Sotto il diluvio, ma sempre a loro agio: sono le sardine!

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Le sardine sono nate il 15 novembre. A Piazza Maggiore, a Bologna.

Una piazza che per contenere più di seimila persone, quante volevano essere, le costringeva a stare strette strette… come “sardine”, appunto.

Si sono convocate in piazza per protestare contro i metodi comunicativi del leader leghista, Matteo Salvini, che dalla stessa città lanciava la campagna elettorale del Carroccio, in vista delle regionali in Emilia Romagna.

Un movimento spontaneo, senza bandiere, nato dall’iniziativa di quattro ragazzi bolognesi, che non avevano mai fatto politica attiva.

Dopo il successo di Bologna, il movimento è andato avanti, riempiendo le piazze prima di Modena e poi di tante altre città italiane, arrivando fino a Piazza San Giovanni a Roma, per poi tornare di nuovo a Bologna prima delle elezioni regionali in Emilia Romagna.

Le immagini delle piazze gremite sono diventate virali sui social e il movimento delle sardine ha attirato molti apprezzamenti, ma anche tante critiche, soprattutto da parte della Lega, che ha insinuato dubbi sulla loro presunta “spontaneità”.

E’ per questo che i giornali di destra hanno cominciato a sparare bordate a palle incatenate. Segno questo che l’insolito movimento, composto inizialmente solo di giovani ma diventato poi di tutti, che bandisce le bandiere dei partiti dalle loro piazze, ha colto la Lega, che invece contava in una marcia vittoriosa e senza inciampi, alla sprovvista.

Ecco cosa esce googlando su notizie ed utilizzando delle banalissime parole chiave. I primi articoli in rigorosa sequenza:

Assai divertente è la visione della democrazia secondo Sallusti, che parlando di qualche migliaio di giovani che pacificamente scendono in piazza per cantare e protestare, li descrive utilizzando la parola “orrore”.

Una parola, mi consenta l’illustre direttore, che usata proprio oggi, evoca ben altre situazioni, ben altri passi chiodati, ben altri odori e fumi di camini.

Quindi, e giusto per celebrare la giornata dell’olocausto, si scomoda l’erede di colui che firmò le leggi che aprirono a tanti italiani le porte dei lager. Il buon gusto si spreca!

Il poro Porro non trova niente di meglio che accusarli di essere pericolosi estremisti.

Ad Arezzo si sono radunati sotto il diluvio. Una distesa di ombrelli. Hanno letto brani della Costituzione, poesie, lettere dei deportati nei campi nazisti, il ricordo di Giulio Regeni.

Mentre mi avvicinavo, per cercare di resocontare questa serata, ho incrociato un uomo anziano che avanzava stentando faticosamente verso la piazza. Aveva in mano lo stelo di un fiore, a cui in cima aveva legato con un filo, una sardina disegnata immagino da lui medesimo. L’aveva chiamata “speranza”.

Era certamente un pericoloso estremista di sinistra, che andava a celebrare l’orrore della democrazia.