AREZZO: VOX CLAMANTIS IN DESERTO

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Le nuove conoscenze sui fatti aretini dipingono a sufficienza quel sottomondo che vidi 20 anni fa offuscare la mia gioia di aver contribuito a togliere il Comune alle sinistre.

Il metodo e’ lo stesso e si e’ perpetuato negli uomini, nelle filosofie, nel concetto che amministrare la cosa pubblica sia farne privato utilizzo per agevolare, favorire, togliersi dagli impicci privati e trarne personali vantaggi.

Il contrario di quello che un uomo che si rifa’ a certi valori per i quali ha duramente pagato, pensa di offrire ai cittadini , dopo una vita contro, in nome dell’onesta’, per la comunita’ e i non garantiti.

Lo dissi 20 anni fa lasciando la presidenza del consiglio comunale: ho combattuto per donare agli aretini un cambiamento senza avventure, ho contribuito a dare loro un’avventura senza cambiamento.

Dissi anche che c’erano interessi piccoli e grandi paesani ma tenaci che soffocavano la citta’ .

Lo dissi e lasciai, insalutato ospite: c’erano anche allora sul banco del governo cittadino i personaggi principali che ci sono oggi, attori, testimoni, continuatori di un modo sbagliato di amministrare e di concepire la cosa pubblica, che disonora la politica in genere e la parte politica di asserita appartenenza in particolare.

Spero che penalmente ne escano integri, ma politicamente ormai mi pare che le conclusioni ognuno le possa trarre senza difficolta’.

Ci son voluti 20 anni, ma alla fine come stessero le cose e’ emerso con chiarezza . Nessuna meraviglia, so bene che in politica la pazienza e’ la prima virtu’

Maurizio Bianconi