Il corona virus in Italia: aiuto. “Si brancola un po’ nel buio”.

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Così l’assessore alla sanità della Regione Lombardia dove in queste ore si va ampliando il focolaio di infettati dal corona virus. Un trentottenne attualmente intrasportabile sarebbe colui che ha diffuso -con l’aiuto delle nostre autorità sanitarie- il virus contratto forse all’inizio febbraio in incontri con il suo amico che era tornato dalla Cina il 21 gennaio scorso.

C’era anche Salvini alla conferenza stampa in tarda mattinata in cui è emersa la preoccupante -per me- impreparazione ad affrontare l’esplosione di una malattia che è in grado di mettere k.o. le nostre strutture di protezione civile e sanità.

Lo dico con dispiacere, la Lombardia non è certo una delle regioni più arretrate dal punto di vista sanitario, ma l’uomo attualmente in gravissime condizioni era stato al pronto soccorso il giorno 15 per essere rimandato a casa, il giorno 18 per essere nuovamente mandato via. Poi il giorno 19 le sue condizioni erano così gravi che stato ricoverato in un reparto “comune” e solo successivamente spostato.

La batteria per verificare l’eventuale infezione da corona virus richiede 4 ore per la sua esecuzione. Indica l’eventuale presenza del virus, ma non se qualcuno lo ha già avuto e superato. In questo caso le analisi vengono fatte a Roma perché evidentemente la preparazione del test per individuare gli anticorpi (per capirsi quelli identificati da ricercatrici italiane) è possibile soltanto lì.

Ci stiamo scontrando con risposte che appaiono inadeguate: la evidentemente scarsa conoscenza delle dinamiche di trasmissioni e vitalità virus si associa alla impreparazione del pubblico. Dicono che la famiglia del ricoverato non avesse comunicato i ripetuti contatti con la persona che era tornata recentemente dalla Cina: pare che la necessità di indicare eventuali contatti con persone a rischio risulti ben evidenziata al pronto soccorso, ma questa urgenza non era parsa tale all’ammalato e alla sua famiglia.

La ricerca di quelle persone che possono essere state a contatto con questa persona infetta ha portato a individuare altri 5 individui colpiti da corona virus, autopresentatisi o individuati fra i contatti del 38enne. Ora si testano cerchi sempre più larghi.

Anche se le misure di sicurezza segnalate dal ministero della salute italiana individuano nella pulizia delle mani e nella distanza di 1m tra gli interlocutori -anche per difendersi e difendere dagli starnuti- tendono a tranquillizzare, occorre dire che la realtà ci pone davanti all’occhio una ben più alta facilità di trasmissione del contagio. E adesso si associano evidenti carenze di cui soffriamo: ambienti nei quali isolare le persone mentre sono in attesa del risultato del test,  strutture di cura con isolamento delle persone infette, ambienti dove far trascorrere la eventuale quarantena (attualmente indicata in 2 settimane), ma più semplicemente guanti di plastica e mascherine sono obbligatori soltanto per una cerchia ristretta di persone che sono state vicine al virus. Evidentemente le strutture di emergenza non ne hanno a sufficienza per distribuirle ai fini precauzionali.

E tutto questo accade in Lombardia. L’orgoglio dell’efficienza.