Elezioni amministrative e regionali. A destra la confusione regna sovrana

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Mancano 96 giorni al probabile giorno del voto, che molti indicano nella data del 24 maggio, e ancora non sappiamo chi sarà lo sfidante per la destra. Né in ambito regionale, né in quello comunale.

Mentre il centro sinistra toscano, ormai da tempo ha iniziato la sua campagna elettorale per Giani presidente, ancora non si ha la piu’ pallida idea di chi sarà lo sfidante espressione della coalizione di destra.

Per ora siamo nel campo delle ipotesi piu’ disparate. Per un po’ è sembrato quasi certo il nome del sindaco di Grosseto – Vivarelli Colonna – ma di recente si è affacciata anche l’ipotesi Chiassai Martini. Per non dimenticare la Ceccardi, che resta sempre in pole tra i desiderata della Lega. Scartato subito il nome di Ghinelli per cui un esponente di spicco della coalizione ebbe a dire: “Non è, non è mai stato e non sarà mai, candidato alla presidenza”.

Ed infatti ad Arezzo la situazione è ancora piu’ complessa. Il fatto che il sindaco uscente non sia ancora ufficialmente il pretendente per il secondo mandato, la dice lunga, anzi lunghissima, sui mal di pancia che circolano da queste parti. Ci vorrà altro che la Dolce Euchessina per farseli passare.

Che i rapporti con Forza Italia fossero ormai alle carte bollate, è cosa nota.  Ma forse è questo l’ultimo dei suoi problemi.

L’ultimo post pubblico del sindaco, in cui si dichiarava il suo eterno amore a Salvini, soprattutto per chi ancora ricorda le amare riflessioni affidate alla RAI, sembra il palese il tentativo di trovare una sponda nel partito che a destra ormai conduce le danze. Non ci vuole molto ad intuire lo stato di grande debolezza politica del primo cittadino, costretto dalla sorte, a fare pubbliche dichiarazioni di fedeltà.

Una condizione che definirei quasi umiliante, al punto da suscitare un moto di umana simpatia verso l’uomo. Le dichiarazioni ufficiali rimandano sempre alla riunione prossima futura delle forze che dovrebbero sostenerlo, una riunione che pare sia già stata rinviata una volta e che dovrebbe sciogliere ogni dubbio (salvo rinvio) quando mancheranno solo 88 giorni dalle elezioni.

I giornali continuano ad accreditarne il nome, quasi a sollecitarne la nomina, ma i partiti continuano a smentirlo, in attesa della fatidica riunione del 26. Non può essere pretattica. Se questa potrebbe essere forse giusta, o almeno comprensibile, per uno sfidante, non può esserlo in chi chiede la riconferma.

E la città, ben cosciente che c’è una altra forza in campo a decidere il destino di questa maggioranza (la Procura della Repubblica) resta muta a guardare. Come le stelle del famoso romanzo di Cronin.