A noi cristiani non importa dei luoghi santi? Il famoso piano del secolo, con bugie e intimidazioni collegate.

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il presidente americano Trump ha annunciato il suo piano del secolo per una pace duratura in medio oriente: bischerata colossale, sionista-centrica, a soli fini elettorali.
Le reazioni negative giunte da rappresentanti del popolo palestinese che vive in quei territori non devono e non possono stupire; stupisce invece l’assenza di parole da parte della cristianità europea, pure se aveva fatto le crociate. Perché -non essendo cattolico praticante ma sentendomi comunque cristiano amante della pace- non posso immaginare che una proposta elaborata a senso unico e presentata senza il benestare della controparte possa essere risolutiva. Infatti c’era solo il leader israeliano Netanyahu, non una colomba bensì un guerrafondaio, a fianco di Trump durante la presentazione stampa di questa bella pensata. E il supporto espresso a parole da alcuni paesi arabi come Arabia Saudita o Emirati arabi uniti -che ovviamente non vivono in quella zona- non può essere preso in considerazione tanto più della eventuale approvazione da parte delle isole Fiji.
I fattori geopolitici hanno evidenziato la deriva di alcuni paesi della penisola arabica -è sempre più chiara la svolta dittatoriale e il vedere componenti della comunità palestinese come minaccia alla loro stabilità politica- con lo schierarsi sempre più interessato a favore della potenza statunitense persino se questo si porta dietro l’indiretto sostegno alla nazione con capitale Tel Aviv.
Perché dimenticarsi che Israele è nato nel 1947 come risposta al problema delle centinaia di migliaia di ebrei europei che nessuno voleva nel proprio territorio nazionale è negare l’evidenza. Già dagli anni ’30 si invitavano gli ebrei ad andare in Palestina, operava la già forte World Zionist Organisation, ancor più ne giunsero dopo la Shoah. Inutili confronti fra cartine geografiche dove non si troverà mai lo stato “palestinese” quale giustificazione alla politica territoriale sionista tendono a dimenticare le origini del contenzioso fra residenti di lungo periodo (la comunità palestinese) e immigrati europei. La trasformazione del protettorato inglese in Stato di Israele fu fatta dinanzi ad una cartina, soluzione che per tanti aspetti ricorda la divisione dello Stato Indiano colla creazione del Pakistan e del Bangladesh per ospitare i musulmani di quella regione.
I primi a fare vero terrorismo sono stati gli immigrati ebrei già nel 1946 con la bomba al King David Hotel di Gerusalemme, capi di quelle bande terroristiche sono divenuti primi ministri di Israle (Shamir, Begin). Gli attentati non erano solo una risposta a azioni armate di fazioni arabe, si utilizzava la violenza per espandere le aree per i coloni israeliani, zone che in certi casi potevano essere acquistate, in altri venivano “sgombrate” dei legittimi occupanti con la paura e le bombe. È naturale che gli israeliani non vogliono far ricordare come si sono comportati durante gli anni ’40 e ’50, e certamente hanno sfruttato i sensi di colpa delle comunità europee per andare a occupare i territori fertili, le sorgenti d’acqua, i luoghi sacri sottraendoli ad altri. E le scomposte reazioni della comunità araba -dall’Egitto alla Giordania, nel 1967 e nel 1973- hanno permesso ad una ricca e organizzata società l’occupazione di aree che le Nazioni Unite non avevano messo dentro il territorio assegnatole; i vincitori scrivono la storia, specie se dotati di potenti massmedia compresa l’industria cinematografica.
Perché un accordo di pace che prevede la negazione delle risoluzioni Onu, l’esproprio delle rimanenti fertili parti del territorio abitato dai palestinesi a favore della comunità israeliana -ai palestinesi parti del deserto del Sinai in cambio-, la negazione della tutela delle parti santi musulmane precedentemente affidata alla Giordania, riguarda anche noi cristiani ed europei.
Mi fa inorridire il fatto che Gerusalemme possa essere sotto la sovranità dello Stato israeliano quando era stata giustamente prevista l’internazionalizzazione della città santa. Invece di giungere alla estromissione giordana dal controllo di parte di Gerusalemme con la costituzione di città franca, la comunità internazionale ha tollerato la conquista militare di Gerusalemme da parte dell’esercito sionista e anzi assisterà alla trasformazione da occupazione temporanea a sua intitolazione quale capitale unica di Israele. Con il supporto degli Stati Uniti o meglio di Trump che elettoralmente ha bisogno sia della cittadinanza di estrazione ebraica sia di quella discutibile parte di cattolicesimo che impera negli Stati Uniti (perchè attenti osservatori vedono una saldatura tra gli estremismi ebraici e cattolici). Cattolici che trovavano accettabile che preti sodomizzassero bimbi e bimbe affidati loro. Schierati contro Bergoglio. Che ohimè pare in difficoltà sulla proposta di Trump, che vuole dipingere i palestinesi come quelli che non accettano.
La storia della comunità ebraica in Europa risale a migliaia di anni fa, un rapporto travagliato con le popolazioni cristiane che ha visto anche sorgere i ghetti anche come risposta alla volontà ebraica di non mischiare le proprie tradizioni con quelle di altri (il termine ghetto nasce a Venezia allorché parti di città divennero enclave ebraica con cancelli chiusi durante la notte). La volontà di queste popolazioni di vivere in un territorio governato secondo le norme derivanti dalla propria cultura è legittima, ma certo non può avvenire a scapito di altri. Neanche se la comunità ebrea ha sofferto criminali ed ingiustificati atti di violenza nel corso dei secoli; a proposito segnalo come sia comodo parlare dei pogrom e dimenticare il Viva Maria del 1799 quando dieci ebrei furono arsi vivi in piazza del campo a Siena. Sensi di colpa coi quali si finisce per permettere alla vulgata sionista di trascurare come nei campi di concentramento o nei territori occupati dai nazisti furono sterminate altre etnie (gli assai bistrattati rom, una milionata…) o gruppi sociali (disabili, omosessuali, oppositori politici, militari italiani, ect ect) o civili (russi, ad esempio, un 17 milioni!): perché quanto è accaduto alla comunità ebraica è terribile e purtroppo tanti (troppi) italiani hanno avuto ruolo attivo in questo abnorme crimine. Per cui non sono responsabile, come non ho colpe per l’abominevole politica attuata dai nazisti. Che non si ripeterà sinchè potrò oppormici, ma che non può farmi divenire uno zerbino di questi collo zuccotto.
E niente poteva tollerare il terrorismo palestinese -con quel ricco  pagliaccio di Arafat morto in strana situazione-, per primi profafarono le olimpiadi, ricordo le bombe a mano dinanzi alla sinogoga di Roma o le raffiche di mitra a Fiumicino o il sequestro della Achille Lauro con l’assassinio di uno in sedia a rotelle -che coraggiosi, siano maledetti colle madri e i figli-, uccisero cittadini italiani di fede ebraica e non solo. Come certi fascisti.
Ma Gerusalemme è luogo sacro alle 3 religioni monoteiste, non posso accettare che venga sottratto dagli israeliani a cristiani e musulmani in spregio alle convenzioni stabilite. Perché è casa loro non meno che casa mia. Non voglio che i cristiani siano “tollerati” mentre vanno al santo sepolcro (secondo la tradizione, luoghi del supplizio di Gesù) o che i musulmani debbano chiedere permesso per andare ad al aqsa (per la tradizione musulmana da lì Maometto partì per visitare il paradiso) o alla roccia a loro sacra.
E non è colpa mia se condivido più coi musulmani che cogli ebrei: Maometto raccoglie nel corano le parole che gli giungono dall’arcangelo Gabriele, figura presente anche nell’antico testamento, ma la madre di Gesù e Gesù stesso sono nel corano e non nella dottrina ebraica. Differenze non di poco conto
Ebrei ne ho conosciuti molti, nel settore orafo sono tantissimi: e io non mi sono mai sentito accolto come uno di loro; infatti se c’era qualcuno da fregare favorivano i correligionari a scapito del resto del mondo, tramando nelle sinagoghe (ad Arezzo molti conoscono chi così si espresse).
Stesso metodo adottato circa i luoghi santi; chiarirlo è solo dire pane al pane.
Non credo d’essere antisemita e certo non vorrei essere un allocco: se qualche europeo ha timore di essere indicato come antisemita, intimidazione solo perchè è contrario alla politica di Israele (e di chi lo appoggia in simili porcate), si prepari ad essere loro schiavo. Rispetto la loro religione e il diritto a professarla, ma non potrò mai essere dei loro (sono loro a dirlo, non io).
Loro siedono tra i potentati che vogliono comandare il mondo, gruppi nazionalistici o religiosi o capitalistici o politici che si combattono per espandere le loro zone di interesse e guadagno: facciamoli combattere fra di loro (anche se non è proprio da cristiani amanti della pace), non diamo loro il mondo in regalo, sappiamo come lo stanno riducendo.