabilità di contagio attraverso l’auto quarantena. Perché ovviamente negozi e ristoranti subirebbero la diminuzione degli incassi, quindi mandiamo la gente al giro a spendere e a infettarsi.

Se una famiglia è nella condizione di tenere i figli a casa in condizioni di sicurezza e senza disagio credo sarebbe giusto raccomandarlo. Ho letto o sentito una testata aretina dire che in città non c’erano preoccupazioni perché le istituzioni si erano mosse citando l’annuncio del sindaco Ghinelli e della assessora Tanti in cui si gloriavano della messa in opera di 350 ausili per la disinfezione delle mani in ambito scolastico.

Oggi ho fatto uno stupidissimo test: ho postato su un gruppo Facebook locale richiedendo notizie su questi dispenser. Le risposte pubbliche o private dipingono una realtà disarmante: moltissimi genitori segnalano come nelle scuole dei loro figli questi ausili di prevenzione non ci siano. Forse non le hanno viste, forse i loro figli non c’hanno fatto caso e in entrambi i casi è evidente che le cose non funzionano oppure -come credo- questi ausili sono comparsi in pochissime scuole. Scommetto che dopo questo articolo ci sarà una reazione sostanziale e si faranno le corse -adesso- per installarli. Ma sarebbe bastato che un giornalista o presunto tale si domandasse come fa il Comune a installare 350 dispenser quanto il servizio manutenzione del Comune stesso è ai minimi termini. Ha affidato a qualcuno la installazione di questi prodotti? Alla tartaruga “Valentino”. Purtroppo erano solo chiacchiere, e come tali andavano trattate. Ma naturalmente chi dovrebbe evidenziare le criticità di taluni annunci o non è capace o tace per paura di inimicarsi certe persone.

Prendete il comitato Arezzo capitale della cultura, ci sono un commerciante, un imprenditore, un complessino da intrattenimento, un giornalista: neanche una istituzione culturale. Nessuno ha esposto dubbi, va tutto bene. Perché una domanda andava posta quando il Sindaco e la Tanti hanno regalato (che cuori d’oro) i presepi a qualche scuola dell’infanzia: per la tradizione il bambinello si sistema la notte del 24 dicembre, appaiono i re Magi che ogni giorno sono più vicini al bambinello ed il 6 gennaio presentano i doni. Infatti si festeggiava con l’apertura dei doni alla Befana, l’indomani il presepe veniva smontato. Davvero arguto regalare il presepe a scuole che chiudono dal 23 dicembre al 7 gennaio: modestissima riflessione che sarebbe bastata a infamare i novelli re Magi e a rimandare la loro squallida iniziativa dove le compete. Ma se la scuola è chiusa, chi ci pensa? Chi lo vede? Era meglio se regalavano sapone e asciugamani, dalle risposte al post si comprende come questi scarseggino normalmente nelle scuole.

Perchè non insegnerai l’igiene alla popolazione scolastica se non c’è il sapone. Questa è la gente che dovrà gestire l’emergenza in città.

Che Dio ce la mandi buona.