La danza della pioggia.

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Non scalda i cuori quanto succede nelle stanze del comune. Bisogna prenderne atto: una reazione civile silente, magari pronta a diventare poderosa, ma c’è più voglia di guardare oltre, forse per non cadere in sguardi imbarazzati e ossequiosi. Ancora una volta siamo qui, a discutere di potere scambiato per cassaforte personale.

Non lesino il mio giudizio, completamente negativo sui fatti, ma mi rendo conto che non basta più lo scatto di coscienza singolo per mettere in moto una macchina che apra le finestre e ricambi un’aria diventata venefica.

Non basta evidentemente rendersi conto che l’arroganza trasforma sempre (sempre) il potere in interesse personale e scambi di favore, non basta vedere la classe dirigente di questa città trasformatasi in piccola, piccolissima lobby autoreferenziale a km 0, come arresasi all’idea di non essere capace di risolvere le criticità strutturali e rivolta alla massima resa del momento elettorale, incapace addirittura di capirne l’importante differenza. Semplicemente, non è più sufficiente.

Classe dirigente Incapace di entrare nel merito dei problemi di una città che potrebbe essere un simbolo di questi tempi, con una mobilità sociale pari a zero, una popolazione che invecchia e che ha paura di perdere il suo potere d’acquisto, non proprio un paese per giovani.

A ben pensarci la cosa più grave di questo scandalo locale è che ci ruba la possibilità quinquennale di parlare dei nostri problemi in una campagna elettorale che difficilmente proporrà soluzioni, incastrandoci in un presente continuo fatto di sospetti e veleni, con responsabilità chiare.

Servirebbe un rito catartico che risvegli le coscienze con uno scatto di orgoglio, che dia il segnale dell’esordio di una nuova era costituente, capace di federare le forze attive di questa città.

Intanto ci accontentiamo di questa danza della pioggia dai ritmi stanchi e già vissuti, nella speranza che un dio buono porti quello che non siamo neanche troppo capaci di immaginare.

Filippo Gallo