Intervista all’ex presidente Coingas Alberto Ciolfi

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Generalmente si presta poca attenzione alle cosiddette partecipate se non quando interventi della Magistratura si ripercuotono improvvisamente con i loro effetti sulla vita politica.

Indipendentemente però dalla cronaca giudiziaria di questi mesi (oppure, grazie a questa), una riflessione su Coingas si impone. Senza “attendere” l’esito delle indagini della Magistratura.

Quali sono i problemi più urgenti che Coingas dovrebbe affrontare “da subito”?

Coingas deve con urgenza sciogliere i nodi in cui l’hanno cacciata in questi ultimi anni. E questi “nodi” sono soprattutto politici prima ancora che giudiziari e chiamano direttamente in causa in primo luogo l’azionista di riferimento che detiene oltre il 45% delle azioni di Coingas.

Quindi problemi di management?

In nemmeno cinque anni, si sono succeduti in Coingas tre diversi amministratori “unici” oltre ad un consiglio di amministrazione formato da tre persone.

Ma serviva un intervento della magistratura per vedere l’ovvio?

Probabilmente la magistratura aretina è intervenuta su segnalazione proveniente dall’interno della Azienda: se ciò è vero, renderebbe il fatto ancora più grave perché denoterebbe un marcato malessere all’interno della Coingas.

Quali conseguenze si dovrebbero trarre da questi interventi?

Per prima cosa gli atti dovuti, anche se gli “atti dovuti” sono insufficienti, proprio perché dovuti… Bene la richiesta di restituzione di una parte del compenso per le consulenze giudicate “generose” e l’annullamento delle rispettive delibere. Ma non basta. E’ necessario promuovere contestualmente un’azione di responsabilità nei confronti di chi si sia reso responsabile delle delibere poi annullate. Mi auguro che nel frattempo sia stata promossa questa azione a maggior garanzia e tutela di tutti.

A tutela degli azionisti che hanno pagato sotto forma di mancati dividendi?

Esatto: negli ultimi anni i dividendi distribuiti ai comuni sono diminuiti in modo sensibile, a cominciare dal “canone di concessione” delle reti di distribuzione del gas deciso unilateralmente da Estra Reti. Non basta un piccolo dividendo “aggiuntivo” per colmare il gap.

Gli azionisti (i comuni) si aspettavano il grande bottino dalla quotazione di Estra…

Sono almeno cinque anni che si rinvia la quotazione in Borsa di Estra con argomentazioni più o meno convincenti. Siamo sicuri che Estra ha i “fondamentali” per essere quotata in Borsa? E se la quotazione in Borsa non è una strada percorribile, qual è il futuro di Estra: solo l’acquisto e la rivendita del metano? Questi “nodi” devono indurre ad una veloce metamorfosi di Coingas se non si vuole depauperare il patrimonio dei 27 comuni-soci.

E’ la natura stessa di Coingas che i cittadini non comprendono piu’. Quale dovrebbe essere il suo futuro?

Va ridefinita la nuova missione per Coingas: non può rimanere ancora per molto tempo ridotta ad una società di partecipazione di Estra e, soprattutto, sede, come ci dicono le cronache giudiziarie di questi giorni, di manovre che nulla hanno a che fare con un’Azienda di servizi pubblici.

Che resta comunque una azienda politicizzata

Non si può continuare a scegliere persone ai vertici solo per la fedeltà politica. Il rappresentante politico che fa i suoi interessi (e quelli di chi l’ha imposto) non fa gli interessi di tutti. Mentre li fa il manager professionista che fa gli interessi degli azionisti. Una differenza troppo spesso dimenticata. Questo è il motivo fondamentale perché queste aziende gestite “politicamente” sono spesso aziende “autoritarie”…

La Coingas è ancora di proprietà dei cittadini?

E’ necessario affrontare il futuro di questa Azienda, un tempo gioiello dell’economia provinciale, esempio di buona amministrazione, efficienza, efficacia ed economicità di gestione e volano per l’economia locale. Senza “inventarsi” impraticabili scorciatoie come fatto in questi ultimi anni (acquisizione di una piccola società per dotarsi di 3 dipendenti…); o si prospetta un chiaro contributo alla transizione ecologica con alleanze e joint venture per operazioni che abbiano ricadute dirette nel territorio aretino; oppure, non resta che la liquidazione dello storico consorzio intercomunale gas, nato nel dicembre 1974: meglio una morte dignitosa che una agonia lenta e dolorosa con tutti gli strascichi giudiziari di queste settimane.