Un sempre più diffuso provincialismo, ci fa politicizzare tutto e deformare la lettura della realtà che ci circonda.

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E’ vero che nella nostra città la noia regna sovrana, è vero che ci sono giornate in cui non c’è un fatto di cronaca da raccontare che è uno, visto che un furto di galline, un ragazzino che sale in autobus senza biglietto o una vetrina infranta per rubare un telefono, meritano l’onore di un articolo sparato come se si trattasse di un attentato alla sicurezza pubblica. Se i fatti importanti mancano, non possiamo crearceli gonfiando i furti di galline e trasformando un ladro di polli in un terrorista. O almeno cerchiamo di non esagerare.

Se un investimento di 50 cent in carta da fotocopie, solo per scrivere “negri di merda” e buttarle per strada, merita giorni e giorni di analisi psicosociali a 8 colonne, se 20 cent di vernice a spruzzo per scrivere “raus” in un muro merita l’alzata di scudi di tutte le forze politiche, se 2 euro di benzina tirata contro un’auto parcheggiata, ci fa gridare all’arrivo della camorra, tanto da meritare la solidarietà (pelosa) di partiti, amministrazioni comunali e notabili locali, corriamo il rischio di essere noi a creare il mostro che non c’è. Con tutto l’amore che provo per la benemerita, attendiamo almeno che siano le loro stesse indagini a dirci chi è stato e soprattutto il perché. Ho letto ieri in un pezzo “che si allunga l’ombra…” di qualcosa ma non ricordo piu’ di chi era questa ombra, ma certamente un’ombra che si allunga, evoca drammoni noir a prescindere.

Chi butta volantini per strada magari è solo un cittadino con le “beneamate” piene del casino di notte, ma forse anche solo uno psicopatico narcisista, che con nessun rischio e poca spesa, si grogiola del polverone creato. Forse non sono neppure i “negri di merda” il vero obbiettivo dei suoi volantini, forse è un mitomane in cerca delle prevedibilissime reazioni di stampa e opinione pubblica: il vero oggetto delle sue attenzioni. Forse solo per dare un senso ad una esistenza vuota. Forse, piu’ semplicemente, il desiderio di cavalcare l’onda della pubblicità politica in cerca di qualcosa di importante da dire al mondo. Un mondo iperconnesso e superinformato, ma in cui manca alla fine proprio l’informazione vera: la conoscenza.

Tutto sta diventando iperbolico, tutto deve essere supercomunicato, tutto gonfiato, esaltato, esecrato… Il rischio è che alla fine di questa fiera del nulla, in un mondo di rospi dal petto gonfio, non riusciamo piu’ a distinguere i rospi dai buoi, fino a che i primi, immancabilmente, non scoppiano!

“Non ho pazienza per alcune cose, non perché sia diventata arrogante, semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita, in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce. Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura. Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada, di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride. Non dedico più un minuto a chi mente o vuole manipolare. Ho deciso di non convivere più con la presunzione, l’ipocrisia, la disonestà e le lodi a buon mercato. Non tollero l’erudizione selettiva e l’arroganza accademica. Non mi adeguo più al provincialismo e ai pettegolezzi. Non sopporto conflitti e confronti. Credo in un mondo di opposti. Per questo evito le persone rigide e inflessibili. Nell’amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento. Non mi accompagno con chi non sappia incoraggiare o elogiare. I sensazionalismi mi annoiano e ho difficoltà ad accettare coloro a cui non piacciono gli animali. Soprattutto, non ho nessuna pazienza per chi non merita la mia pazienza.“  Meryl Streep