Tra Siena e Firenze è polemica. Non si chiude la vicenda dei due dipinti di Daniele da Volterra ex d’Elci comprati dagli Uffizi

0

Informarezzo, insieme con numerose altre testate, ha pubblicato giorni fa integralmente un appello formulato da un nutrito gruppo di intellettuali per aprire un dialogo al fine di far affluire nella Pinacoteca Nazionale di Siena, con modalità da definirsi, due dipinti di Daniele Ricciarelli da Volterra acquistati dagli Uffizi da una collezione  privata ma storicamente e culturalmente legati a Siena: l’Elia nel deserto e la Madonna con il Bambino e i santi Giovannino e Barbara.

A distanza di meno di un mese torniamo nuovamente sull’argomento, dato il grande clamore suscitato dall’iniziativa: soltanto negli organi a stampa si contano quasi trenta articoli. L’interesse è motivato dall’importanza dei firmatari dell’appello che adesso conta 50 adesioni, nonché dalla fondatezza delle argomentazioni. In primo luogo l’importanza dei Daniele da Volterra nel contesto della pittura senese del primo Cinquecento.

Nella Pinacoteca Civica di Volterra è custodito un affresco del pittore che sembra uscito dal pennello di Sodoma. Sono noti i rapporti del Ricciarelli con Baldassarre Peruzzi, al quale ultimo era tradizionalmente attribuito l’affresco con La sibilla Tiburtina preannuncia ad Augusto la nascita di Gesù, nella chiesa senese di Fontegiusta, fino al brillante riconoscimento dell’autografia di Daniele da parte di Fiorella Sricchia Santoro (1987).

I due dipinti d’Elci mostrano invece l’interesse per Domenico Beccafumi.

L’Elia sembra un personaggio dei cartoni per il pavimento del duomo di Siena vestito di accesi colori, mentre la Madonna è condotta attraverso le forme espanse connotate di panneggi dalle pieghe lunghissime della tarda maturità di Domenico, elementi che si mischiano con lo stile pittorico di Michelangelo durante il pontificato farnesiano. Insomma il Ricciarelli, qualunque cosa si dica, è il pittore che meglio di ogni altro coniuga lo stile dei tre riconosciuti maestri del primo Cinquecento senese con la pittura ‘terribile’ del Buonarroti.

Daniele da Volterra, Elia nel deserto, olio su tela – collezione privata

In questo senso è una vera lacuna che il pittore non sia rappresentato nella Pinacoteca Nazionale di Siena, il museo che meglio di ogni altro rappresenta lo sviluppo della scuola locale e anche il più alto collezionismo della città. I due quadri, infatti, da tempo erano custoditi presso una nobile famiglia radicata dall’età moderna in Siena, in uno dei più prestigiosi palazzi cittadini.

L’appello non è stato formulato da un vero e proprio “comitato”, ma da persone che semplicemente hanno condiviso le sue forti ragioni. Cosa più unica che rara nella nostra nazione, studiosi di diverse discipline di varie parti d’Italia, da Trieste a Ragusa, e con orientamenti molteplici, hanno espresso il loro consenso sulla spinta di una visione e di un sentimento ‘politico’ nel senso più autentico, etimologico di cura della ‘polis’, della città e del suo patrimonio culturale.

La maggioranza dei firmatari non sono senesi, infatti il particolare di una situazione, quella appunto dei due Daniele da Volterra senesi, richiama un più vasto problema.

Daniele da Volterra, Madonna con il Bambino e i santi Giovannino e Barbara, olio su tavola – collezione privata

L’appello rivolto in primis agli Uffizi, il cui direttore Eike Schmidt con la sua iniziativa ha meritoriamente garantito l’arricchimento del patrimonio nazionale, apre interrogativi che riguardano non solo Siena, bensì… «il criterio stesso degli acquisti da parte dei musei statali italiani. I grandi musei, sostenuti anche da generosi finanziatori privati, devono incrementare e sollecitare la conoscenza del patrimonio e delle memorie storiche di un più largo contesto locale, facendosi volano di un’ampia e capillare riconoscibilità del patrimonio artistico che qualifica l’Italia come “museo diffuso”».

I firmatari sostengono dunque l’idea che gli accentramenti dovrebbero essere realizzati, quando necessario, senza provocare il depauperamento delle testimonianze storico-culturali dei contesti locali.

Una simile privazione favorisce l’allontanamento del cittadino dalla propria storia, con uno “spaesamento culturale” che potrebbe accentuare ulteriormente il disinteresse letale per il nostro patrimonio e per il senso del bene comune. Per i quali vorremmo invece che si accendesse l’impegno di tutti gli abitanti, regione per regione, città per città, paese per paese. Il “rientro” delle due opere di Daniele da Volterra, nelle forme da individuarsi, può appunto rappresentare uno stimolo per gli abitanti al fine di una maggiore e migliore consapevolezza della realtà in cui vivono.

Come ha detto l’artista Marcello Aitiani in una recente intervista

«il patrimonio culturale non assimilato dai cittadini perde gran parte del suo valore. Restaurare un’opera o acquistarla è importante ma occorre anche assumersi la responsabilità di promuoverne la conoscenza; oltre che restaurare l’opera d’arte è necessario restaurare, per così dire, lo sguardo di chi viene a visitarla» (“Corriere di Siena”, 5.1. 2020).

Nell’appello si rileva l’importanza di salvaguardare e mantenere in loco le opere artistiche, non  per  favorire chiusure campanilistiche, che oggi appaiono francamente insensate, ma per sviluppare aperture e relazioni tra istituzioni e tra territori:

«non si tratta dunque di scegliere un anacronistico isolamento, ma di stimolare i cittadini a una maggiore consapevolezza della propria storia, non per gusto meramente antiquario ma per vivere il presente e il futuro in modo evolutivo e attivo, all’interno di una rete di relazioni solidali, in grado di dialogare con altri centri, regionali, nazionali ed extranazionali».

L’importanza dell’iniziativa ha suscitato un sussulto di vitalità a Siena, quale da tempo non si vedeva, sfociato in un acceso dibattito su giornali e riviste, motivando anche il sostegno del sindaco di Siena, Luigi De Mossi, che ha accolto appieno l’iniziativa, recependone tutte le istanze fino a chiedere un incontro con il direttore degli Uffizi Schmidt, avvenuto il 13 gennaio. Il dialogo tra i vertici delle due istituzioni, la città di Siena e il prestigioso museo fiorentino, è stato costruttivo, come si auguravano i firmatari, e ha partorito la previsione di importanti iniziative; ma per i due dipinti di Daniele da Volterra si è ottenuto per il momento solo la possibilità di esporli a Siena per una mostra nel 2023.

Poiché il ministro Franceschini ha dichiarato di voler sviluppare una politica culturale che ha a cuore la cura dei vari territori, anche confermando in essi i propri capolavori, ci si augura che i due dipinti di Daniele da Volterra tornino a Siena, nella forma giuridica più appropriata che le parti potranno concordare. Una simile decisione sarebbe auspicabile per una città come Siena, tra l’altro già a disagio per il fatto che sue prestigiose istituzioni culturali sono state sminuite da provvedimenti dello Stato; ma anche come segnale importante rivolto al più ampio contesto nazionale circa le intenzioni sopra ricordate.

26 gennaio 2020

Firmatari del “Comitato di intellettuali: storici dell’arte, architetti, artisti e scrittori”

Marcello Aitiani, Giovanni Antonucci, Mario Ascheri, Duccio Balestracci, Azelia Batazzi, Duccio Benocci, Mauro Berrettini, Andrea Bianchi Sugarelli, Massimo Bignardi, Marco Bussagli, Pierluigi Carofano, Maria Assunta Ceppari Ridolfi, Marco Ciampolini, Mauro Civai, Alberto Cottino, Mauro Cozzi, Giovanna Damiani, Cordelia von den Steinen, Pietro Di Loreto, Elisabetta Doniselli, Marcello Fagiolo, Marco Figura, Dalma Frascarelli, Silvia Guidi, Matteo Guidotti, Riccardo Lattuada, Fabrizio Lemme, Alessandro Leoncini, Enrico Lucchese, Francesco Montuori, Giovanni Marziali, Giorgio Mencattini, Emilio Negro, Paolo Neri, Paolo Nucci Pagliaro, Ettore Pacini, Ettore Pellegrini, Francesco Petrucci, Massimo Pirondini, Antonio Prete, Nicosetta Roio, Roggero Roggeri, Stella Rudolph, Vinicio Serino, Simona Sperindei, Nicola Spinosa, Anabel Thomas, Enrico Toti, Patrizia Turrini, Vincenzo Vizzini.