Inizia la campagna elettorale: che tristezza.

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Interpreto alcuni recenti accadimenti nella vita locale come segni dell’avvicinarsi della campagna elettorale per la amministrazione di Arezzo.
La ridondante comunicazione circa la candidatura di Arezzo a capitale italiana della cultura ne segna l’avvio: Ghinelli sottintende che solo con la sua sindacatura la cultura aretina è assurta a dignità, prima di lui il nulla (io direi il diluvio, quello vero). Peccato che la candidatura si esaurisca in un adempimento misero e non impegnativo, una domandina in carta semplice non argomentata tant’è che ben 44 cittadine italiane l’hanno presentata. Ghinelli lascia pensare che quelli di prima non avevano presentato questa candidatura perché Arezzo non aveva vita culturale adeguata: dimentica di dire che il riconoscimento è stato istituito a partire dal 2015 ed era quindi abbastanza difficile che quelli di prima ci candidassero.
Purtroppo la cronaca ci ha portato a conoscere il caso di un neonato lasciato in un androne aretino: dalle ricostruzioni per gli sviluppi giudiziari di quest’episodio io non ho capito molto, come al solito gli articoli sono pieni di condizionali e contraddizioni. Ma certo l’assessore confessionale non si è fatto sfuggire l’occasione di essere presente alla conferenza stampa per dire che quello era il bambino di tutti gli aretini, era bimbo di famiglia aretina e che il Comune avrebbe fatto la sua parte. Non è dato ancora sapere chi dovrà fare cosa, non vi sono notizie su decisioni della magistratura ed anche le “anticipazioni” giornalistiche mi lasciano perplesso: si parla di un bambino di 4 mesi affidato alla pediatria del San Donato ed il fratello di 4 anni che sarebbe (ripeto, sarebbe) stato tolto la patria potestà della famiglia. Fare chiarezza subito è imperativo, per esempio  è uscita da poco notizia della sentenza con cui un padre ed una madre lombardi -che erano stati allontanati dai loro 2 figli per denuncia per abusi e sevizie- hanno avuto ragione con totale assoluzione dopo 6 anni: le accuse erano false, ma in questi 6 anni i genitori non hanno potuto avere contatto con i figli che ne avevano doppio bisogno a causa di problemi sanitari. Meccanismi indegni per i quali non c’è bisogno di tirare fuori Bibbiano visto che anche lì non ho capito di che cosa stiamo parlando. A proposito, noi aretini abbiamo forse pagato una rappresentazione a titolo gender + Bibbiano, incluso patrocinio comunale. Merce fina, da capitale della cultura?
A me sta a cuore che la famiglia venga aiutata, se opportuno, e ricostituita al più presto: non mi garba che venga tenuta separata magari per motivi elettoral ideologici. La prosopopea serviva soltanto per screditare quelli di prima, noti mangiatori di bambini? O per nascondere un dubbio invero preoccupante: aveva la assessora intercettato la difficoltà di questa famiglia che vive in Arezzo? Così non fosse il sistema va tarato meglio. Prevenire, non curare, mi raccomando, altrimenti sono solo sgradevoli chiacchiere. Perchè quando è emerso che i genitori non risiedono ad Arezzo per cui i bambini non verranno comunque affidati al Comune di Arezzo, l’interesse della politica si è dileguato: non servono più ai fini elettorali…
Infine c’è stata la visita del presidente della Regione Toscana, Rossi coi fidi scudieri locali, per dare risalto all’acquisto della collezione “oro d’autore” per circa 1,9 milioni di euro e comunicare -in maniera poco chiara, qualcuno potrebbe pensare che i soldi già ci siano- che la Regione chiederà 30 milioni€ al governo centrale per le alluvioni di fine luglio 2019. In verità argomenti piuttosto scabrosi: il primo vede i toscani contribuire con loro ulteriori denari ad una iniziativa -quell’Arezzo fiere congressi dove le perplessità fanno a gara con le perdite nei bilanci- acquistando prototipi realizzati gratuitamente dalle aziende partecipanti alle mostre orafe aretine.
Ad Arezzo riusciamo a trasformare il piombo in oro: anche le istituzioni hanno imparato. Ed io pago, diceva Totò: 6.000€ al pezzo? Mah…
Peraltro il presidente Rossi ha parlato di costituzione di apposito museo in tempi brevissimi (sempre per motivi elettorali: se non viene fatto lui può incolparne Ghinelli, quegli altri insomma); io, più prosaicamente, mi domando perché fare ciò se pochi mesi fa è stato inaugurato il museo dell’oro alla fraternita in Piazza Grande: era solo fumo negli occhi?
A seguire, i danni subiti per le alluvioni di fine luglio 2019: quella parte di visita presidenziale della quale non sarebbero stati messi a conoscenza gli amministratori aretini ha provocato la stizzita reazione da parte di assessore aretino il quale ha denunciato -davanti a apposito microfono- il grave sgarbo istituzionale di quegli altri per quanto accaduto. Certo, organizzando una specie di conferenza stampa il bon-ton istituzionale doveva prevedere un coinvolgimento degli attori coinvolti (ossia numerosi Comuni fra cui anche Arezzo oltre a tutti gli uffici/enti interessati), ma il fatto non mi pare così grave se confrontato alla mancanza di opere sui torrenti Sellina o Valtina o altro che spettavano al mio Comune, carenze su cui voglio totale chiarezza. La colpa è di quelli di ora o di quelli di prima? Alla fine sarà colpa mia…
Ma è stata una trasmissione di Tv locale a confermare che la gara è in corso. Hanno dato visibilità a tre partiti o associazioni “minori” per farle conoscere e per fare il punto su una contesa elettorale di cui non sono noti data (fra metà aprile e metà giugno) e protagonisti (probabile accorpamento comunali e regionali). Nessuna che scaldasse me o altri che m’hanno telefonato; che tocchi ri-scendere nell’agone? Mia moglie m’ha guardato male. Vedremo…
Ma la campagna Arezzo 2020 è iniziata.